Trump chiede a Farage di non far mettere le pale eoliche offshore vicino al suo campo da golf in Scozia

Un groviglio di interessi che rende inestricabile la politica internazionale dagli affari

[23 novembre 2016]

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Donald Trump ha appena chiesto ad un altro Stato, il Regno Unito, di poter scegliere lui quale sarà il nuovo ambasciatore britannico negli Usa e ha indicato il suo amico Nigel Farage, il fondatore dell’UK Independence Party (Ukip), che condivide con lui le idee xenofobe e l’iper-nazionalismo conservatore. Naturalmente l’allibito governo conservatore britannico ha risposto picche, ma la proposta di Trump rivela molto della sua tendenza eversiva delle regole internazionali e di quello che potrebbe diventare un colossale conflitto di interesse planetario, da far impallidire quello del nostro Silvio Berlusconi che il centro-sinistra non ha mai davvero voluto risolvere.

Come racconta Kiley Kroh su  ThinkProgress,  Trump non riesce proprio a separarsi dai suoi vasti interessi – senza precedenti per un presidente Usa – e sembra proprio intenzionato a portarli con sé alla  Casa Bianca, cecando di  incrementarli grazie alle buone relazioni con leader politici come Farage,  lontani geograficamente ma ben vicini al suo impero economico sul quale non tramonta il sole. Infatti, l’uomo che ieri ha annunciato che gli Usa usciranno dalla Trans-Pacific Patnership per riportare lavoro e investimenti negli Usa ha grossi investimenti immobiliari all’estero, anche in Gran Bretagna.

In un recente incontro con Nigel Farage, il discusso politico antieuropeista britannico, ed altri esponenti dell’Ukip, che al Bruxelles si è alleato con Beppe Grillo, Trump li ha esortati ad  opporsi parchi eolici offshore.

Ora che è diventato presidente della più grande potenza del mondo Trump spera evidentemente di riuscire a vincere la sua inutile guerra contro l’energia eolica offshore in Scozia e in particolare contro un progetto che il governo della sinistra indipendentista scozzese ha approvato di fronte al suo campo da golf nell’Aberdeenshire. Già nel 2012, Trump scriveva in una lettera inviata all’allora premier scozzese Alex Salmond: «Con la sconsiderata installazione di questi mostri, si è solo fatto più danni alla Scozia di qualsiasi evento nella storia scozzese».

I tribunali britannici hanno più volte respinto le pretese di Trump  di bloccare la costruzione del parco eolico off-shore, che secondo il neo-presidente Usa rovinerebbe la vista ai suoi facoltosi  clienti golfisti. Nel 2015 Trump ha addirittura portato la questione di fronte alla Corte Suprema del Regno Unito, che ha respinto all’unanimità le sue pretese.

Nonostante la Brexit e la prossima uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, a giugno la  compagnia svedese che ha presentato il progetto eolico offshore ha confermato l’intenzione di andare avanti, e Trump ha confermato l’intenzione di opporsi con tutti i mezzi, definendo il progetto di «un atto di vandalismo pubblico».

Il New York Times rivela che, insieme a Farage, al summit anti-eolico con Trump c’erano anche Arron Banks, un grosso financial backer  e grande finanziatore della campagna pe la Brexit, e Andy Wigmore, un media consultant che ha curato la campagna di comunicazione di Leave.EU, uno dei due gruppi di pressione che hanno portato la Brexit alla vittoria.

In una e-mail  inviata al Times,  Wigmore ha affermato che lui e le banche faranno «una campagna contro i parchi eolici in Inghilterra, Scozia e Galles» e ha sostenuto le banche si erano già opposte a dei parchi eolici in passato che stanno esaminando la questione. Wigmore ha rivelato che Trump «ha suggerito che dovremmo fare una campagna su questo» e «ci ha stimolato a farla».

La posizione di Trump, evidentemente condivisa da Farage, è imbarazzante per il Movimento 5 Stelle, da sempre favorevole alle enerie rinnovabili, che in Europa si trova alleato  con l’Ukip che si mette servizievolmente a disposizione di Donald Trump, che non ha mai nascosto il suo disprezzo per le energie rinnovabili e per le pale eoliche in particolare.  A ottobre, intervistato dal programma radiofonico di Herman Cain, si è esibito in una tirata contro l’energia eolica, facendo addirittura l’animalista e asserendo che «L’eolico uccide tutti gli uccelli», mentre probabilmente i suoi figli applaudivano da casa, accanto ai leopardi impagliati che avevano appena abbattuto in un costoso safari in Africa.

Trump, il cui senso estetico è leggendario, ha anche postato decine di tweet  contro le pale eoliche che lui trova brutte. Ma negli Stati Usa dove l’eolico ha portato lavoro ed energia puliti in campagna elettorale ha promesso che non toccherà i piani di espansione dei governatori repubblicani, anche se in qualche posto ci sono stati problemi di impatto (gestibili) sulle aquile reali che, evidentemente, sono meno importanti degli uccelli marini nell’Aberdeenshire.

E’ evidente che Trump vuole utilizzare la sua nuova carica  a beneficio suo impero economico, piuttosto che separarsi dal suo patrimonio personale, come hanno fatto i presidenti precedenti, e che per farlo utilizzerà politici molto discutibili come Farage o i leader della destra nazionalista al potere nei Paese dell’Europa dell’Est e che vogliono andare al potere nell’Europa Occidentale.

Lo staff di transizione di Trump ha pubblicato una foto di sua figlia Ivanka, che dovrebbe essere nominata  amministratrice delegata delle imprese di  Trump, mentre partecipava al recente incontro tra suo padre e il primo ministro giapponese Shinzo Abe. E Ivanka sarebbe stata presente anche al recente incontro tra Trump e presidente liberista dell’Argentina Mauricio Macri. Il Washington Post  scrive che il nuovo DC hotel di Trump  sta cercando di «trarre vantaggio dalla frenesia dei diplomatici stranieri desiderosi di avere accesso al presidente eletto», che la settimana scorsa ne ospitati quasi 100 a un ricevimento, e in molti commentatori dicono che si tratta di una possibile violazione della Costituzione Usa.

Il New York Times  ha rivelato che, dopo aver vinto le elezioni, Trump ha anche incontrato grossi imprenditori indiani che lo hanno aiutato ad accedere al mercato dell’India e  che sono desiderosi di estendere questo rapporto ora che è diventato presidente Usa.  Un bel groviglio di interessi  che rende inestricabile la politica internazionale dagli affari.

Eppure, secondo Kellyanne Conway, una delle più note consulenti del presidente eletto Trump, «La gente dovrebbe preoccuparsi meno di questi conflitti di interessi e concentrarsi di più sul “sacrificio” che sta facendo Trump per loro».

Siamo all’amaro calice della discesa in campo di Berlusconi all’ennesima potenza, solo che qui ci sono in ballo i destini del mondo e non Canale 5 o Rete 4.