I supermissili di Putin stanno già inquinando l’Europa con la radioattività? Bellona: «Può darsi»

Gli alti livelli di iodio 131 riscontrati in Europa sono il risultato del fallimento dei test missilistici russi?

[12 marzo 2018]

Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha detto che «La Russia non minaccia gli altri Paesi, ma è pronta a garantire la propria sicurezza. Non minacceremo nessuno, ma usando i nostri vantaggi, in questo caso di natura territoriale, garantiremo la sicurezza della Federazione Russa e dei suoi cittadini», poi sul social network “Putin” il presidente russo uscente – ma sicuro della riconferma – ha aggiunto: «in questo senso la regione artica è estremamente importante per la Russia». Putin ha sottolineato che «la Federazione Russa ha una flotta adatta per le acque ghiacciate dell’Artico e piani per il suo sviluppo» e ha raccontato che durante una sua recente visita nella Terra di Francesco Giuseppe alcuni ricercatori gli hanno raccontato che «le guide turistiche ai gruppi stranieri dicono che questi territori un tempo appartenevano all’Unione Sovietica. Cioè hanno già iniziato a toglierci questi territori, ma non li abbiamo ceduti a nessuno». E, parafrasando Mikhail Lomonosov , Putin ha concluso:«Le ricchezze della Russia cresceranno con l’Artico»,

In realtà, secondo Putin, la Russia non avrebbe obiettivi espansionistici ed egemonici ma dovrebbe difendersi dai sottomarini statunitensi al largo della Norvegia e Ria Novosti/Sputnik fa notare che «Un missile per raggiungere Mosca da quella posizione impiega 15 minuti».

E’ solo uno dei tanti minacciosi  interventi militareschi fatti da Puntin negli ultimi giorni nei quali è venuta fuori anche una nuova superarma nucleare russa che molti hanno definito un bluff in occasione delle elezioni del 18 marzo.

Ma proprio dalla “temuta” Norvegia arriva la notizia che forse Putin qualcosa di grosso lo sta preparando davvero: secondo Charles Digges di Bellona, «la continua comparsa di iodio radioattivo nell’aria in Europa, in particolare gli strani eventi che sono stati misurati dai Paesi scandinavi, suggerisce che i russi potrebbero stare provando qualcosa, anche se probabilmente con molto meno successo di quello che il leader del Cremlino vorrebbe farci credere».

Durante il suo recente e attesissimo discorso sullo stato della Federazione Russa di fronte al Parlamento, Putin ha annunciato che la Russia sarebbe in possesso di un missile invincibile alimentato da un motore nucleare e di numerosi droni sottomarini in grado di scagliare attacchi nucleari ipersonici. Il tutto illustrato da un’animazione proiettata su un megaschermo dietro alle spalle di Piutin, sul palco della Duma e che mostra  il lancio di un missile che poi solca il cielo e vola. Poi il filmato ha mostrato una ricostruzione del razzo che serpeggiava attorno al globo,dirigendosi verso gli Stati Uniti, per poi virare verso il Sud Atlantico e poi sorvolare le coste del Sud America e finire da qualche parte sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Un altro video mostra un lancio di supermissili russi verso la costa orientale Usa, obiettivo la Florida.

L’ONG scientifica/ambientalista norvegese7russa Bellona fa notare che «E’ emerso quasi immediatamente che il video non aveva molto a che fare con lo stato attuale delle cose: era stato mostrato prima, nel 2007, dalla televisione di stato russa.

Ma Nils Bøhmer, il fisico nucleare che dirige Bellona, e altri esperti non sottovalutano le minacce di Putin e suggeriscono che l’impennata propagandistica nazionalista e militaresca/nucleare in realtà potrebbe nascondere un apparente fallimento, come dimostrerebbero gli alti picchi di iodio 131 radioattivo provenienti dalla Russia che continuano ad essere riscontrati. Infatti, dopo il discorso alla Duma di Putin, numerosi esperti statunitensi hanno rivelato di essere a conoscenza dei tentativi della Russia di costruire qualcosa di simile a quel che il presidente russo ha descritto: un missile dotato di testate nucleari alimentato da un reattore nucleare. Avevano provato a costruire qualcosa di simile anche gli Stati Uniti alla fine degli anni ’50, ma avevano fallito.  Nonostante il discorso di Putin sul “supermissile fine-del-mondo” sia stato preso in giro nelle cancellerie occidentali, gli esperti continuano a dire che la Russia in realtà sta lavorando da tempo a qualcosa del genere, ma che i prototipi di Mosca si sarebbero schiantati più volte proprio nell’Artico russo individuato da Putin come linea difensiva/offensiva.

Non esiste una cronologia di questi incidenti, ma Bøhmer ha suggerito che due episodi di inquinamento da iodio 131 rilevati nell’Europa settentrionale e centrale tra gennaio e marzo del 2017 e poi ancora tra gennaio e febbraio di quest’anno, potrebbero avere qualche connessione con quei possibili test missilistici.

A Bellona spiegano che «I livelli di iodio – che ha un’emivita di soli otto giorni – sono stati rilevati in entrambi i casi in stazioni in Finlandia e Norvegia, che, naturalmente, si trovano entrambe nell’Artico. Nel precedente evento i rilasci erano stati confermati anche da Polonia, Germania, Repubblica Ceca e Francia».

Bøhmer ricorda che «Nel caso di una qualche sorta di test nucleare, in particolare in un Paese nel quale la sicurezza nucleare non preoccupa molto – e in questo  sia la Russia che gli Stati Uniti hanno una storia oscura  – lo iodio potrebbe, come ha fatto durante gli esperimenti nucleari in passato, presentarsi nell’atmosfera, insieme a una miriade di altri isotopi, come lo stronzio e il cesio». Nessuno di questi ultimi due isotopi, che hanno un’emivita misurata in decenni, è comparso nelle emissioni di iodio rilevate. Ma Bøhmer fa notare che «Il disastro di Chernobyl del 1986, che ha rilasciato enormi quantità di entrambi gli isotopi nell’ambiente, potrebbe servire a mascherare la loro individuazione nel recente gruppo di letture.

In entrambe le occasioni – e diversamente dalla recente scoperta del rutenio radioattivo, nella quale  il centro di ritrattamento nucleare russo Mayak rimane il principale sospettato – non ci sono colpevoli che potrebbero essere rintracciati nei recenti boom,  non dannosi ma certamente sospetti, di iodio 131».

I discorsi di Putin sui supermissili hanno dato la stura a un clima di cospirazione  e subito i blogger e i social media russi avevano dato la colpa degli alti livelli di iodio 131 a Halden, il reattore di ricerca norvegese dal quale sarebbero fuoriuscite radiazioni al livello dell’incidente nucleare di Fkushima Daiichi. Ma in realtà nessuno è riuscito ad identificare un impianto nucleare in attività dal quale sia fuoriuscito lo iodio.

Bellona si chiede: «Potrebbe essere che i missili di cui Putin si è vantato la scorsa settimana si siano schiantati nell’Artico e abbiano fatto schizzare alle stelle i rilasci di iodio in Europa?» Bøhmer, risponde: «E’ certamente possibile,, ma di certo non possiamo esserne certi».

Quel di cui possiamo essere certi è che il disarmo nucleare è diventato una favoletta per bambini e che i supermissili di Putin, veri o immaginari, aumenteranno ulteriormente tensioni e rischi. mentre il mondo attende l’incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un per parlare di qualche missile nordcoreano che in confronto a quelli di Russia e Usa è roba “primitiva”.