Sprechiamo cibo? Sprechiamo anche una città di energia!

[2 dicembre 2013]

Secondo alcune  stime Fao, un terzo del cibo prodotto nel mondo per il consumo umano è perduto o sprecato: 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. Nei Paesi in via di sviluppo oltre il 40% dello spreco si verifica nelle fasi post-raccolta e lavorazione, mentre nei paesi industrializzati oltre il 40% avviene a livello della grande distribuzione e domestico.

Infatti lo spreco pro capite in Europa e Nord-America è di 95-115 kg all’anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel Sud-Est asiatico è di soli 6-11 kg. Le conseguenze sono evidenziate da altri numeri anch’essi noti e forniti ancora dalla Fao:  nel mondo ci sono 870 milioni di persone affamate o malnutrite, 2 miliardi di persone che
soffrono di carenze da micronutrimenti e 3,5 milioni di bambini sotto i 5 anni che muoiono agni anno per cause legate alla malnutrizione.

Ma l’altra faccia della stessa medaglia è rappresentata dal 20% della popolazione mondiale che è in sovrappeso. A fronte di questo quadro, che evidenzia come le problematiche legate al cibo siano anche un limite allo sviluppo equo e sostenibile, è necessario un impegno cogente della comunità internazionale e un richiamo all’attenzione anche dei singoli cittadini specialmente dei Paesi Sviluppati.

Tra l’altro la questione del cibo è legata anche ad un altro grande tema che interessa l’economia e l’ambiente: quello energetico. In Italia il 3% del consumo di energia è imputabile agli sprechi alimentari, percentuale che equivale ai consumi energetici annuali di 1.650.000 italiani, o all’ 85% dei consumi finali del comparto industriale di una regione come l’Emilia Romagna, secondo le stime dell’Università di Bologna, su dati Last Minute Market ed Enea. E ancora.

Con lo spreco energetico causato dalla produzione agricola rimasta in campo (oltre 1,5 milioni di tonnellate, pari al 3,2% della produzione totale) si potrebbero riscaldare per un anno 400.000 appartamenti di classe A (stime Unibo su Valori Eni). Quindi le inefficienze energetiche riguardano anche il settore agroalimentare: anzi si potrebbe parlare di un doppio livello di sprechi energetici perché da un lato, grandi quantità di energia sono utilizzate per produrre, distribuire e consumare cibo, dall’altro, ulteriore energia viene impiegata nella gestione e nello smaltimento degli sprechi e scarti di alimenti ancora commestibili, energia “potenziale” che potrebbe ancora essere sfruttata. Il monitoraggio sul rapporto fra spreco alimentare e costi dei consumi energetici è contenuto nel “Libro Verde dello spreco in Italia: l’Energia” di Andrea Segrè e Matteo Vittuari (Edizioni Ambiente) e sarà al centro dell’incontro ”Ali-mentando Energia: l’altra agricoltura che previene gli sprechi e riduce i consumi”, che si terrà il 4 dicembre a Cascina Cuccagna (MI).