Trivellazioni petrolifere nella barriera corallina dell’Amazzonia, pessimo calcolo di Total

Dossier Greenpeace: a rischio un ambiente unico, cetacei, tartarughe marine e mangrovie

[25 maggio 2017]

Greenpeace France ha pubblicato il rapporto “Des forages pétroliers à l’embouchure de l’Amazone : un risque inacceptable” che è un’analisi critica dello studio di impatto ambientale (étude d’impact environnemental Eie) presentato da Total al governo brasiliano. Gli ambientalisti spiegano che questo Eie è una tappa obbligatoria per l’acquisizione delle licenze ambientali che permettono loro di effettuare delle trivellazioni esplorative vicino alla barriera corallina dell’Amazzonia».

Era dagli anni ’70 che si presumeva l’esistenza di una barriera corallina alla foce del Rio delle Amazzoni, ma questa ipotesi è stata confermata solo nell’aprile 2016 da un team scientifico brasiliano su Science Advances e all’inizio di quest’anno una parte di quello stesso team ha partecipato a bordo della nave di Greenpeace Esperanza  a una spedizione scientifica che ha realizzato le prime immagini della barriera corallina e ha iniziato a documentare questo ecosistema unico. Greenpeace France ricorda che «Questa missione di documentazione ha confermato l’importanza e la pertinenza ecologica di quello che gli scienziati considerano già un nuovo bioma».

Ma questo non ha dissuaso Total, che fa parte di un consorzio petrolifero, dal voler effettuare delle trivellazioni esplrative nell’area: il pozzo esplorativo più vicino si trova a soli 28 Km dalla barriera corallina

Il 3 maggio, il procuratore dello Stato brasiliano dell’Amapa  ha ufficialmente raccomandato all’Instituto brasileiro do meio ambiente e dos recursos naturais renováveis (Ibama) di sospendere le licenze ambientali accordate al consorzio petrolifero e ora il rapporto di Greenpeace France, realizzato da un Team di scienziati indipendenti, demolisce l’Eie presentato da Total all’Ibama, rivelando un gran numero di incoerenze e una mancanza di rigore nel metodo utilizzato e che «I rischi sono sottostimati e le conseguenze sono state minimizzate».

Secondo le analisi fatte dagli scienziati, i modelli idrogeologici e della dispersione di una marea nera che sono stati utilizzati da Total sarebbero imprecisi, un elemento che era già stato sottolineato dall’Ibama. «Questi modelli sono utilizzato per simulare le correnti di una data regione – spiegano a Greenpeace France –  al fine di prevedere in che modo il petrolio si disperderà in caso di fuga o di marea nera. Sol che sembrerebbe che i modelli utilizzati da Total siano incompleti (per esempio, non tengono conto dell’influenza dell’acqua dolce) e presentano delle configurazioni incompatibili tra i venti e le correnti, rimettendo seriamente in discussione la credibilità dell’Eie di Total. Inoltre, non è stato tenuto conto del livello elevato di sedimentazione dell’acqua in questa regione, mentre è un fattore aggravante in caso di area nera. I sedimenti si mescolerebbero al petrolio e andrebbero a depositarsi esattamente sul fondo dell’oceano, sui coralli. Allo stesso tempo, gli apporti ecosistemici delle barriere coralline sono innegabili. Forniscono un habitat, cibo e un luogo di riproduzione a numerose specie sottomarine.

Il rapporto di Greenpeace France evidenzia che  «Le trivellazioni ultra-profonde (più di 1.500 metri) presentano dei rischi supplementari. E’ questo il metodo che è stato utilizzato dalla BP sulla piattaforma Deepwater Horizon… Total, benché si presenti come un campione di questa tecnica, a essa stessa affermato che trivellare vicino alla barriera corallina dell’Amazzonia è una sfida in questa regione dalle condizioni meteorologiche estreme e instabili. Delle attività di trivellazione quotidiane possono avere dei gravi impatti sui cetacei, le tartarughe e gli uccelli marini che vivono  in questa regione. Ora, questi impatti sono stati sottostimati da  Total. I cetacei e le tartarughe marine sono delle specie a crescita lenta che non hanno molti piccoli e che raggiungono tardivamente la maturità sessuale, il che li rende particolarmente sensibili ai disturbi. Questo non compare nell’Eie di Total che sembra aver espulso questo problema».

Per le mangrovie è la stessa cosa: le compagnie petrolifere non tengono conto della fragilità ambientale di queste foreste costiere e Greenpeace aggiunge: «Qui, ancora, percepiamo delle “dimenticanze” nell’Eie di Total. Riguardo ai potenziali impatti, Total riconosce che una marea nera potrebbe raggiungere le coste dei Paesi vicini, la Guyana e il Venezuela, ma esclude le zone costiere a mangrovia del Brasile e della Guyana Francese. Essendo le modellizzazioni imprecise, è pertanto difficile affermare con certezza che questo non colpirà il Brasile e la Guyana… Con forti danni, dato che sappiamo che è in questa regione che si trova il più grande ecosistema continuo di mangrovie, che fornisce alle popolazioni locali numerose risorse (legname, cibo, medicine…). Le mangrovie sono particolarmente difficili da ripulire dopo una marea nera. La biodiversità molto ricca che ci vive, granchi, pesi, flora, verrebbe a scomparire e le popolazioni locali, che trovano nelle mangrovie i mezzi di sussistenza  ne soffrirebbero pesantemente. Il Paco Nazionale di Cabo Orange si trova sulle coste nord del Brasile, si tratta di un’area protetta che si estende su 619.000 ettari e che ospita una lora e una fauna uniche. Questo non sembra smuovere Total più di tanto…»

A coronamento di tutto questo, per Greenpeace France «Il piano di intervento previsto da Total in caso di incidente è molto lontano dall’essere soddisfacente».

Gli ambientalisti francesi fanno l’esempio della cupola di contenimento che dovrebbe permettere di bloccare il pozzo petrolifero sottomarino per impedire che si verifichi una marea nera e dicono che «Non esiste alcuna garanzia che questa sia una soluzione efficace, ma è stata presentata come tale».  Infatti, la cupola di contenimento si trova a Rio Janeiro, cioè a 4.000 km da dove si trovano i pozzi più vicini. Ci vorrebbero 9 giorni per portare il materiale sul posto dell’incidente. E il petrolio avrebbe tutto il tempo per diffondersi nell’Oceano Atlantico.

Greenpeace France conclude: «A rischio di ripeterci: chiediamo a Total di rinunciare ai suoi progetti di trivellazioni esplorative vicino alla barriera corallina dell’Amazzonia, dato i rischi collegati e gli impatti poteziali alla foce del Rio delle Amazzoni. Siamo più di un milione a difendere la barriera corallina dell’Amazzoni. Più saremo numerosi, più avremo delle chance di mettere fine a un progetto pericoloso di de Total al largo del Brasile».