Strage nello Yemen: più di 150 morti e centinaia di feriti. Bombe in due moschee sciite

Ieri aerei del Nord avevano bombardato il palazzo presidenziale ad Aden

[20 marzo 2015]

Ieri un aereo da combattimento decollato da Sana’a, la capitale dello Yemen in mano alle milizie sciite Houthi, ha sganciato una bomba ed un missile ad Aden, la capitale dell’ex Yemen del Sud, sul  palazzo nel quale si è rifugiato Abd-Rabbo Mansour Hadi, il presidente yemenita fuggito dal nord dopo essere stato spodestato dal colpo di Stato di gennaio degli Houti, che avevano già occupato Sana’a fin dal settembre 2014, e che lo hanno sostituito con il loro leader Abdel Malik al Houthi.  Altri aerei, presi di mira dalla contraerea di Aden, avrebbero colpito una collina vicina al palazzo presidenziale.

La risposta è stata terribile: tre bombe hanno devastato due moschee sciite di Sana’a e, mentre scriviamo, si contano più di 150 vittime e tra le centinaia di feriti ci sarebbero anche due leader dei ribelli  houthi. La prima bomba è esplosa nella moschea di Badr, nel sud di Sana’a, appena i fedeli hanno cercato di fuggire ne è scoppiata un’altra all’ingresso dell’edificio di culto. Il terzo attacco suicida ha colpito la moschea di Hashahush, nel nord della capitale, dove i tappeti di preghiera sono disseminati di s corpi insanguinati e smembrati. La televisione Al-Massira, controllata dal governo houthista del movimento Ansaruallah, chiede a tutti di donare sangue. C’è stato  anche un quarto attentato suicida, fallito, davanti ad una moschea a Saada, nel cuore della regione settentrionale dalla quale provengono gi Houthi.

Gli attacchi sono stati rivendicati dal gruppo Stato islamico, una sigla sotto la quale ormai – dalla Tunisia all’Iraq – si può celare di tutto, che in un comunicato dice che la strage sarebbe stata perpetrata da 5 “martiri”. Infatti nello Yemen gli estremisti islamisti sunniti sono tutti sotto il controllo di Al Qaeda nella Penisola Araba (Aqpa), che non ha mai lasciato spazio agli scissionisti dello Stato Islamico, e che combatte sia gli sciiti che gli indipendentisti che vorrebbero il ritorno all’indipendenza dello Yemen del Sud. Fino ad ora lo Stato Islamico nello Yemen aveva rivendicato solo qualche attacco di poco conto contro posti di blocco delle forze di sicurezza o delle milizie houthi nella regione di Dhamar, a 100 km da Sana’a.

La frattura all’interno del jiahdismo yemenita sarebbe avvenuta perché lo Stato Islamico considera prioritaria la guerra contro gli sciiti, mentre Aqpa privilegia gli attacchi contro gli occidentali ed i loro alleati dei regimi autoritari arabi. La scissione di Aqpa sarebbe avvenuta a causa dei compbattimenti che hanno opposto le milizie di Al Qaeda e dello Stato Islamico/Daesh in Siria ed Iraq.

La ferocia degli attentati suicidi di Sana’a Saada sembrerebbero quindi segnare con il sangue degli sciiti l’entrata sulla scena yemenita del  fantomatico Stato Islamico, ma la sigla del terrore potrebbe aver fornito solo la manovalanza necessaria alla terribile vendetta delle milizie della tribù di origine del presidente Hadi che, nella provincia meridionale di Abyan, si scontrano sporadicamente con le forse del generale Abdul-Haffez Saqqaf, che da febbraio non riconosce la legittimità di Hadi ad Aden. L’ex(?) presidente dello Yemen appena arrivato ad Aden aveva emesso un decreto per dimettere il generale Saqqaf, acusato di sostenere il governo golpista degli Houthi.

Mentre a Sana’a le bombe anti-sciite facevano strage, ad Aden i combattenti tribali hanno chiuso tutte le strade e si sente sparare in tutta la città.

Il caos sanguinoso che si è impadronito dello Yemen, ormai ridotto a frammenti in lotta gli uni con gli altri,  con territori controllati ed aministrati da clan tribali e gruppi armati indipendentisti, sciiti e sunniti, dove i vecchi nemici di Al Qaeda sono diventati amici, dove gli sciiti si sono impadroniti del nord e si trovano a fare i conti con il fantasma dello Stato Islamico, dove nessuno sa chi comanda nel Sud del Paese, con una situazione umanitaria drammatica… sembrano creare la situazione perfetta per quell’intervento militare nel Paese che l’Arabia Saudita – appoggia dalle altre monarchie assolute sunnite del Golfo –  sta preparando da tempo per liquidare gli Houti sciiti, alleati della Repubblica islamica dell’Iran e che rischiano di mettere le mani non solo sullo scarso petrolio yemenita ma soprattutto sulle ricche rotte  petrolifere del Mar Rosso.

Uno dei Paesi più poveri del mondo sta affogando nel suo stesso sangue… e purtroppo sembra solo l’inizio

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