Sistemi di accumulo per le rinnovabili e ritardi normativi, il governo non mantiene le promesse

[25 settembre 2014]

«Entro la fine dell’estate l’Autorità per l’energia completerà la messa a punto della disciplina relativa alle modalità di connessione alla rete elettrica dei sistemi di accumulo a batteria abbinati a impianti rinnovabili». A dirlo era stato la sottosegretaria al ministero dello sviluppo economico, Simona Vicari, rispondendo, in commissione attività produttive di Montecitorio a un’interrogazione di Chiara Braga ed Ermete Realacci (PD) che chiedeva al governo di definire un quadro normativo sulle modalità di connessione alla rete elettrica dei sistemi di accumulo a batteria abbinati a impianti rinnovabili. La Vicari aveva anche assicurato che «Il Ministero vigilerà poi affinché il Gestore dei servizi energetici (Gse) si attivi per l’attuazione del piano, adottando i provvedimenti di dettaglio e le regole applicative necessarie per consentire l’ordinato sviluppo del settore e delle relative tecnologie, nel rispetto delle esigenze di corretta gestione degli incentivi, ha continuato il sottosegretario. Il governo considera infatti una priorità per gli impianti a fonte rinnovabile non programmabile la realizzazione di configurazioni che consentano di migliorare la loro integrazione con il sistema elettrico e con le ordinarie regole di mercato, vista la particolare capacità di penetrazione dimostrata sul mercato nazionale», precisava la Vicari e aggiungeva: «Le fonti rinnovabili più prossime al raggiungimento della grid parity e più idonee alla generazione distribuita sono proprio quelle non programmabili, e in particolare fotovoltaico ed eolico. Per questo motivo il governo con i decreti legislativi 28 e 93 del 2011 ha introdotto le prime misure per promuovere e disciplinare l’utilizzo dei sistemi di accumulo, rafforzandole e precisandole poi opportunamente, con l’ultimo decreto di disciplina degli incentivi al fotovoltaico (dm 5 luglio 2012). Proprio questo provvedimento ha attribuito all’Aeeg il compito di definire le modalità con le quali i soggetti responsabili possano utilizzare dispositivi di accumulo – anche integrati con gli inverter -, per migliorare la gestione dell’energia prodotta e per immagazzinare la produzione degli impianti. Non solo. Spetta sempre all’Authority definire le modalità con le quali i gestori di rete possano mettere a disposizione dei singoli soggetti responsabili, eventualmente in alternativa alla soluzione precedente, capacità di accumulo presso cabine primarie».

La Braga aveva chiesto dettagli sul comunicato del Gse del 20 settembre 2013 e la Vicari aveva evidenziato che faceva «riferimento esclusivo alla possibilità di integrare sistemi di accumulo in esistenti impianti che accedono a tariffe incentivanti e risponde al fine specifico e condivisibile di garantire la correttezza della gestione del sistema di sostegno, in modo che l’incentivo, a carico dei consumatori elettrici sia effettivamente destinato alla sola energia già ammessa all’incentivo medesimo, esigenza che verrebbe a essere pregiudicata da un inserimento di sistemi di accumulo secondo regole e sistemi non codificati. La totalità degli impianti incentivati, quasi 18.000 MW, non erano dotati, all’atto dell’ammissione agli incentivi, di sistemi di accumulo e l’onere annuo di incentivazione per questi impianti ammonta a circa 6,7 miliardi di euro.. Per questo motivo è dunque comprensibile che, fino all’attuazione della disposizione da parte dell’Aeeg, il Gse sia costretto ad adottare in via temporanea tutte le cautele necessarie alla corretta contabilizzazione dell’energia da incentivare.

La Braga aveva  preso atto della disponibilità del governo a «sollecitare l’Autorità e il Gse ad una rapida emanazione (entro l’estate) dei provvedimenti regolatori per la prestazione di servizi di rete», ricordando come  «il quadro regolatorio debba essere completato anche con le approvazioni delle varianti alle norme tecniche CEI 016021 del 2013. E’ fondamentale installare sistemi di accumulo sugli impianti già ammessi ad incentivi, ma è necessario che venga ulteriormente valorizzata la produzione di energia da fonti rinnovabili anche in vista della progressiva riduzione del carico degli incentivi sulla componente A3 della bolletta elettrica».

Il problema è che quanto assicurato dalla sottosegretaria non è stato fatto e a ricordarlo al governo è il presidente della Commissione ambiente della Camera Realacci: «In agosto il 45% della energia elettrica prodotta in Italia proveniva da fonti rinnovabili. Nonostante le grandi potenzialità dimostrate sul campo dall’energia pulita, siamo ancora in presenza di ritardi inaccettabili nella regolamentazione dei sistemi di accumulo di energia abbinati a impianti di generazione da fonte rinnovabile. Un fatto grave visto che proprio la possibilità di accumulo è un fattore importante per favorire l’autoconsumo di energia prodotta da alcune fonti rinnovabili e l’ulteriore diffusione dell’energia pulita. Quello dei sistemi di accumulo è peraltro un settore in cui, anche dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, l’Italia può svolgere un ruolo importante. Con la collega Braga lo scorso giugno avevamo presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico proprio sui ritardi nella regolamentazione delle rinnovabili per quanto riguarda i sistemi di accumulo, il Governo ci aveva assicurato che entro l’estate sarebbero stati emanati da parte di AEEGSI e di GSE tali provvedimenti regolatori. L’estate è ormai finita e di questi provvedimenti non c’è traccia. Insieme alla collega Braga abbiamo presentato una nuova interrogazione al Mise per sollecitare il ministro dello sviluppo economico ad acquisire al più presto la delibera di disciplina da parte del Comitato elettrico nazionale che determina i requisiti tecnici di accesso agli incentivi destinati alle rinnovabili per i sistemi di accumulo connessi in rete, dare così piena attuazione alle previsioni del decreto ministeriale 5 luglio 2012 e dare maggiori certezze agli operatori di questo settore strategico per il futuro del nostro Paese».