Trump contro le energie rinnovabili, anche se piacciono al 70% dei suoi elettori

Il solare Usa batte ogni record: più 95% nel 2016

Nel 2015 diminuite le emissioni di gas serra: meno carbone e inverno mite

[16 febbraio 2017]

Secondo i dati preliminari del rapporto ”U.S. Solar Market Insight” di GTM Research e Solar Energy Industries Association (Seia)  quello passato, che ha visto la vittoria dell’eco-scettico Donald Trump, negli Usa  è stato un anno record per le energie rinnovabili e «Il mercato solare degli Stati Uniti ha quasi raddoppiato il suo record annuale, superando i 14.626 megawatt di solare fotovoltaico installati nel 2016. Questo rappresenta un aumento del 95% rispetto al precedente record di 7.493 megawatt installati nel 2015».

Secondo il rapporto – la cui versione definitiva sarà pubblicata il 9 marzo – «Per la prima volta in assoluto, il solare degli Stati Uniti classificato come la fonte N. 1 fonte dei nuovi aumenti di capacità di produzione lettrica su base annua. In totale, nel 2016 il solare ha rappresentato il 39% ei nuovi aumenti di capacità per tutti i tipi di carburante».

La presidente della Seia, Abigail Ross Hopper  spiega che «Quello che questi numeri dicono è che l’industria solare è una forza da non sottovalutare. La mano economicamente vincente del solare sta generando a livello nazionale una forte crescita in tutti i segmenti di mercato, portando a più di 260.000 gli americani che ora sono impiegati nel solare».

Il successo del 2016 è stato in gran parte trainato dal segmento delle utility, che è stato incentivato da una serie di progetti inizialmente osteggiati dai repubblicani, che non volevano estendere l’Investment Tax Credit federale, ma che poi hanno finto per votarlo su pressione dei governatori degli Stati repubblicani dove ci sono fiorenti industrie di fotovoltaico ed eolico. Il rapporto GTM Research Seia evidenzia che «Non solo rappresentano il maggior numero di megawatt installati, ma il segmento utility-scale ha inoltre fatturato il più alto tasso di crescita di ogni segmento, in crescita del 145% a partire dal 2015».

Cory Honeyman, vicedirettore U.S. solar di GTM Research, aggiunge che «In un anno eccezionale per il solare Usa, un numero record di 22 stati hanno aggiunto  ciascuno più di 100 megawatt. Mentre il solare Usa è cresciuto in tutti i segmenti, quel che risalta è il boom a due doppia cifra dei gigawatt a livello di utility, dovuto principalmente ai costi del solare competitivi con le alternative del gas naturale»

Anche il mercato solare non residenziale ha superato le aspettative, con due dei maggiori driver di crescita: il solare di comunità, con un record di oltre 200 megawatt in più, che vede in testa il  Minnesota e Massachusetts, e poi il tasso di progettazione e la net energy che hanno alimentato una corsa allo sviluppo di progetti e l’aumento di impianti in una serie di importanti mercati di statali, a cominciare da quello della California.

Secondo il rapporto «Per la prima volta dal 2011, la crescita di impianti non residenziali ha superato la crescita del solare residenziale, che ha registrato l’impressionante ammontare di 2.583 megawatt. Mentre la crescita nel mercato residenziale della California ha iniziato a livellarsi, c’è stata una forte crescita in mercati come il Maryland e il New Jersey e in una manciata di Stati emergenti, dove solare ha raggiunto la grid parity, il che ha aiutato il segmento residenziale a crescere del 19% da un anno all’altro»

Il risultato è che gli Usa hanno più di 1,3 milioni di impianti solari fotovoltaici, con una capacità totale di oltre 40 gigawatt.

L’altra buona notizia è che nel 2015, per la prima volta in due anni,  negli Usa l’inquinamento atmosferico è stato in calo. A dirlo è una bozza di rapporto dell’ Evironmental protection agency (Epa), che Trump vuole consegnare nelle mani di Scott Pruitt , l’ex procuratore generale dell’Oklahoma che l’Epa voleva abolirla.

Secondo il rapporto Epa, tra il 2014 e il 2015 le emissioni sono diminuite del 2,2% e il calo è dovuto al passaggio da carbone a combustibili fossili con emissioni inferiori. come il gas. Anche se gli ambientalisti fanno notare che le perdite associate alla produzione di gas potrebbero annullare i benefici climatici  del gas. A questo calo dell’utilizzo del carbone va aggiunto un inverno particolarmente mite che ha fatto diminuire i consumi di energia elettrica per il riscaldamento.

Nonostante un leggero aumento delle emissioni di gas serra nel 2010, 2013 e 2014, negli ultimi 10 anni le emissioni Usa hanno mostrato un declino dopo il picco raggiunto nel  2007. E’ anche vero che il maggiore calo di emissioni di gas serra è avvenuta tra il 2008 e il 2009, quando è deflagrata la crisi economica.

Anche se il recente studio “Trump voters & global warming” dimostra che il 70% dell’lettorato repubblicano è favorevole alle energie rinnovabili, è difficile che Trump  porterà avanti l’obiettivo fissato da Barack Obama di  ridurre, entro il 2025, del 28% le emissioni di CO2 rispetto ai  livelli del 2005.

Trump sta dimostrando un fortissimo legame – che a volte sembra sudditanza – con l’industria dei combustibili fossili, che nel 2015 rappresentava il 93,3% delle emissioni di carbonio Usa, il che significa che anche piccoli cambiamenti nella poroduzione di energia e nei trasporti possono avere un impatto sulle emissioni statunitensi.

Ma, nonostante il boom del solare e dell’eolico, Trump ha promesso che taglierà incentivi e facilitazioni fiscali  alle energie rinnovabili, che hanno toccato livelli record durante l’amministrazione Obama, e che favorirà l’estrazione di carbone, petrolio e gas e l’energia nucleare. Inoltre il nuovo presidente Usa ha detto che abolirà il Climate Action Plan di Obama, il più ambizioso progetto mai approvato dagli Usa per ridurre le emissioni di gas serra delle centrali elettriche e dai trasporti.

Sul sito web della Casa Bianca, l’America First Energy Plan dell’’amministrazione Trump  descrive il Climate Action Plan come «inutile» e «dannoso».

Vista anche la minaccia di Trump di far uscire gli Usa dall’Accordo di Parigi sul clima, la maggioranza degli americani – compresi molti elettori di Trump – sperano che sia il mercato a farlo rinsavire, grazie anche ai numeri record del solare e dell’eolico statunitensi.