Testate cinque nuove tecnologie contro il terrorismo nucleare

Cento esperti da tutta Europa hanno partecipato alle simulazioni organizzate in Italia dall’Enea

[30 ottobre 2015]

pace nucleare

Oltre 100 esperti provenienti da tutta Europa hanno partecipato alla due giorni di test sulle tecnologie per la prevenzione e il contrasto degli attentati terroristici, organizzata dall’ENEA in collaborazione con l’istituto di ricerca tedesco Fraunhofer INT. Le prove condotte presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati in condizioni simulate – ma il più possibile vicine a quelle reali – hanno permesso di validare metodologie e strumenti innovativi nel contrasto dei rischi da attentati con agenti biologici e chimici, radiazioni ionizzanti e sostanze radioattive ed esplosive, i cosiddetti eventi CBRNe (Chemical Biological Radiological Nuclear explosive).

Oltre ai rappresentanti di polizie di frontiera, istituti di radioprotezione, vigili del fuoco e altri corpi militari, la sperimentazione ha visto il coinvolgimento di industrie leader del settore come BAE Systems, coordinatore del Progetto europeo EDEN, nell’ambito del quale sono state effettuate le due giornate di test.

EDEN (End-user driven DEmo for cbrNe) è il maggior progetto nel campo della security mai finanziato dalla Commissione Ue, con uno stanziamento di 36 milioni di euro. Riunisce università, organismi di ricerca, grandi industrie, PMI e utenti finali di 15 Paesi Ue per un totale di 36 partner tra i maggiori esperti in materia di security.

Nello specifico, sono stati testati due scenari di possibile minaccia terroristica: il primo ha riguardato il monitoraggio da remoto per individuare a bordo di un veicolo la presenza di materiale esplosivo e radioattivo con il quale poter fabbricare una cosiddetta “bomba sporca”; il secondo ha comportato l’utilizzo di un’unità mobile per l’individuazione di materiale radiologico di contrabbando.

L’ENEA ha testato cinque diverse tecnologie: NAI (Neutron Active Interrogation), un innovativo sensore che utilizza un generatore di neutroni per localizzare materiale esplosivo e radioattivo da remoto; ILS (Integrated Laser System), un laser in grado di individuare tracce di esplosivo anche a 100 metri di distanza dal target ispezionato; PRASSI, un robot capace di compiere missioni in completa autonomia e in grado di consentire l’uso del laser ILS in aree inaccessibili all’uomo; RGB-ITR, un laser per l’acquisizione del modello in 3D dei veicoli su cui potenziali terroristi hanno nascosto le ‘bombe sporche’. Si tratta di una tecnologia già utilizzata per acquisire immagini tridimensionali di opere d’arte come la Cappella Sistina; RADCAL, un software in grado di prevedere gli effetti della contaminazione causata dall’eventuale esplosione di una ‘bomba sporca’.

«Prevenzione efficace e risposte immediate a questi rischi dipendono dalla qualità e dalla affidabilità delle tecnologie a disposizione – sottolinea il ricercatore ENEA Luigi De Dominicis  – In questo contesto, la nostra Agenzia svolge un ruolo di primo piano nello sviluppo di strumenti innovativi e nella validazione dei risultati».

di Enea