Federazione contro la moratoria delle licenze petrolifere e gasiere offshore chieste da Senato e Camera

Sentite FederPetroli: «Italia priva di politica energetica, rischiamo il default»

[24 marzo 2014]

A Federpetroli  non è piaciuta affatto la recente approvazione da parte della Commissione ambiente e territorio del Senato della “Risoluzione concernente le problematiche ambientali connesse alla prospezione, ricerca, coltivazione ed estrazione di idrocarburi liquidi in mare” che chiede al governo di mettere numerosi paletti all’estrazione offshore di gas e petrolio, con la  richiesta di una moratoria per le nuove attività di coltivazione di idrocarburi nel mare italiano fino a che non verrà recepita la Direttiva approvata dal 2013 dall’Unione europea sulla sicurezza delle operazioni di estrazione offshore.

La risoluzione è stata proposta dallo stesso presidente della Commissione ambiente del Senato Giuseppe Francesco Maria Maninella, del Nuovo centro-destra, una forza che fino ad ora non si è certo distinta per le sue iniziative contro i petrolieri, e il presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, non l’ha presa bene. Secondo lui «In Italia si rischia il default energetico, le aziende abbandoneranno gli investimenti.  La decisione della Commissione Ambiente del Senato di presentare in Aula una nuova proposta in materia di estrazione di idrocarburi penalizzerebbe tutti gli investimenti del settore petrolifero in Italia».

Quello che fa paura a FederPetroli è anche che nella risoluzione si chiede di aumentare del 50% le aliquote delle royalties per le nuove concessioni e di riconsiderare, nell’ambito di un Disegno di legge di iniziativa governativa o parlamentare, la disciplina sulle procedure autorizzative introdotta dall’articolo 35 della legge sulla crescita 134/2012, che ha confermato il limite delle 12 miglia per le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi per i nuovi progetti petroliferi e gasieri offshore.

Inoltre l il passaggio in Senato potrebbe essere la miccia per accendere alla Camera qualcosa di ancor più pericoloso per i petrolieri e le piccole e grandi multinazionali dei combustibili fossili che operano o vorrebbero trivellare in Italia: la  richiesta di moratoria sui nuovi progetti on-shore ed off-shore  (“Sulla sospensione delle autorizzazioni per nuove attività di prospezione e coltivazione di giacimenti petroliferi e modifica della normativa sulla materia”) , presentata dalla deputata del Partito Democratico Mariastella Bianchi, che è in discussione alle Commissioni riunite ambiente e attività produttive della Camera.

Marsiglia per scongiurare quello che secondo lui è un rischio gravissimo si appella a Matteo Renzi e si rifugia all’estero: «Il Governo questa volta ha l’ultima opportunità per riavviare una chiara e concreta Politica Energetica Nazionale. La crisi Ucraina ed altri accadimenti sono fonte di valutazione dei rischi che l’Italia corre nell’approvvigionamento delle risorse petrolifere. Bisogna considerare la filiera e l’indotto petrolifero insieme e non fare uno spezzatino nelle singole Audizioni parlamentari. Non si arriverà mai ad una conclusione e, poi, ci lamentiamo del prezzo del carburante, in questo modo la bolletta energetica sarà sempre più alta».

E già che è in Ucraina e tra la Crimea e la Russia, FederPetroli Italia si pronuncia anche sulle future prospettive del gigante petrolifero/gasiero italiano che quei posti li bazzica fin dai tempi dell’Urss, utilizzando e progettando oleodotti e gasdotti  prima con i compagni e poi con gli amici del Cremlino. Secondo  Marsiglia «L’Eni dovrebbe fare da traino per la politica energetica nazionale. Il nuovo Board avrà tanto da lavorare. Importante sarà puntare su una ristrutturazione delle diverse Divisioni, investendo particolarmente nel nostro paese e consolidando una politica di relazioni internazionali. L’Eni  ha forti criticità, gli interventi devono essere mirati sugli asset strategici del Gruppo che ad oggi sono in stallo».