Ovunque è passato l'interventismo occidentale è seguita l’ombra nera di Al Qaeda, di Al Shabab e dello Stato Islamico

Strage nel Mediterraneo, una questione mondiale. Le colpe dell’Italia che non può restare sola

Basta con le guerre fallimentari dell’Occidente: occorre un intervento umanitario internazionale in Libia

[20 aprile 2015]

Quello che è accaduto e che purtroppo continuerà ad accadere nel Mediterraneo dovrebbe pesare  sulle coscienze di molti – se ne avessero una –, a cominciare da chi ha voluto, organizzato e combattuto una serie di interventi militari in nome della “democrazia”, che hanno finito di seminare di profughi la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e delle tante guerre dimenticate dove la mano rapace dell’economia globalizzata afferra materie prime e disperazione.

L’indicibile strage nel Mediterraneo dei migranti, oltre a far venire a galla l’eterna barbarie nazistoide dei vari Salvini e dei loro epigoni da social network, svela anche l’impotenza di un’Occidente rimasto solo con la sua furbizia a guardare la base della democrazia – diritti umani, politici ed economici – affondare nel Mediterraneo. Ed è abbastanza sconsolante sentire chi solo 25 anni fa gioiva (in nome dell’insopprimibile  libertà di  movimento) per il crollo del muro di Berlino e per l’abbattimento della Cortina di ferro comunista chiedere ora di innalzare nuovi muri e cortine armate sulla frontiera liquida che divide la disperazione dal benessere.

Ma su quella frontiera ci sono due Paesi, l’Italia sul fronte nord e la Grecia sul fronte orientale (dove stamani è tragicamente affondato un altro barcone, facendo temere 200 vittime), che non possono essere lasciati soli ad affrontare lo tsunami provocato da scellerate guerre nelle quali l’Italia ha fatto sempre la parte del volonteroso vassallo, fino all’ultima avventura libica dell’entusiasta Ignazio La Russa e del riottoso Silvio Berlusconi, che ha consegnato la nostra ex colonia a bande di jihadisti e predoni.  Sono gli stessi che ci avevano venduto l’ennesima guerra andata a male per il petrolio per un intervento umanitario in favore della popolazione inerme in mano dell’ex amico Gheddafi, diventato improvvisamente un demone, e che ora reclamano un intervento disumanitario contro centinaia di migliaia di poveracci rimasti in trappola in un Paese fantasma, in balia dei trafficanti di carne umana che sono gli stessi che facevano affari con Gheddafi e che oggi li fanno con le milizie islamiste e con le forze governative filo-occidentali.

Quello che sta accadendo sulla sponda sud del Mediterraneo, dove si affollano come lemming terrorizzati solo una piccola parte dei milioni di esseri umani in fuga dalle guerre e dalla morte, dalle persecuzioni politiche e dalla fame, è una tragedia della globalizzazione che riguarda l’intera umanità. Le forse 900 vittime della più grande strage del Mediterraneo sono solo le ultime di un genocidio strisciante, di guerre moderne che hanno svezzato i nuovi schiavisti, che hanno fatto rinascere dalle ceneri della storia gli sgozzatori di copti – etiopi o egiziani non importa – in Libia, di giovani cristiani in Kenya e Iraq/Siria, di yazidi e di migliaia di musulmani sciiti e kurdi o turcomanni.

Ovunque è passata la guerra occidentale è stata seguita dall’ombra nera di Al Qaeda, di Al Shabab e dello Stato Islamico/Daesh. Quello che abbiamo di fronte è un repentino sonno della ragione che ha generato mostri, come quelli che sembra abbiano buttato a mare da un barcone esseri umani che pregavano un Dio diverso, che invece è lo stesso della Bibbia e del Corano. Un Dio che sembra aver distolto lo sguardo dai suoi fedeli che hanno dimenticato la misericordia, anche se frequentano chiese, moschee e sinagoghe.

E’ chiaro che l’Italia in Libia ha colpe storiche, come le ha per le nostre colonie dimenticate dell’Eritrea, Somalia ed Etiopia, dalle quali partono molti dei profughi che poi finiscono nella bocca famelica dei trafficanti libici, turchi, egiziani, yemeniti ed europei. Ma è anche chiaro che se le radici di questa tragedia, se le fonti di questo genocidio di migranti, sono nelle guerre sbagliate dell’occidente e nel passato colonialista e nel presente neocolonialista, è li che bisogna intervenire.

Chi aspetta di partire verso l’Italia e la Grecia – ma in Italia e Grecia non pensa proprio  di restare – viene da molto lontano, da viaggi pericolosi che spesso sono costati tutti gli averi di una vita. Viene da dove le nostre guerre hanno fallito e prodotto Stati fantasma (Somalia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria)  oppure da dove governano dittatori eterni, nostri ributtanti amici, che magari parlano anche un fluente italiano, come in Eritrea. Se si vuole davvero affrontare alla radice le cause – almeno quelle politiche – delle migrazioni bisogna intervenire lì, bisogna sedare i conflitti, riconoscere gli errori, neutralizzare il nazi-fascismo islamista, abbattere le dittature aiutando i patrioti democratici. Altrimenti questa guerra diffusa – la Terza Guerra Mondiale di Papa Francesco – resterà quel che è: un conflitto tra due destre, una neo-liberista e l’altra oscurantista, che si combattono nel nome di una democrazia senza progresso e di una religione senza speranza.

Le colpe della Sinistra – con le uniche eccezioni dei kurdi progressisti e di chi in mezzo alla disperazione innalza ancora la lacerata bandiera del riscatto umano sui campi profughi e in quelli di battaglia – sono molte e la prima è quella di essersi eclissata, di aver rinunciato al suo internazionalismo militante, di aver scelto un comodo pietismo… ma alla fine di aver lasciato fare eserciti e cannoniere. E’ quella di non aver individuato subito il nuovo nemico, un jiadhismo reazionario che fa da contraltare al neoliberismo consumistico, diventati addirittura alternative di civiltà. Eppure nel mirino del fascismo islamista e dei trafficanti di carne umana che hanno portato fino alle estreme conseguenze lo sfruttamento economico, ci sono proprio i valori che erano della sinistra: uguaglianza, solidarietà, rispetto dei diritti umani e collettivi, diritto ad una vita e ad un lavoro dignitosi, fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della società gerarchica.

E’ tutto questo che annega nei barconi, nei pescherecci marci venduti per un pugno di dollari o nei gommoni auto-costruiti e tenuti insieme col mastice e la speranza, mentre  il mondo assiste impotente a questa devastazione dei diritti e della dignità, mentre i governi fanno finta di non vedere l’infinita scia di morte, sangue, violenze, stupri, furti e disperazione che portano migliaia di persone a tentare la fortuna su un mare sconosciuto, perché la loro vita è diventata impossibile.

E’ chiaro che questo genocidio va fermato. Occorre che la comunità internazionale, l’Onu, l’Unione europea, gli Usa, la Lega Araba e l’Unione Africana la smettano  con i loro giochetti geopolitici, con guerre come quella appena iniziata nello Yemen, prendano atto del fallimento annunciato della missione “Triton” – salutata con giubilo dalla destra di governo e opposizione –  e avviino un gigantesco intervento umanitario e di polizia anti-trafficanti in Libia e alle frontiere acquatiche e terrestri del Mediterraneo, un intervento che abbia al centro la tutela della vita umana e della sua dignità.

Ma è anche chiaro che è questa politica migratoria feroce a favorire i mercanti di carne umana e che le tragedie. Il genocidio dei migranti si evitano solo con una nuova politica migratoria europea e mondiale che sia basata sui diritti, che si ricordi delle molte promesse al vento fatte dopo il crollo del muro di Berlino, dietro il quale stava molta gente, molti “zingari” che volevamo “liberare” e che ora sono diventati ospiti sgraditi, umanità a perdere, scarti, come dice il Papa inascoltato da alcuni nostri politici cristiani che invocano un’improbabile guerra di civiltà tra l’Europa cristiana e l’Islam. Eretici da Facebook e Twitter della loro stessa fede, uomini e donne senza misericordia, senza pietà cristiana, gente che pure troppo spesso esibisce al collo la croce dove venne inchiodato un palestinese, un nero, come quelli che affogano su altre croci di legno e ferro nel Mediterraneo.