Sulle Alpi «il potenziale della geotermia a bassa entalpia non è ancora stato ben valorizzato»

I leader del progetto europeo Greta hanno fatto il punto sui lavori, confrontandosi su casi d’eccellenza e possibilità di sviluppo

[20 novembre 2017]

Come anticipato qualche settimana fa sulle nostre pagine, si è recentemente svolto a Salisburgo la conferenza di medio periodo di Greta (near-surface Geothermal REsources in the Territory of the Alpine space), il progetto europeo che mira ad incrementare l’impiego della risorsa geotermica nell’area alpina, in particolar modo attraverso la diffusione delle pompe di calore geotermiche.

Come comunicano dal progetto, il lavoro intrapreso sulla caratterizzazione del potenziale geotermico ha portato a risultati importanti per lo sviluppo di questa tecnologia. La capacità di geoscambio, infatti, influenza molto il costo di installazione. In Val d’Aosta, ad esempio, un impianto a circuito chiuso può costare fino al 38% in più ad Aosta (dove il terreno è scarsamente conduttivo) rispetto a Courmayeur (caratterizzata da rocce a maggiore conducibilità termica). Per contro, la piana di Aosta si presta molto bene alla realizzazione di impianti a circuito aperto, come nel caso della ristrutturazione di Maison Lostan, futura sede di uffici regionali. Gli studi sul potenziale geotermico possono quindi aiutare i decisori a individuare le zone maggiormente favorevoli all’utilizzo della geotermia a bassa entalpia.

Ma la conferenza di medio termine di Greta è stata una preziosa occasione di confronto anche a livello internazionale. Tra gli ospiti era presente Erik Potočar, del ministero delle Infrastrutture della Slovenia, che punta ad una crescita del 70% della climatizzazione geotermica quale mezzo per raggiungere la produzione da fonti rinnovabili richiesta dall’Europa.

Norbert Dorfinger (Salzburg AG) ha presentato invece il sistema informativo sulle pompe di calore realizzato per la città di Salisburgo che ospitava l’evento, mentre molto spazio è stato dedicato anche ad esempi virtuosi come il data center della Bmw: qui si utilizza per il raffrescamento un sifone di drenaggio della falda idrica che passa sotto la metropolitana di Monaco di Baviera.

Di particolare interesse anche il caso della stazione di Oberstdorf (Baviera), nella quale 23 scambi ferroviari sono mantenuti liberi dal ghiaccio mediante un sistema con sonde geotermiche, realizzato da Triple.s.

«Dobbiamo diffondere le tecnologie rinnovabili e a basse emissioni – ha commentato Kai Zosseder (Technical University of Munich), leader del team  Greta – ma per ora il potenziale della geotermia a bassa entalpia non è ancora stato ben valorizzato. Manca un anno al termine del progetto, e per aiutare i Paesi dell’arco alpino a sfruttare al meglio questa fonte rinnovabile per ridurre le emissioni di gas serra, i partner di Greta continueranno a lavorare sullo scambio di esperienze e best practices, sullo studio del potenziale geotermico e su come implementarlo negli strumenti di pianificazione energetica».