Donald Trump e l’islam “buono”: quello che compra le armi Usa

Durissime accuse all’Iran che risponde: i mandanti del terrorismo sono i sauditi

[22 maggio 2017]

Il primo viaggio del presidente Usa Donald Trump all’estero è stato surreale: ha tenuto un discorso su Islam e il terrorismo a Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudita, il Paese più integralista del mondo e culla dl wahabismo, la corrente islamica alla quale si ispirano Al Qaeda e lo Stato Islamico/Daesh, implorando i musulmani di praticare la tolleranza, ma attaccando  – in una monarchia assolta teocratica – come intollerante l’Iran che aveva appena celebrato elezioni nelle quali Hassan Rohani aveva pesantemente sconfitto l’ala destra oscurantista del clero sciita, che sognava di riconquistare la presidenza della repubblica islamica iraniana.

Quello di Trump è stato un invito alla tolleranza condito con una fornitura di armi per 110 miliardi dollari all’Arabia Saudita impegnata in una guerra settaria contro gli sciiti Houthi al potere nello Yemen e nota fornitrice di armi – finite anche al Daesh – alle milizie estremiste sunnite siriane e irakene.

Nella patria di Osama bin Laden e degli attentatori delle Torri Gemelle a New York, Trump  ha sollecitare i leader islamici sunniti a scacciare i terroristi dai loro Paesi e  ad esercitare quella tolleranza e rispetto reciproco che lui stesso non ha mai dimostrato né verso i suoi avversari politici, né verso i musulmani e i migranti in generale. Come fa notare Adrienne Mahsa Varkiani su ThinkProgress, Trump «Durante il suo discorso, ha ringraziato l’Arabia Saudita per il suo ruolo nella sicurezza in Medio Oriente, ignorando le violazioni dei diritti umani nel Paese, sia in patria che e altrove nella regione».

L’impressione è quella di un presidente/piazzista di armi che infiocchetta un discorso “tollerante” ed anti-iraniano per giustificare il vero obiettivo del suo viaggio: «Aiutare i nostri amici sauditi a fare un buon affare con le  nostre grandi companies della difesa americane, il più grande in tutto il mondo. Questo accordo aiuterà i militari sauditi ad assumere un ruolo di gran lunga maggiore nella sicurezza e nelle operazioni hanno a che fare con la sicurezza». Un’offerta rivolta anche alle altre monarchie assolute sunnite della regione e alla coalizione a guida saudita che sta bombardando lo Yemen, elogiata da Trump per aver intrapreso «un’azione forte contro i militanti Houthi», così forte da poter essere definita un crimine contro l’umanità da Onu, Unicef e grandi organizzazioni umanitarie.

A Riyadh Trump ha rinunciato alla sua retorica islamofobica con la quale infiammava i suoi comizi elettorali, per esempio,  invece di dire «terrorismo islamico radicale» ha scelto di indicare la «necessità di affrontare il terrorismo nell’Islam» ed ha anche definito l’Islam «Una delle  più grandi fedi del mondo». E pensare che,  secondo la CNN, il testo del discorso di Trump è stato  scritto da Stephen Miller, quello che ha scritto il “muslim ban”. Invece, in Arabia Saudita, Tump si è rivolto ai leader sunniti mediorientali dicendo che quella in atto “Non è una guerra tra religioni, ma una guerra tra il bene e il male. E il mio è un massaggio di pace» e ha affermato  davanti a 50 leader del mondo arabo e musulmano: «L’America non è contro l’Islam, ma contro chi semina morte e minaccia il futuro delle nuove generazioni. Cacciate via gli estremisti dalle vostre case, dalla vostra terra santa, dai vostri luoghi di culto. Non ci può essere tolleranza verso il terrorismo. Possiamo vincere solo se tutti in questa stanza daranno il loro contributo. Da parte sua l’America è pronta a stare al vostro fianco, ma non può sostituirsi a voi».

Trump anche dedicato una parte significativa del discorso a chiedere ai leder arabi – in gran parte dittatori – di  isolare l’Iran appena due giorni dopo la rielezione di un presidente riformista e addirittura proponendo una “Nato Araba” a guida saudita-Usa che dovrebbe avere il compito di contenere l’espansionismo iraniano e di combattere gli stessi terroristi armati e finanziati soprattutto dalle monarchie assolute del Golfo.

Per Trump quella contro l’estremismo «E’ una lotta fra il bene e il male», nella quale lo sponsor del male della violenza e della instabilità nella regione sarebbe l’Iran. L’agenzia ufficiale iraniana ParsToday ribatte: «C’era una volta “l’impero del male” e si chiamava Unione Sovietica. Oggi questo cosiddetto impero  è l’Iran. Nel suo atteso discorso a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, il presidente americano Donald Trump non ha ripetuto l’espressione “evil empire” usata da Reagan nel 1983 parlando dei sovietici, ma l’attacco all’Iran è durissimo. “L’Iran ha alimentato i fuochi della violenza settaria”, ha detto Trump, aggiungendo: “Dal Libano all’Iraq e allo Yemen, l’Iran finanzia, arma e addestra i terroristi che spargono distruzione”. In questo attacco Trump si trova in piena sintonia con il padrone di casa, il re saudita Salman. Prima di cedere la parola a Trump, il re saudita ha accusato ingiustamente Teheran di “alimentare il terrorismo” e di “interferenze” in vari Paesi della regione mediorientale. L’attacco all’Iran ha rappresentato la parte più dura di un discorso in cui Trump è rimasto fedele al testo scritto, evitando parole in libertà  e qualche possibile gaffe. L’Arabia Saudita e non l’Iran è stato sempre il principale sponsor del terrorismo di Stato nella regione e nel mondo e il wahhabismo rimane la fonte dell’estremismo. circa 61 gruppi che sono riconosciuti come  organizzazioni terroristiche da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, per la stragrande maggioranza sono gruppi wahabiti ispirati e finanziati dall’Arabia Saudita.  Il Wahabismo è l’ideologia radicale che prevale in Arabia Saudita, liberamente predicato dal clero legate alla famiglia reale di Al Saud, e che ispira estremisti e gruppi terroristici in tutto il mondo. L’Isis o il Daesh in arabo è il principale gruppo terrorista che segue questa ideologia che definisce le persone che non condividono le loro stesse ideologie come “infedeli” e le uccidono».

Durissimo anche il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif che ha detto a  PressTV che «Le recenti affermazioni anti-iraniane del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump a Riyadh, miravano solo a “mungere” l’Arabia Saudita».

ParsToday rincara la dose: «Sia Trump, che il suo Paese ed il suo alleato saudita sono i veri colpevoli e responsabili di numerosi crimini in regione nella sua recente visita in Arabia Saudita ha preteso che Teheran sia responsabile di atti di terrorismo e di aver seminato “morte e distruzione” in tutta la regione e che “Tutte le nazioni devono isolare Teheran”».  Infatti, riferendosi alla guerra in  Siria Trump ha accusato l’Iran di aiutare il presidente Bashar al Assad (cosa che fanno anche Russia e  Cina) e di aver «commesso atti deprecabili» nel Paese. Zarif risponde che gli Usa e l’Arabia Saudita  «Sono i veri colpevoli e responsabili di numerosi crimini nella regione».  Ma Trump accusa l’Iran di essere responsabile di atti di terrorismo e di aver seminato «morte e distruzione: «Dal Libano all’Iraq allo Yemen, l’Iran addestra miliziani e gruppi estremisti che hanno diffuso il caos in tutta la regione. Tutte le nazioni devono isolare l’Iran».

Concetto ribadito in altri termini dal segretario di Stato Usa Rex Tillerson che, commentando la schiacciante vittoria di Hassan Rohani in Iran, ha detto: «Speriamo che l’Iran metta fine ai test di missili balistici e speriamo che egli ripristini tutti i diritti degli iraniani». Il ministro degli esteri saudita che sedeva al suo fianco, Adel al Jubeir, ascoltava compiaciuto e, dall’alto del noto rispetto per i diritti umani e delle donne in Arabia Saudita, ha affermato che «Se vuole cambiare le proprie relazioni con il resto del mondo, l’Iran dell’appena rieletto presidente Hassan Rohani deve interrompere il sostegno e il finanziamento di gruppi terroristici e forze di destabilizzazione attive nella regione».

Secondo i principali giornali statunitensi, Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e consulente dl Presidente Usa, ha avuto un ruolo determinante nell’accordo da 110 miliardi di dollari (più altri nei prossimi anni) per la colossale vendita di armi all’Arabia Saudita, mentre il fondo sovrano saudita si è impegnato a investire circa 20 miliardi di dollari in infrastrutture di vario tipo da realizzarsi soprattutto negli Stati Uniti.

Pecunia non olet, soprattutto quando odora di petrolio e l’acrobatica visita di Trump in Arabia Saudita lo conferma, così come conferma una spregiudicatezza politica americana che da sempre individua l’islam buono nelle sale del trono delle monarchie assolute e nelle caserme dei dittatori civili/militari. Un errore che ci ha portato alla situazione attuale, un errore che non si vuole ammettere, foraggiato di armi (anche italiane), bugie e realtà parallele, foriero di nuove tragedie.

U. M.