Appello ai nuovi parlamentari e al futuro governo: vietare l’airgun per la ricerca di idrocarburi in mare

Trivelle, dal Consiglio di Stato ok alle ricerche con l’airgun in Adriatico

Legambiente e NO-Triv: «Basta a questa inutile e dannosa corsa al petrolio»

[14 marzo 2018]

Il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati dalle Regioni Puglia e  Abruzzo e di numerosi altri Enti contro il ministero dell’ambiente e la compagnia Spectrum Geo, dando così il via libera alle  prospezioni e ricerca di gas e idrocarburi – e alle successive trivellazioni – al largo della costa adriatica, da Rimini a Termoli e da Rodi Garganico a Santa Maria di Leuca. Abruzzo e Piglia chiedevano l’annullamento del parere di compatibilità ambientale del ministero dell’ambiente per i “permessi di prospezione” al largo delle coste di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, confermando le sentenze di primo grado dei Tar.
Regioni ed Enti locali erano preoccupati soprattutto per l’utilizzo della tecnica dell’airgun, il metodo di ricerca più utilizzato nel settore delle attività estrattive, che prevede il rapido rilascio di aria compressa nell’acqua, generando onde a bassa frequenza e rappresenta un’importante fonte di inquinamento acustico dell’ambiente marino. Sono numerosi gli studi internazionali e nazionali che confermano la dannosità dell’utilizzo di questa tecnica che può avere ripercussioni sulla fauna marina anche a diversi chilometri di distanza dal punto di effettiva esplosione. Ma il Consiglio di Stato ha ignorato tutto questo e ha risposto che «I motivi sono in parte infondati e in parte inammissibili».

Una sentenza che smentisce la viceministra del ministero dello sviluppo economico Teresa Bellanova che aveva stoppato i nuovi permessi rilasciati dal ministero dell’ambiente il 26 settembre 2017.

Le associazioni ambientaliste e i comitati no-triv sono di nuovo sul piede di guerra e Il Coordinamento Nazionale No Triv ricorda che «Rimaste ai margini della campagna elettorale, le trivelle irrompono di prepotenza sulla scena dell’imperituro conflitto tra chi è a favore e chi è contro l’attuale modello energetico, accentratore e fondato sullo sfruttamento delle fonti fossili. Complice la “politica” che fino ad oggi ha lasciato fare il bello ed il cattivo tempo alle compagnie Oil&Gas, la sentenza del Consiglio di Stato ha dunque rimosso ogni residuo ostacolo alle attività della compagnia inglese Spectrum Geo nel Mare Adriatico in un’area vasta 30.000 kmq. “Palazzo Spada”, a cui negli ultimi anni un noto settimanale ha rimproverato più di una debolezza, ha operato un’ambigua discriminare tra attività di prospezione ed attività di ricerca di idrocarburi in mare: il rigetto dei ricorsi presentati dalle Regioni Abruzzo e Puglia, e dagli Enti LOcali ne è stato l’ovvia conseguenza».

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, sottolinea che «E’  ora di avere il coraggio di dire basta a questa dannosa corsa al petrolio e all’utilizzo dell’air-gun per la ricerca di idrocarburi È assurdo quando deciso dal Consiglio di Stato che, nel bocciare i due ricorsi presentati in appello dalla Regione Puglia e dalla Regione Abruzzo, ha sottovalutato gli enormi  impatti negativi che l’utilizzo massiccio di questa tecnica di indagine ha nei confronti delle specie marine e sull’intero ecosistema marino. Per questo al futuro governo e alla maggioranza che lo sosterrà chiediamo di dare attuazione agli impegni presi nella precedente legislatura, in sede di dibattito parlamentare e ai diversi ordini del giorno approvati in materia al Senato e alla Camera negli anni passati – ma a cui fino ad oggi non è stato dato seguito –  e di vietare l’utilizzo di questo metodo per la ricerca di idrocarburi in mare che non porta vantaggi in termini economici alla collettività, di conoscenza scientifica e ambientale, ed è a favore esclusivamente delle compagnie che detengono i titoli e le concessioni minerarie».

Il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, tira in ballo direttamente la politica e in particolare al Movimento 5 Stelle che in Puglia ha fatto il pieno: «Ribadiamo il nostro appello, questa volta rivolgendoci ai parlamentari pugliesi neoeletti, nonché alla Regione, di farsi promotori di una legge che vieti la tecnica dell’airgun, estremamente pericolosa e impattante per l’ecosistema marino», Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv, rilancia: «Il nodo è sempre stato e resta quello politico,  Chiediamo una totale inversione di rotta nelle scelte di politica energetica nazionale e nell’Unione, che favorisca la decarbonizzazione e la riconversione ecologica dell’intero sistema economico». Secondo il Nazionale No Triv, «Archiviata la lunga parentesi elettorale e nell’attesa di conoscere se e quale maggioranza si costituirà in Parlamento in vista della formazione di un nuovo Governo, è necessario che tutte le forze politiche – ma in particolare quelle uscite rafforzate dal voto del 4 marzo – assumano piena consapevolezza dell’improcrastinabilità di scelte dirompenti che dovranno portare l’Italia a farsi promotrice di una moratoria generale, in tutto il bacino del Mediterraneo ed anche su terraferma, delle attività di ricerca e sfruttamento delle fonti fossili, e ad abbandonare la politica delle grandi infrastrutture energetiche. Il Mise, invece, non ipotechi le scelte del futuro esecutivo, astenendosi pertanto dall’accordare permessi alla Spectrum Geo».

Legambiente evidenzia anche che «Le due istanze di prospezione, che riguardano circa 30mila chilometri quadrati di mare e che coinvolgono le coste adriatiche dall’Emilia alla Puglia, sono solo la punta dell’iceberg del problema.  Sono infatti 6 i pareri VIA positivi rilasciati dal Ministero dell’Ambiente nel settembre 2017, in meno di un mese, per un totale di 3.860 kmq che prevedono l’autorizzazione a effettuare attività di ricerca sempre nelle stesse aree».

Zampetti aggiunge:«Alla luce di questi dati riteniamo indispensabile la redazione di un Piano delle Aree che prenda in considerazione le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, per avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere previste in corso».

Enzo Di Salvatore, padre del Referendum No Triv e di numerosi ricorsi contro lo Sblocca Italia e più di un Disciplinare-tipo, commenta così la sentenza: «La ricreazione è finita! La battaglia contro le trivelle non si vince unicamente impegnandosi fino allo sfinimento nelle aule dei tribunali, armati di codici e studiando ogni utile strategia giudiziaria. Occorre un cambio di passo di cui la classe dirigente di questo Paese non si è mostrata finora minimamente capace».