Tra il 1966 e il 1996 la Francia ha effettuato 193 test nucleari nel Pacifico

Test nucleari, la Polinesia francese chiede 930 milioni di dollari di risarcimento alla Francia

Indipendentisti e vittime dei test: «E’ solo una manovra politica della destra divisa»

[26 novembre 2014]

Marcel Tuihani, che dal 15 settembre è presidente dell’Assemblée de la Polynésie française/ Te âpooraa rahi o te fenua Māòhi, ha presentato personalmente alla Commissione ecologia e gestione del territorio del parlamentino autonomo  della Collettività di oltremare francese  un progetto di risoluzione  che chiede più di 100 miliardi di Fcfp (circa 930 milioni di dollari) come risarcimento per gli esperimenti nucleari realizzati per 30 anni, dal 1966 al 1996, in Polinesia dallo Stato francese, precisamente negli atolli di Moruroa e Fangataufa.

Tuihani  ha spiegato i motivi della clamorosa rchiesta in un’intervista a La Dépêche de Tahiti, dicendo che l’indennizzo  si dovrà dividere in due: «90,4 miliardi di Fcfp per il “pregiudizio ecologico” a causa dei danni al patrimonio naturale ed alla biodiversità  (…) pregiudizio  che da diritto ad un indennizzo. 12,2 miliardi di Fcfp all’anno per l’occupazione e la non retro-cessione dei due atolli ala Collectivité de la Polynésie française. Questa somma sarà reclamata annualmente fino a che dureranno l’occupazione ed il danno ecologico».

Sembra di sentir parlare un acceso indipendentista  ma  Tuihan è un uomo del Tahoeraa Huiraatira,  un partito di destra di ispirazione gaullista e che non vuole l’indipendenza dalla Francia. La richiesta è così strana da aver fatto subito insospettire gli indipendentisti.

E’ infatti la prima volta che la maggioranza Tahoeraa nella Polinesia francese presenta una richiesta di indennizzo con tanto di cifre contro lo Stato, fino ad ora questo genere di rivendicazioni erano state fatte solo dall’Union pour la démocratie e in particolare dall’ex senatore indipendentista-socialista Richard Tuheiava.
La proposta di risoluzione ricorda «La situazione molto degradata degli atolli» e che il disinquinamento è «Irrealizzabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche». Inoltre il testo prodotto dai fedelissimi di Parigi la menta che «La Polinesia Francese è stata per troppo tempo tenuta da parte» riguardo alle decisioni «sui modi di conservazione e di sorveglianza delle scorie , qualunque sia la loro natura, e sulle opzioni di ripristino degli atolli».

La risoluzione su Moruroa et Fangataufa si chiude con 5 richieste: 1. Lo Stato francese deve adottare un  Piano di salvaguardia dei due atolli e delle loro lagune coinvolgendo la Polinesia; 2. Indennizzo del  pregiudizio ecologico; 3. Risarcimento finanziario per l’occupazione degli atolli; 4. Concertazione con I 5 parlamentari polinesiani; 5. «L’assemblée avvierà ogni discussione utile (ed ogni azione necessaria) per ottenere il riconoscimento del danno e gli indennizzi richiesti».

Non sfugge che la destra anti-indipendentista polinesiana abbia fatto questo clamoroso passo proprio mentre il presidente francese François Hollande era in visita in Nuova Caledonia dopo aver partecipato al summit del G20 in Australia. Anche Secondo Polinésye1, il canale regionale di FranceTv, sono in corso strane manovre all’Assemblée de Polynésie: «La proposta divide il campo del Tahoeraa e mette in imbarazzo il presidente del Paese», infatti Edouard Fritch, dopo la sua recente elezione il 12 settembre, si era impegnato a sviluppare sane relazioni con il governo centrale a guida socialista tanto che ha accompagnato Hollande nel suo tour nel Pacifico e si è detto «Enormemente desolato» per l’iniziativa di Tuihani .

Gli indipendentisti come Tuheiava sono naturalmente soddisfatti che vengano riconosciute  le loro richieste che avevano portato fino all’Onu ma in molti  pensano che la risoluzione sia «Un atto di sabotaggio di Gaston Flosse verso il governo e la sua maggioranza». Flosse è stato per decenni il padre padrone della destra e del governo polinesiano, fino a quando una condanna definitiva il 5 settembre 20124 non lo ha fatto decadere da tutte le cariche. Tutti sanno che Tuihani è un uomo di Flosse che infatti è stato subito assunto come consulente dell’Assemblée de la Polynésie française/Te âpooraa rahi o te fenua Māòhi .

Lo scontro all’interno della destra è evidente: il presidente Fritch è poi andato in televisione  per dire di essere stupito per questa mossa del suo partito e di non saperne nulla, ma ha sottolineato che «Ha sabotato il rapporto con Parigi ed avevo appena trascorso 6 mesi per ricostruirlo di nuovo».

Anche per Tuheiava, «E’ davvero dimostrato che è un modo per minare politicamente il tentativo di dialogo che è stato ristabilito attualmente tra il nostro presidente eletto, Edouard Fritch, e il presidente della Francia. C’è davvero qualcosa di molto strano e crediamo che Gaston Flosse sia ancora attivo dietro le quinte. La Polinesia francese dovrebbe aspettare di diventare indipendente prima chiedere il risarcimento. Il principio è buono, ma la tempistica non è giusta né corretta o rilevante e viene solo utilizzata ad abusata da alcune persone, da alcuni interessi politici, il che non è realmente collegato alla situazione reale ed alle esigenze delle persone».

Anche per Roland Oldham, a capo di  Mururoa e Tatou, l’organizzazione dei veterani dei test nucleari nella Polinesia Francese,  «E’ solo un gioco politico. Per noi è uno scandalo, perché non parlano mai delle vittime e la loro unica preoccupazione è quella di ottenere soldi per il governo. Il procedimento per ottenere le compensazioni deve essere effettuato correttamente e c’è ancora molto lavoro da fare. Siamo tutti d’accordo bisogna fare qualcosa da fare per avere un risarcimento, ma deve essere discusso seriamente. Deve essere fatto uno studio su tutte le persone che oggi  sono malate, ci sono tutte queste valutazioni da fare. Il governo non può semplicemente svegliarsi una mattina e fare una simile affermazione».

La mozione per chiedere il risarcimento sarà messa ai voti questa settimana. Tra il 1966 e il 1996, la Francia ha effettuato 193 test nucleari nel Pacifico meridionale.