Spagna, l’imposta sulla vendita degli idrocarburi contraria al diritto europeo

[24 ottobre 2013]

L’imposta spagnola sulle vendite al minuto di idrocarburi è in contrasto con il diritto dell’Unione. Questa, almeno, è l’opinione dell’avvocato generale Ue, che esamina la questione riguardante la Transportes Jordi Besora, S.L. (Tjb), impresa di trasporti avente sede nella Comunità Autonoma della Catalogna.

La Tjb ha acquistato un’ingente quantità di combustibile per i suoi veicoli. Tanto che fra il 2005 e il 2008, l’importo complessivo di 45 632.38 euro di Ivmdh – l’imposta spagnola in questione – si è ripercosso su Tjb. Di conseguenza, considerando l’imposta in contrasto con la direttive sulle accise, ne ha richiesto il rimborso. Dal canto suo la Corte superiore di giustizia di Catalogna (Spagna), ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia europea chiedendo di chiarire se l’Ivmdh sia o non compatibile con la direttiva sulle accise.

L’imposta spagnola (Ivmd) è riscossa sul consumo di taluni oli minerali come la benzina, il diesel, la nafta e il cherosene e si ripercuote sul consumatore finale. Secondo la normativa spagnola il gettito di questa imposta deve essere speso in settori relativi alla salute o all’ambiente. Perché l’obiettivo dell’imposta è di garantire alle Comunità Autonome risorse sufficienti per sostenere le spese relative alla sanità causate dal trasferimento delle competenze nel settore sanitario dal livello nazionale a quello regionale. Tanto che il gettito è stato anche utilizzato per costruire nuovi ospedali.

La direttiva sull’accise stabilisce le norme sulla riscossione delle stesse per impedire che imposte indirette supplementari ostacolino indebitamente gli scambi e riguarda, in particolare, gli oli minerali (benzina, diesel, nafta e cherosene). Però, la direttiva riconosce il diritto degli Stati membri di introdurre o mantenere imposizioni indirette non armonizzate su prodotti già soggetti a norme sulle accise, ma a due condizioni. Ossia che l’imposta abbia una finalità specifica, non di bilancio; che rispetti le regole di imposizione applicabili ai fini dell’accise o dell’Iva sulla determinazione della base imponibile, il calcolo, l’esigibilità e il controllo dell’imposta.

L’imposta spagnola, però non soddisfa le condizioni. Non soddisfi la condizione relativa all’esistenza di una finalità specifica, perché persegue lo stesso obiettivo dell’accisa già armonizzata sugli oli minerali, che consiste nel ridurre i costi sociali (in materia di salute e di ambiente) risultanti dal consumo di idrocarburi. Dunque ammettere una conclusione diversa renderebbe vani gli sforzi di armonizzare il regime delle accise e creerebbe un’accisa supplementare, andando contro all’obiettivo europeo di eliminare le rimanenti barriere sul mercato interno.

Inoltre la mera destinazione del gettito fiscale proveniente dall’Ivmdh a misure in materia di salute e di ambiente in generale non è sufficiente a provare che l’imposta persegua una finalità non di bilancio. In realtà, non è stato stabilito alcun legame diretto fra le misure finanziate dagli introiti ottenuti e l’obiettivo di prevenire e rettificare l’impatto negativo associato con il consumo di idrocarburi.

Del resto, sussiste una finalità non di bilancio quando un’imposta è stabilita a un livello che incoraggia o disincentiva un certo comportamento. Ma nel caso spagnolo non vi è alcuna informazione da cui risulta che la struttura dell’imposta sia specificamente destinata a disincentivare il consumo di idrocarburi o a incoraggiare l’uso di altri prodotti meno dannosi.

Inoltre, l’imposta spagnola non rispetta l’economia generale delle accise o dell’Iva per quanto riguarda la determinazione dell’esigibilità. Perchè è riscossa in un momento che non coincide con i criteri stabiliti dalla normativa dell’Unione europea sull’esigibilità delle accise o sull’Iva. A differenza delle accise, che diventano esigibili una volta che il prodotto lascia l’ultimo deposito fiscale, e dell’Iva, che viene riscossa in ogni fase del processo di produzione e di distribuzione, l’Ivmdh è fatturata quando gli idrocarburi sono venduti al consumatore.

L’Avvocato generale inoltre si pronuncia sulla richiesta della Spagna alla Corte di limitare gli effetti nel tempo della sentenza nel caso in cui ritenga l’Ivmdh in contrasto con il diritto dell’Ue. Lo Stato richiede che gli effetti riguardino solo il futuro e non le imposte riscosse in passato.

La Corte può accogliere tali domande solamente in circostanze eccezionali in cui sono soddisfatte due condizioni: la dichiarazione di incompatibilità deve comportare un rischio di gravi ripercussioni economiche (cosa che può essere presente nella situazione spagnola); la presenza oggettiva e rilevante incertezza circa l’interpretazione e la portata delle disposizioni dell’Ue (elemento assente nel caso di specie).

Comunque sia non può essere categoricamente escluso che la Corte limiti gli effetti temporali di una sentenza, anche quando non è soddisfatta la condizione dell’incertezza sula portata delle rilevanti norme dell’Ue. Ma, nella fattispecie, l’avvocato generale sconsiglia alla Corte di limitare gli effetti della sentenza perché la Spagna ha assunto consapevolmente il rischio di mantenere la normativa in questione, tanto che è stata applicata per molti anni a danno del consumatore finale e del mercato interno.