Thailandia, la dittatura militare (forse) fa marcia indietro sulla centrale a carbone a Krabi

Ma la giunta schiera soldati e poliziotti a guardia della Government House per impedire manifestazioni

[21 febbraio 2017]

Secondo quanto scrive il giornale thailandese The Nation oggi dei militari sono stati visti fare la guardia  intorno al complesso che ospita la Government House proprio mentre il governo della giunta militare golpista stava riconsiderando il progetto della centrale elettrica a carbone a Krabi, una nota località turistica della Thalandia meridionale musulmana, affacciata sul Mar delle Andamane, una regione con 83 isole e coste che ospitano boschi di mangrovie, parchi marini e una ricchissima biodiversità.

I soldati,  che apparterrebbero al primo battaglione di fanteria, non hanno voluto o saputo spiegare il perché del loro dispiegamento  ma The Nation scrive che una fonte informata avrebbe detto che la dittatura militare vuole impedire che manifestanti  provenienti da Krabi cerchino di fare nuove pressioni sul Governo contro il l controverso progetto energetico. A quanto pare l’area è controllata anche dalla polizia che invece non nasconde di essere stata mobilitata per impedire ogni possibile manifestazione degli oppositori al progetto carbonifero. I manifestanti  sono appoggiati da associazioni ambientaliste locali e da Greenpeace, ma una parte del movimento non vuole interferenze da parte di quelli che chiamano “manifestanti professionisti”, temendo che questo consenta alla giunta militare di denunciare la “politicizzazione” della protesta..

La giunta militare, che ha preso il potere dopo che gli scontri tra le contrapposte fazioni politiche thailandesi avevano paralizzato Bangkok, ha la fobia delle manifestazioni e teme che la grana della centrale a carbone di Krabi possa far pensare alla popolazione che le proteste riescono a convincere anche il governo golpista.

Dopo le proteste da parte dei residenti e attivisti, il 19 febbraio il governo militare thailandese ha sospeso i piani per avviare la costruzione di una centrale elettrica a carbone in una regione conosciuta per le sue spiagge turistiche incontaminate, non può certo consentire che l’opinione pubblica pensi che la vicenda sia ulteriormente condizionata dai manifestanti di Krabi.

Il rinvio del via libera alla centrale, dato inizialmente mentre deve ancora essere completata la valutazione di impatto ambientale e sulla salute (Ehia), è già stato qualcosa di straordinario per una giunta militare che non si è mai piegata ai manifestanti, che sono stati in gran parte a tacere da un colpo di stato del 2014.

La giunta militare aveva dato il via libera alla centrale a carbone 800 megawatt il 17 marzo e la sua costruzione avrebbe dovuto cominciare nel 2018.

Tuttavia, dopo una breve detenzione di 5 leader della protesta durante il fine settimana, il governo militare ha detto di comprendere  le preoccupazioni per la mancanza di coinvolgimento della popolazione negli studi sull’impatto che avrebbe avuto la centrale.

Ieri il portavoce della giunta militare, Sansern Kaewkamnerd, aveva detto a The Nation: «Abbiamo informato il primo ministro e ha ordinato che l’intero processo Ehia venga migliorato e che sia garantita la partecipazione dell’opinione pubblica».

I manifestanti no-coal avevano accolto con favore la notizia, ma oggi la giunta militare thailandese ha fatto capire che non tollererà altre proteste e pressioni.