Ecco cosa succede quando una bomba atomica esplode sott’acqua [VIDEO]

Esattamente 59 anni fa gli Usa lanciarono l’operazione Wigwam, la prima nel suo genere

[14 maggio 2014]

14 maggio 1955, mancano pochi mesi per celebrare i primi dieci anni dopo la fine della II Guerra Mondiale. Gli Stati Uniti sganciano nell’Oceano Pacifico una boma atomica da 30 chilotoni, modello Mark 90 betty, due volte più grande di quella che distrusse Hiroshima.

Il luogo prescelto per il test è al largo della California, a 800 km di distanza dalla costa. È stato individuato in base ai risultati di uno studio firmato dalla Scripps Institution of Oceanography, che aveva rassicurato definendolo un «deserto biologico». In realtà, anni dopo la vedova di un veterano dell’operazione Wigwam, Tom McCarthy (morto di cancro all’età di 44 anni), disse che suo marito dopo la detonazione «vide l’Oceano coperto di esseri marini morti, a perdita d’occhio».

La bomba atomica esplose a 660 metri di profondità, e enormi fiotti d’acqua radioattiva eruttano immediatamente dopo la detonazione, disperdendosi su una superficie di due chilometri e mezzo. In tutto, si stima che i metri cubi di acqua marina movimentata, e divenuta radioattiva, fossero 9 miliardi.

«La bolla-palla di fuco è salita fino a un’altezza massima di 3.600 metri – ricorda oggi la Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization  (Ctbto), l’organizzazione internazionale nata insieme all’entrata in vigore della convenzione che vieta nuovi test nucleari – e anche le navi vicine all’esplosione vennero gravemente danneggiate, come nel caso della Uss Tawasa, con degli scienziati a bordo».

La nebbia radioattiva sollevata dall’esplosione della bomba atomica coprì alcune delle 30 imbarcazioni presenti in zona per osservare il fenomeno: le 6.800 persone a bordo avevano indosso strumenti per misurare l’esposizione alle radiazioni, ma nessun equipaggiamento protettivo. Il governo successivamente minimizzò i possibili danni, ma i veterani (quelli tra loro sopravvissuti) hanno continuato ad esprimere le loro preoccupazioni nel tempo, additando anche ai casi di decessi prematuri tra i loro compagni.

Quel che è certo è che un aumento dei livelli di radioattività venne registrato anche dopo 4 giorni dall’esplosione della bomba atomica sulle coste californiane e messicane, a 800km di distanza. «Le principali preoccupazioni di chi ha pianificato il test si sono concentrati sui risultati scientifici e militari. Qualsiasi preoccupazione per i possibili pericoli che hanno affrontato le migliaia di uomini coinvolti in prima persona e di stanza presso il luogo dell’esplosione – affermò RJ Ritter, membro dell’equipaggio a bordo della nave Uss Tawasa sembravano essere allora di natura secondaria».

A quasi sessant’anni di distanza, è bene ricordare che quanto successe al largo della California non fu un tragico episodio, ma una scelta deliberata che danneggiò seriamente l’ecosistema marino (e non solo, essendo quello un sistema totalmente aperto ad altri, compresa la catena alimentare umana) e la salute degli uomini che parteciparono in presa diretta all’operazione. E quando tra pochi giorni uscirà nelle nostre sale cinematografiche l’ennesimo remake del film Godzilla, l’ormai celebre lucertolone che la fantasia giapponese fece partorire proprio alle radiazioni nucleari scatenate dai test americani nel Pacifico, potrebbe essere utile avere un’idea più chiara di quali furono davvero i nuovi mostri.

Videogallery

  • Underwater Atomic Test, Mark 90 Betty A-Bomb