La transizione energetica con il 50% di nucleare non piace ai francesi

Presentato le linee del progetto di legge che riduce la quota dell’energia atomica del 25% entro il 2025

[19 giugno 2014]

Ieri il ministro dell’Ecologia francese, Ségolène Royal (nella foto), ha presentato le linee del progetto di legge di 80 articoli sulla transizione energetica, che si basa sul rinnovamento termico degli edifici, sui trasporti e sulle energie rinnovabili e che porta la quota dell’energia nucleare dal 75 al 50% entro il 2025.

Si tratta di un testo ambizioso che prevede, entro il 2050,  il dimezzamento dei consumi energetici e di ridurre del 75% le emissioni di gas serra. Due obiettivi condivisi da Europe Écologie Les Verts che però non ci stanno sul nucleare. Il deputato verde Denis Baupin ha detto a Le Monde: «Abbiamo detto chiaramente che non vogliamo contentarci di un obiettivo del 50% e che mancano i modi per arrivarci. Vogliamo una rodmap che sia chiara sulla durata di vita delle centrali nucleari (40 anni) e che ci sia la capacità da parte dello Stato di poter rimette Edf sui binari se non ci volesse restare».

Anche la maggioranza delle associazioni ambientaliste francesi giudica insufficiente il progetto di transizione ecologica presentato dalla Royal. Benoît Hartmann, portavoce di  France Nature environnement (Fne), una coalizione di 80 associazioni, ha detto che «La legge è piuttosto mal congegnata. Ci sono degli obiettivi forti, come l’obiettivio di dimezzare il nostro consumo di energia entro il 2050 ed un progresso democratico: dibattere del futuro energetico della Francia in Parlamento. Ma temiamo che questi begli obiettivi, a lungo termine, non siano seguiti da fatti, perché i mezzi a breve termine per ottenerli non sono a portata di mano».

Per quanto riguarda il nucleare, il Fne denuncia un doppio gioco: da una parte si porta la quota nucleare al 50% ma poi la legge non parla di chiudere le centrali, compresa quella vecchissima e famigerata di Fessenheim, né della durata di vita dei reattori».

Anche per Réseau action climat (Rac) «questo progetto di legge non risponde all’obiettivo iniziale di riorientare la Francia verso il risparmio energetico e le energie rinnovabili». Per la direttrice del Rac, Morgane Créach,«Non fissa obiettivi di risparmio energetico per il 2030  ma solo per il 2050, il che è troppo tardi per intraprendere un cambiamento». Il Rac denuncia: «Questo testo non è all’altezza della Conferenza di Parigi sul clima del 2015».

Il Comité de liaison pour les énergies renouvelables (Cler), una rete di associazioni ed agenzie energetiche locali, centri studi e di ricerca da un giudizio più positivo: «Il testo dovrebbe portare ad alcuni progressi,  soprattutto sul rinnovamento degli edifici  e per la capacità di iniziativa delle collettività. Ma dimentica la lotta contro la precarietà energetica ed è troppo evasivo sul sostegno alle energie rinnovabili, mentre tutte le filere vivono un periodo difficile».

Anche il Wwf France fa notare che non è previsto niente per finanziare lo smantellamento delle centrali nucleari e il direttore del Panda francese, Philippe Germa, aggiunge: «E’ tempo che la Francia acquisisca La maturità necessaria per valutare serenamente i vantaggi ed i costui del nucleare. Se non usciamo dall’impasse nel quale ci siamo progressivamente cacciati negli ultimi decenni, non saremo in grado di rientrare pienamente nella rivoluzione energetica che sta designandosi a livello mondiale».

Il testo soddisfa invece l’ecologista Nicolas Hulot, inviato speciale per il pianeta del presidente  François Hollande  che ha detto che si tratta di «un bel momento di speranza per la Francia che ci permette di entrare nell’economia del domani. Molte delle cose che reclamiamo sono in questa legge. Bisogna restare vigilanti ed esigenti, ma a questo stadio, non badiamo troppo a quel che ci piacerebbe di più e siamo positivi. E’ necessario avere un calendario che non si perda nella notte dei tempi. E’ importante vedere nei dettagli come tutto questo sarà finanziato».

Quanto al taglio del nucleare Hulot è convinto che «Si farà per forza delle cose», quindi non vale la pena di starci a perdere tempo «perché dal momento che si andranno a sviluppare le energie rinnovabili ed ad abbassare i nostri consumi , meccanicamente, il nucleare diminuirà».