Transizione energetica, una sfida urgente e difficile ma alla portata dell’Italia

Pubblicati gli atti dell'edizione 2018 dei Colloqui di Dobbiaco

[8 novembre 2018]

Ideati e organizzati nel 1985 da Hans Glauber a Dobbiaco, punto di incontro tra due culture, i “Colloqui” hanno affrontato ogni anno fino al 2007 le tematiche ambientali di maggior rilievo, proponendo di pari passo delle soluzioni concrete. Dopo la scomparsa di Hans Glauber, il ruolo di “curatore” dei Colloqui di Dobbiaco è stato assunto da Wolfgang Sachs con l’edizione 2008, poi affiancato anche da Karl-Ludwig Schibel a partire dal 2010. Denaro, benessere, suolo, la grande trasformazione, l’era solare, il turismo dolce, le base morali dell’impegno sociale ed ecologico fino alla sharing economy e il contributo della digitalizzazione alla sostenibilità. Sono solo alcune delle tematiche affrontate periodicamente nel corso delle edizioni dei Colloqui, rifuggendo ogni “moda” ma ritornando a distanza di anni sulle stesse questioni, per un confronto con le aspettative del passato, disattese o evolute. Nella consapevolezza – ed è il caso dell’edizione 2018, dedicata all’”Era solare” – che è ormai chiaro che senza la trasformazione energetica non può esserci futuro per il pianeta.

La versione approvata delle Tesi dei Colloqui di Dobbiaco 2018,  che si basano su una prima bozza di Karl-Ludwig Schibel, è risultato della collaborazione di Martina Blum, Marica Di Pierri, Felix Ekardt, Bernd Hirschl, Stephan Kohler, Andreas Löschel, Hans Mönninghoff, Klaus Münschen, Wolfgang Sachs, Hans Schmieder e Silvia Zamboni. Nessuna di queste persone è pienamente d’accordo con il testo, ma anche questo fa parte dello spirito dei Colloqui di Dobbiaco. Il merito finale va ad Alberto Clò e al suo prezioso lavoro di revisione.

 

Ecco le Tesi dei Colloqui di Dobbiaco 2018:

 

Che fine ha fatto l’era solare? Gli ostacoli e le prospettive della transizione energetica

1 Se vogliamo che l’umanità continui a esistere sulla Terra nelle forme che conosciamo oggi, realizzare la transizione energetica è un imperativo categorico per tutto il Pianeta. Se entro la metà del secolo non ci sarà un passaggio quasi completo da una produzione energetica basata sui combustibili fossili e nucleari, a un sistema sostenibile che utilizza il solare, l’eolico, la biomassa, l’energia geotermica e le maree, e se non riusciremo nei prossimi decenni a dimezzare il consumo di energia attuale (nell’elettricità, nel riscaldamento e nei trasporti), in tutto il mondo i cambiamenti climatici antropogenici renderanno impossibile una vita dignitosa per la comunità umana.

2 La trasformazione da compiere è urgente, ineludibile e di dimensioni drammatiche. Attualmente, nel 2018, circa l’85% dell’energia che utilizziamo è tuttora prodotta con combustibili fossili o nucleari. Da trent’anni si è preso atto ovunque della necessità di realizzare la transizione energetica, ma solo recentemente si è capito in quali forme attuarla. Gli esperti del clima non hanno solo dimostrato quanto reale e inquietante sia la minaccia, ma hanno anche indicato un percorso possibile verso un futuro sostenibile, e l’accordo di Parigi, con il consenso dell’intera comunità mondiale, ha definito l’assetto normativo internazionale di questo percorso.

3 La transizione energetica è una sfida assai difficile, ma è alla nostra portata, poiché ormai le tecnologie disponibili consentono di trasformare l’attuale sistema energetico fossile in un sistema sostenibile. Varie innovazioni – come le smart grid – rendono possibile una trasformazione energetica completa, e saranno essenziali per difendere la competitività dell’Europa. Sono anche economicamente convenienti, tanto più se si considera il costo reale dei combustibili fossili e nucleari, calcolando quindi sia i danni all’ambiente e alla salute, sia i sussidi attualmente erogati ai carburanti fossili e nucleari che distorcono la concorrenza fra le varie fonti energetiche. Oggi, in tutto il mondo prorompono iniziative di mobilitazione locale contro progetti a grande impatto emissivo e climalterante sul territorio. Questa resistenza diffusa esercitata dalle comunità locali contro il modello energetico fossile rappresenta, in questa fase, un elemento decisivo di spinta verso la transizione.

4 Il cammino della transizione energetica è disseminato di ostacoli e freni, e nel breve periodo sarà inevitabile che qualche categoria ne subisca delle ricadute negative: è importante riconoscerlo e adottare le dovute contromisure, affinché la transizione sia equa e condivisa. Già con i presupposti normativi attuali si riescono a trovare soluzioni che producono benefici a tutti i soggetti coinvolti, anche se al momento restano degli esempi isolati. Ma tali presupposti vanno adeguati alle nuove esigenze, in modo che i prezzi esprimano di più gli interessi dell’ambiente, e che sia garantita la partecipazione economica dei cittadini e dei comuni,  rafforzando in tal modo il consenso locale. Un prezzo adeguato per le emissioni di CO2 permette inoltre di distribuire meglio oneri e benefici nella fase di transizione, compensando i nuovi costi per determinati settori economici e per le famiglie più deboli, come già avviene in Svizzera e in Svezia. Complessivamente, la transizione energetica creerà più benessere e una migliore qualità della vita.

5 Attualmente, gli organi politici a tutti i livelli – locale, nazionale e internazionale – non hanno un ruolo di protagonisti nella transizione energetica. Ma esistono eccezioni esemplari di enti locali lungimiranti, basti citare Zurigo e il suo progetto della “società dei 2 chilowatt pro capite”, i comuni “rinnovabili al 100%”, le esperienze regionali avanzate come quella della California, settima potenza industriale del mondo, e perfino alcuni progetti interessanti di trasformazione energetica avviati in Cina. Gli accordi di Parigi sono un barlume di speranza per una transizione energetica mondiale.

6 Criticare l’incapacità degli organi politici di cogliere i segni dei tempi non serve a molto. Piuttosto, dobbiamo formulare scenari globali accattivanti e convincenti, che abbraccino in modo organico tutte le strategie e le misure necessarie. La sensatezza – o l’insensatezza – delle singole scelte politiche, al pari  degli interessi particolari e delle iniziative dei movimenti sociali, vanno valutati dalla prospettiva di un progetto mondiale.

7 Sviluppare questo progetto mondiale dell’era solare, farne comprendere la necessità, renderlo auspicabile, e realizzarlo nei fatti, è una responsabilità che devono assumersi tutti i soggetti coinvolti: movimenti sociali, esperti, divulgatori impegnati, cittadini interessati, responsabili politici e imprenditori. I Colloqui di Dobbiaco – come molte altre fucine d’idee – sono utili per confrontarsi sui vari modi di “narrare” e presentare questo progetto mondiale, per farlo uscire dalle torri d’avorio degli esperti, e per far sì che da questa narrazione emerga in maniera comprensibile, convincente e accattivante l’essenza vera della transizione energetica, diventando un pilastro portante del pensiero collettivo.

8 È ormai evidente che il dovere di difendere il clima per garantire ai giovani e alle generazioni future una vita decente sulla terra, è una motivazione troppo debole per indurre le persone ad agire. Per esempio, solo l’uno percento di chi si sposta in bicicletta lo fa per amore dell’ambiente, l’altro novantanove lo fa perché in bici si arriva a destinazione più velocemente, spendendo molto meno e traendone benefici per la propria salute. Questo deve farci capire che per “narrare” la transizione energetica, occorre partire dalla vita delle persone coinvolte, ponendo in risalto il contributo che ciascuno può dare per la tutela del clima e per un futuro intelligente del sistema energetico, non in nome di ideologie astratte, ma per la legittima aspirazione di ogni essere umano a vivere in un ambiente più bello e più sano, con infrastrutture efficienti, posti di lavoro, sicurezza degli approvvigionamenti, alloggi a prezzi accessibili e altri interessi altrettanto legittimi. Se vogliamo che la transizione energetica riesca davvero, molto dipende da quanto saremo disposti a ripensare i nostri stili di vita e le nostre forme di socializzazione, e da quanto sapremo far confluire questa nuova prospettiva nel pensiero collettivo, nel confronto pubblico e soprattutto nelle nostre azioni.