Tommaso Franci, da assessore regionale dei Verdi a sostenitore dei petrolieri

Amici della Terra espulsi da Friends of the Earth International: «Greenwasher dell’energia sporca»

[4 aprile 2016]

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Il 2 aprile ad Ambiente Italia, su Rai3, a rappresentare il fronte del no (o meglio dell’astensione) al referendum del 17 aprile c’era Tommaso Franci, rappresentante degli Amici della Terra, che sono stati espulsi nell’ottobre 2014 da Friends of the Earth International perché troppo legati al mondo dei combustibili fossili. Ma chi è Franci, o meglio chi era? La sua carriera politica comincia con i Verdi: è stato consigliere comunale a Firenze dal 1985 al 1994. Dal 1990 al 1992 ha fatto parte del coordinamento nazionale della federazione dei Verdi e poi del consiglio federale nazionale del Sole che ride.  Dal 1994 al 2005  è stato consigliere regionale dei Verdi – Toscana Democratica. Dal 2000 al 2005 è stato assessore regionale all’Ambiente e energia e responsabile del coordinamento interregionale per l’energia. Poi è passato al PD, guidando nel 2007 il comitato provinciale di Firenze dei “democratici per Letta” e diventando poi responsabile ambiente del PD toscano.

Proprio come assessore regionale, Franci nel 2004 partecipò alla decima Conferenza della parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), ospitata dalla capitale dell’Argentina Buenos Aires, durante la quale, come diceva una nota della Federazione dei Verdi «secondo gli esportatori di petrolio, i tagli alle emissioni causati dall’entrata in vigore del protocollo di Kyoto danneggeranno le loro economie e pertanto vogliono essere debitamente risarciti».

Lo scontro alla COP10 Unfccc fu proprio su questo e i Verdi erano naturalmente dalla parte dell’Onu: «Le Nazioni Unite vogliono invece coinvolgere i paesi poveri con degli aiuti economici per fronteggiare i cambiamenti climatici guardando anche al dopo Kyoto. La speranza infatti è che nel 2012 quando verrà ridiscusso il protocollo, questo si possa allargare anche alle nazioni in via di sviluppo, come India e Cina, attualmente escluse dagli obblighi dei tagli alle emissioni». I Verdi aggiungevano: «I paesi produttori di petrolio al momento non ne vogliono sentire neanche parlare di un loro coinvolgimento, tanto da rifiutarsi di commentare la loro linea negoziale al Wwf. Il potere economico si trasforma così in potere negoziale e infatti “l’Arabia Saudita sta tenendo in scacco i paesi più poveri del mondo per i propri interessi personali”, accusa Jennifer Morgan, direttore del programma clima del Wwf».

Franci, oggi pro-fossili, era allora presentato come l’avanguardia e il rappresentante a Buenos Aires della battaglia dei Verdi contro petrolio e petrolieri, tanto che una nota della Federazione dei Verdi ne sottolineava l’attività alla COP10 Unfccc: «Intanto Tommaso Franci, Assessore Verde all’ambiente per la Regione Toscana, annuncia da Buenos Aires il rilancio delle iniziative anti-emissioni “dal basso”, attraverso “l’opting-in”. Si tratta di un meccanismo che indica la possibilità di estendere l’adesione volontaria di piccole e medie imprese, aziende che si occupano del ciclo dei rifiuti, enti locali impegnati nella promozione del risparmio energetico. “La nostra linea – ha dichiarato Franci in occasione dell’incontro della rete delle Regioni per lo sviluppo sostenibile – è la promozione di meccanismi flessibili per andare oltre gli obiettivi di Kyoto, che devono essere raggiunti senza spostare l’onere sui Paesi in via di sviluppo”».

Tutto cancellato: ora Franci si batte in televisione – non con molta convinzione ed efficacia nei giorni dell’affaire Guidi – contro un referendum chiesto dalle stesse Regioni che rappresentava nel 2004 e scredita quelle «iniziative anti-emissioni “dal basso”» (cosa c’è di più “dal basso” di un referendum?), che allora riteneva ineludibili, dicendo che bisogna rassegnarsi al fatto che non è possibile raggiungere gli obiettivi della COP21 Unfccc di Parigi – la quale secondo Franci «assume come base l’approccio catastrofistico-emergenzialista» -, perché i combustibili fossili sono ineliminabili. Quindi tanto vale trivellare in Italia. Ma qui spunta uno strano terzomondismo peloso, che a quanto pare è diventato una grande preoccupazione per chi tifa per le trivelle: le scarse e ininfluenti risorse italiane servirebbero infatti anche a trivellare meno nei Paesi in via di sviluppo, dove il petrolio e il gas – al contrario che in  Italia (sic!) – inquinano e le estrazioni di idrocarburi avvengono in condizioni pericolose e non dignitose per i lavoratori… come se a estrarre gas e petrolio nei Paesi in via di sviluppo non fossero le stesse multinazionali straniere e italiane che lo fanno al largo nelle coste italiane e che sono coinvolte nello scandalo-Basilicata e sotto accusa per la subsidenza in Emilia Romagna.

Eppure Franci nel 2002 difendeva proprio le energie rinnovabili contrapponendole al petrolio e al nucleare: «Capisco, per qualcuno è più facile girare un interruttore e dare luce facendo arrivare energia elettrica prodotta da una centrale nucleare francese che impegnarsi per migliorare l’impatto della geotermia, come stiamo facendo. A questi amministratori vorrei ricordare che i 530 giga watt prodotti dalle centrali geotermiche dell’Amiata senese equivalgono a circa 130 mila tonnellate di olio combustibile, ovvero a due delle petroliere affondate in Spagna».

Probabilmente aveva ragione Tatiana Roa Avedano, del Comitato esecutivo di Friends of the Earth International, quando scriveva nella lettera che avvisava gli Amici della Terra Italia dell’avvio della procedura di espulsione: «Amici della Terra Italia non condivide vision, mission e i principi (valori?) di FoEI; Amici della Terra Italia non è d’accordo con il concetto di allineamento in sé, e si rifiuta di lavorare per l’allineamento; Amici della Terra Italia non è d’accordo con l’idea di giustizia ambientale; Amici della Terra Italia è percepita essere un entità che si muove in contrasto con la base del movimento per la giustizia ambientale in Italia; in particolare, Amici della Terra Italia è percepita tanto fonte di divisione all’interno del (contemporaneo) movimento ambientalista italiano, quanto isolata/emarginata (?), controproducente e greenwasher dell’energia sporca. Gli Amici della Terra sono percepiti come promotori del carbone “pulito” e dei meccanismi basati sul mercato per affrontare i problemi ambientali; Amici della Terra Italia ottiene circa il 40% del suo reddito dalla organizzazione di conferenze che comprendono la partecipazione e il patrocinio delle imprese, in particolare quello delle società di combustibili fossili quali, ad esempio, ENI ed ENEL; Amici della Terra Italia non è allineata con le posizioni FoEI sull’energia sporca».