Smantellare le centrali elettriche fossili entro 2030, se l’Ue vuole davvero diventare low carbon

Eea: sostituire le vecchie centrali a carbone con le energie rinnovabili

[13 ottobre 2016]

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Secondo il nuovo rapportoTransforming the EU power sector: avoiding a carbon lock-in” pubblicato dall’ Agenzia ambientale europeea (Eea) «Saranno necessari cambiamenti significativi nel mix della produzione energetica degli Stati membri se l’Unione europea vuole raggiungere l’obiettivo 2050 di ridurre le emissioni di gas serra dell’80 – 95% rispetto ai livelli del 1990».

L’Eea sottolinea che «Mentre l’Unione europea ha compiuto notevoli progressi nel miglioramento dell’efficienza energetica e nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabili, è necessaria una transizione ben pianificata dalla produzione di energia ad alta intensità di carbonio per soddisfare l’obiettivo a lungo termine di creare una società low carbon».

Il rapporto Eea evidenzia «La necessità per l’Europa di diventare più lungimirante quando si tratta di investire nelle fonti energetiche più pulite» e invita l’Unione europea «Cogliere l’opportunità di “decarbonizzare” il settore della produzione di energia, sostituendo, ove possibile, le centrali a carbone invecchiate e alla fine del ciclo di vita con fonti di energia rinnovabili, tra oggi e il 2030».

Il rapporto fornisce una dettagliata analisi dell’industria di produzione dell’energia, con una particolare attenzione ai tempi di vita tecnici degli impianti a combustibili fossili in tutta Europa. Viene fatto anche un confronto che dimostra che tempi di vita simili in futuro sarebbero incompatibili con gli obiettivi climatici dell’Ue, mettendo in evidenza che «Questi obiettivi posso essere realizzati solo se la capacità del combustibile fossili diminuisce progressivamente entro questo decennio».

La produzione di energia resta più grande emettitore di  gas serra in Europa: è responsabile di circa un terzo di tutte le emissioni di gas serra legate all’energia e di più della metà delle emissioni verificate nell’ambito dell’ EU Emissions Trading Scheme (Ets), quindi può svolgere un grande ruolo nella realizzazione degli impegni sulla riduzione delle emissioni e per migliorare la qualità dell’aria.

Il rapporto dimostra che le tendenze del passato a prolungare la vita delle grandi centrali elettriche a combustibili fossili (pari o superiore a 200 MWe di capacità) o la costruzione di nuove centrali sarebbe in contrasto con gli scenari best-case di decarbonizzazione dell’Ue compresi nella Roadmap Energy 2050 dell’Ue, con una conseguente sovraccapacità di combustibili fossili. Questa situazione ipotetica è basata su una dettagliata analisi impianto per impianto  della capacità di produrre energia da combustibili fossili in Europa e sul potenziale della sua evoluzione fino al 2030, basandosi sulla situazione attuale e sulle ipotesi tecniche della durata di vita delle centrali.

«Attualmente – spiegano all’Eea –  gli operatori delle centrali tendono a prolungare il funzionamento degli impianti ad alta intensità di carbonio non flessibili. Se questo trend viene sostenuto mentre le vengono aggiunte al sistema nuove capacità di combustibili fossili, sarebbe necessario che tutte le centrali elettriche a combustibili fossili riducessero la loro attività per soddisfare l’impegno dell’Unione europea a ridurre le emissioni di gas serra».

Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’Unione energia, ha accolto con favore il rapporto Eea  perché avvia una discussione sul futuro climatico dell’energia Ue: «E’ infatti indispensabile che i nuovi investimenti che saranno fatti nei prossimi anni vadano piuttosto verso le energie pulite come le rinnovabili, e non si traducano in un carbon lock dei combustibili fossili che non possiamo avere nel nostro sistema energetico futuro. L’accordo della COP21, negoziato lo scorso anno, è stato ratificato da un numero sufficiente di Paesi per poter entrare in vigore e dare all’Europa una possibilità per dare l’esempio e diventare il leader globale per l’efficienza energetica».

Il rapporto sostiene che un approccio pan-europeo per il clima e l’energia ridurrebbe la necessità di utilizzare combustibili fossili a livello nazionale e chiede «Un monitoraggio integrato e coerente dei progressi verso gli obiettivi climatici ed energetici dell’Ue. Questo include una condivisione regolare delle informazioni sull’evoluzione della capacità di combustibili fossili e le informazioni sui livelli di intensità di carbonio previsti  a breve e a medio termine, per migliorare la coerenza degli sforzi di decarbonizzazione nazionali ed europei».  Il rapporto invita anche ad «Un maggiore allineamento delle politiche energetiche, climatiche e  he ambientali in grado di massimizzare i benefici e di accelerare la transizione verso un industria energetica dell’Ue sicura, sostenibile e competitiva».

Il direttore dell’Eea, Hans Bruyninckx, conclude fiducioso: «L’Europa sta ora producendo quattro volte più energia eolica e 70 volte più energia solare che nel  2005. Questa è una buona notizia, ma è necessaria anche una chiara e lungimirante strategia di investimento in tutto il settore dell’energia da combustibili fossili per vincere la nostra sfida a lungo termine e per tagliare le emissioni di CO2. l’Europa si impegna a decarbonizzare la sua economia in modo che non possiamo permetterci di legare i nostri investimenti alle tecnologie ad alta intensità di emissioni. Investire nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica offre il miglior ritorno per i nostri soldi».