Sempre meno centrali a carbone. Più facile restare sotto i 2° C di aumento delle temperature

In India e Cina congelati più di 100 progetti. 62% di calo nel mondo

[22 marzo 2017]

Dopo aver annunciato il 20 marzo la dismissione della 250esima centrale a carbone negli Usa, Sierra Club, Greenpeace, e CoalSwarm hanno pubblicato il rapporto “Boom and Bust 2017: Tracking The Global Coal Plant Pipeline”. loro terzo censimento annuale sulle centrali a carbone  secondo il quale, a livello globale, si sarebbe registrato un calo del 62% nella costruzione di nuove centrali e una riduzione del 48% delle attività propedeutiche alla costruzione di impianti a carbone, con un calo di ben l’85% dei nuovi permessi per la costruzione di nuove centrali a carbone in Cina.

«Nel complesso – dicono le tre organizzazioni – nel 2016 il numero delle centrali a carbone in fase di sviluppo in tutto il mondo ha visto un calo drammatico. Ciò è dovuto principalmente al cambiamento delle politiche in Asia, tra le quali un forte giro di vite per i nuovi progetti di centrali a carbone da parte delle autorità centrali cinesi e il ridimensionamento finanziario per i sostenitori delle centrali a carbone in India. Attualmente, in Cina e in India, la e bloccata la costruzione di progetti in più di 100 siti».

Dal rapporto emerge anche un altro record: la chiusura di centrali a carbone per un totale 64 gigawatt negli ultimi due anni, soprattutto nell’Unione europea e negli Stati Uniti, equivalenti a quasi 120 grandi centrali a carbone.

Secondo il rapporto, se i Paesi manterranno questo trend, la combinazione del rallentamento della costruzione di nuove centrali a carbone e l’aumento delle chiusure degli impianti obsoleti rende «a portata di mano e fattibile» il mantenimento dell’aumento delle temperature globali sotto i 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.

Lauri Myllyvirta, global campaigner Coal and Air Pollution di Greenpeace, conclude: «Il 2016 ha segnato un vero e proprio punto di svolta. La Cina ha fermato tutti i nuovi progetti a carbone dopo la sorprendente crescita di energia pulita e dal 2013 avrebbe già reso superflue le nuove centrali elettriche a carbone, coprendo utte le esigenze di alimentazione aggiuntiva con fonti non fossili. Le chiusure di vecchie centrali a carbone ha portato a riduzioni importanti delle emissioni soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre il Belgio e l’Ontario sono diventati coal-free di tre Paesi del G8 hanno annunciato le scadenze per uscire dal cabone».

Il rapporto però evidenzia che  il Giappone post Fukushima, la Corea del Sud (presentata fino a pochi mesi fa come un esempio di transizione alle rinnovabili), l’Indonesia (che prende soldi per non tagliare le foreste che stoccano la CO2), il Vietnam e la Turchia tentati dal nucleare, non sono riusciti a sviluppare le loro industrie delle rinnovabili per stare al passo con gli altri Paesi e continuano, nonostante gli impegni e le promesse, a costruire e pianificare nuove centrali a carbone altamente inquinanti.

Ted Nace, direttore di CoalSwarm, una rete di ricercatori che cercano di sviluppare risorse informative e collaborazioni sugli impatti del carbone e sulle possibili alternative, ha dtto: «Questo è stato un anno turbolento e insolito. Non è normale vedere le costruzioni bloccate in  decine di località, ma le autorità centrali e i banchieri in Cina e in India hanno riconosciuto che costruire ulteriori centrali a carbone è un grosso spreco di risorse. Tuttavia, il brusco passaggio dai combustibili fossili a ad altre fonti pulite da parte del settore energetico è positivo per la salute, la sicurezza climatica e l’occupazione. E, secondo tutte le indicazioni, il cambiamento è inarrestabile».

Nicole Ghio, responsabile dell’international climate and energy campaign di Sierra Club conclude: «L’impressionante miglioramento per l’energia pulita e della riduzione delle nuove centrale a carbone sono ancora più la prova che il carbone non è solo un male per la salute pubblica e l’ambiente: è fondamentalmente un male. I mercati chiedono energia pulita e nessuna grossolana retorica di Donald Trump sarà in grado di fermare il crollo del carbone negli Stati Uniti e in tutto il mondo».