Ungheria: la centrale nucleare di Putin piace a Orban

Un cattivo affare per l’ambiente e l’economia. Ci guadagna solo Rosatom

[31 agosto 2017]

Tra i manifestanti che hanno protestato contro l visita del presidente russo Vladimir Putin in Ungheria c’erano anche quelli che denunciano l’intrigo politico del governo reazionario di Viktor Orban  per costruire un nuova centrale nucleare di Paks-2

Secondo Bellona, l’Ong scientifico/ambientalista norvegese/russa, si tratta di «un  accordo di lunga durata che si basa su un prestito da Mosca di 10 miliardi di euro (12 miliardi di dollari) ed è ampiamente visto come un cavallo di Troia per l’influenza politica di Mosca sul governo di Viktor Orban».

Insomma, il nucleare metterebbe d’accordo l’anticomunista Orban e l’ex agente del Kgb Putin, comunque già accomunati da una visione politica conservatrice e nazionalista. Un’intesa che risale al 2014 e che alla fine, dopo aver superato i controlli e i sospetti delle autorità di regolamentazione europee, ha avuto anche il via libera dell’Unione europea.

Il governo di destra dell’Ungheria ha fatto ricorso a tutte le rgomentazioni  disposizione e per un volta è venuto buono anche il passato comunista: Orban ha detto che Paks-2 dovevano costruirla i russi perché la prima centrale nucleare originale di Paks era stato costruita dai sovietici.

Così il 28 agosto, in visita a Budapest, Putin ha potuto annunciare l suo amico Orban che «I lavori presso il cantiere di Paks potranno iniziare già all’inizio del prossimo anno»,

I manifestanti hanno salutato Putin con una salva di fischi e con striscioni sui quali si leggeva: “Non saremo una colonia russa”. I partiti politici di sinistra e centristi che si oppongono al regime liberticida di Orban si sono impegnati ad annullare  il contratto Paks2 se vinnceranno le elezioni.  il leader del momento politico centrista Momentum. ha detto: «”Non lasceremo che l’Ungheria venga incatenata alla Russia per decenni da offerte segrete». Ma il governo della destra xenofoba ungherese e i suoi alleati fascisti tirano dritto e il ministro degli esteri Peter Szijjarto ha confermato a Putin che l’Ungheria è pronta a dare il via ai lavori dell centrale nucleare entro il 2018: «I lavori di costruzione veri e propri partiranno da gennaio e nulla potrà  fermare l’investimento da ora in poi», ha confermato ai giornalisti.

L’Ungheria è l’energia nucleare: il 50% dei suoi consumi energetici dipendono dalle centrali nucleri sovietiche e in molti temono che Paks-2 sancirà definitivamente la dipendenza energetica del Paese da Mosca.

Il reattore VVER-1200  che Rosatom costruirà in Ungheria sarà gestito dalla multinazionale atomica statale russa per 50 anni, compreso il rifornimento di combustibile e la maggior parte know-how tecnico.

Inoltre Budapest ha accettato un prestito capestro e anche se la centrale nucleare non dovesse mai entrare in funzione gli interessi sul prestito potrebbero essere rovinosi: «Un accordo simile da 30 miliardi di dollari, stipulato dal  Bangladesh con Mosca, potrebbe avere al netto di 8 miliardi di dollari di interesse – spiegano a Bellona – Un affare da 25 miliardi di dollari che Rosatom sta perseguendo con l’Egitto potrebbe, con gli oltre 35 anni del prestito, gonfiarsi fino a 71 miliardi di dollari».

Oskar Njaa, Bellona Russi, è convinto che «L’accordo di Orban con Putin mette l’Ungheria in una posizione senza vie d’uscita. Non è particolarmente saggio affidarsi all’approvvigionamento energetico russo, sia attraverso l’ampliamento di un impianto nucleare o con un grosso accordo sul gas. Come abbiamo visto in passato, la Russia può utilizzare la sua offerta energetica per innalzare il livello dei conflitti politici».

Bellona fa l’esempio di quanto accaduto in occasione dell’annessione russa della Crimea e della ribellione della popolazione filorussa nell’Ucraina sud-orientale: «Nel 2014, al culmine elle tensioni est-ovest sull’annessione della Crimea, i funzionari del Cremlino minacciarono di ridurre i rifornimenti di combustibili nucleari ai reattori sovietici costruiti in Ucraina, sollevando lo spettro che Mosca stesse forzando un incidente nucleare disastroso».

Alla fine quella di Rosatom restò una minaccia, ma il messaggio rivolto all’Occidente e proveniente dalla terra di Chernobyl era chiaro: i reattori costruiti dall’Urss possono essere utilizzati come ricatto nucleare nella nuova  Guerra Fredda.

Dopo la guerra del gas tra Russia e ’Ucraina, che coinvolse anche l’Unione europea, diversi Paesi europei, compresa l’Ungheria, hanno pensato di diversificare il loro approvvigionamento energetico puntando sul nucleare. «Ironia della sorte – sottolinea Bellona – Rosatom è emersa come il costruttore nucleare più disponibile  e stabile sul mercato internazionale. Per ora, Rosatom può permettersi i rischi ed è in grado di offrire condizioni di finanziamento generose grazie alle enormi sovvenzioni statali che riceve. Queste sovvenzioni possono essere restituite in prestiti e, sulla carta, i prestiti aumentano i profitti della compagnia. Ma le sovvenzioni sono destinate a diminuire o a prosciugare nel 2020. Di conseguenza, Rosatom sta accumulando memorandum di intesa con qualsiasi Paese che abbia un vago interesse per l’energia nucleare». Rosatom dice che attualmente questi memorandum di intesa sono 27, per un ammontare di 135 miliardi di dollari.

Ma Bellona è molto scettica perché «La maggior parte dei Paesi in cui Rosatom sta ottenendo memorandum di intesa- Paesi come la Giordania, l’Algeria, la Nigeria e la Bolivia – non saranno in grado di sostenere il nucleare per decenni».

Restano Paesi con governi avventuristici e populisti come l’Ungheria che possono sostenere il nucleare e che hanno i soldi per mantenere in piedi l’enorme bilancio pubblico di  Rosatom.

Njaa conclude: «Alla fine, l’accordo Paks-2 è cattivo per l’economia e cattivo per l’ambiente. Né il gas né l’energia nucleare incoraggiano a passare a un’energia rispettosa dell’ambiente. Invece, queste fonti energetiche occupano effettivamente il posto che l’energia rinnovabile potrebbe occupare in Ungheria e nel più esteso sistema energetico della regione».