Usare Bitcoin potrebbe far aumentare il riscaldamento globale di oltre 2° C in soli 22 anni (VIDEO)

Ma altri ricercatori stroncano lo studio: è un’ipotesi fuorviante

[30 ottobre 2018]

Il nuovo studio “Bitcoin emissions alone could push global warming above 2°C” pubblicato su Nature Climate Change da un team dei ricercatori dell’universita delle Hawai‘i – Mānoa rileva che l’uso di Bitcoin può provocare un rapido innalzamento del riscaldamento globale.

Secondo il team di ricercercatori hawaiiani «Se i Bitcoin venissero implementati a tassi simili a quelli in cui sono state implementate altre tecnologie, potrebbero produrre abbastanza emissioni da far innalzare le temperature globali di 2° C già ne 2033».un Uno degli autori dello studio, Randi Rollins  del Pacific Biosciences Research Center, sottolinea che «Bitcoin è una criptovaluta con pesanti requisiti hardware, e questo ovviamente si traduce in grandi richieste di elettricità».

Il consumo di elettricità richiesto dalle  transazioni Bitcoin ha creato notevoli difficoltà e accese discussioni online su dove mettere le infrastrutture o rings  che calcolanoi proof-of-work dei Bitcoin. Si è discusso molto meno dell’impatto ambientale della produzione di tutta quell’elettricità.

Il team di Mānoa ha scoperto che «se il bitcoin viene adottato, anche a una velocità più bassa con cui sono state adottate altre tecnologie, le sue emissioni cumulative saranno sufficienti a riscaldare il pianeta oltre i 2° C in soli 22 anni. Se adottato al tasso medio di altre tecnologie, ci arriverà entro 16 anni».

Un’altra autrce dello studio, Katie Taladay, del Dipartimento geografia e ambiente dell’università delle Hawaiii,  evidenzia che «Attualmente, le emissioni provenienti dai trasporti, alloggi e cibo sono considerate i principali fattori che contribuiscono al cambiamento climatico in corso. Questa ricerca dimostra che Bitcoin dovrebbe essere aggiunto a questa lista».

ThinkProgress si è dichiarato subito scettico rispetto ai risultati dello studio e ha intervistato tre noti esperti di tecnologie informatiche (IT), tutti molto critici nei confronti delle ipotesi, delle analisi e delle conclusioni del team dell’ dell’universita delle Hawai‘i – Mānoa.

Jon Koomey, che ha lavorato per più di 20 anni al Lawrence Berkeley, ha detto che «I calcoli del consumo di energia dei Bitcoin sono complicati. Quindi, una cosa che non dovremmo fare è estrapolare incautamente i recenti tassi di crescita dei Bitcoin per il futuro, come sembra fare l’articolo pubblicato da Nature Climate Change. Non riesco a sottolineare abbastanza quanto pericolose, irresponsabili e fuorvianti possano essere tali estrapolazioni, e nessun analista credibile dovrebbe mai estrapolare in questo modo, né i lettori di relazioni su questo argomento cadere in questo ben noto errore».

Una stroncatura in piena regola  che parte dalla convinzione che per mantenere il riscaldamento globale i 2° C bisogna concentrarsi sulle grandi fonti di inquinamento da carbonio, come i trasporti, gli edifici e l’industria. «Quindi è pericoloso e irresponsabile – scrive ThinkProgress . creare l’impressione che sia ancora più difficile di quanto pensassimo e che dovremo dedicare vaste risorse a una nuova area di attenzione, specialmente quando quell’impressione si basa su analisi molto fuorvianti. Creare un nuovo Bitcoin e verificare una transazione usando la cosiddetta blockchain “proof of work” technology consuma elettricità, ma esattamente quanto è stato già ampiamente dibattuto. In parte perché chiunque e tutti quelli che riescono a risolvere problemi computazionali molto complessi possono convalidare le transazioni e, a loro volta, guadagnare Bitcoin. Dato che il procedimento  centrale dietro le transazioni Bitcoin è intensivo dal punto di vista computazionale, è intenso in elettricità. Questo spinge i minatori di Bitcoin verso una potenza di calcolo e un consumo di elettricità sempre maggiori, specialmente quando nel 2017 i bitcoin hanno guadagnato valore. Ma calcolare la quantità di elettricità totale utilizzata in tutto il mondo per ogni transazione Bitcoin è un compito molto complicato, motivo per cui molti esperti criticano le recenti asserzioni riguardanti la scala di intensità energetica legata al Bitcoin, come quelle del nuovo studio».

Eric Masanet , direttore dell’Energy and Resource Systems Analysis Lab della Northwestern University, ha detto a ThinkProgress che l’analisi sulla quale si basa il nuovo studio può essere facilmente confutata tre difetti eclatanti: «Sappiamo che il settore energetico globale si sta decarbonizzando e che l’IT (compreso il data mining di criptovaluta) sta diventando molto più efficiente dal punto di vista energetico. Sembra che nelle loro proiezioni gli autori abbiano trascurato queste ultime due tendenze, insistendo simultaneamente su un’enorme crescita nell’adozione della criptovaluta, con conseguenti stime gonfiate e incerte delle future emissioni di carbonio».

Arman Shehabi, del Lawrence Berkeley National Lab, è d’accordo: «Gli autori sembrano aver focalizzato la loro analisi su uno scenario molto improbabile: in cui la domanda di elettricità delle singole transazioni di Bitcoin e le emissioni di carbonio di quella elettricità rimangono entrambe statiche nei prossimi cento anni, mentre allo stesso tempo il Bitcoin subisce una rapida adozione. Sfortunatamente, l’attenzione posta dallo studio sui risultati di questo improbabile scenario oscura quanto siano improbabili. E’ assurdo pensare che il consumo di energia di quei sistemi rimanga pressoché invariato per i prossimi cento anni. Questa è un’assunzione folle in generale, ma assolutamente di fuori per il blockchain mining che negli ultimi anni ha già aumentato l’efficienza di un ordine di grandezza o più».

In effetti alcune grandi università e imprese stanno lavorando per rendere più efficiente il blockchain mining e altri stanno perseguendo un processo di convalida diverso che sarebbe molto meno energivoro.

Koomey, autore del libro “Turning Numbers into Knowledge” ha spiegato che «Il calcolo più credibile per l’attuale consumo di energia da parte di Bitcoin è solo dello 0,1% dell’elettricità globale totale, che è molto lontano dall’essere una minaccia per il clima».

Secondo i tre esperti, «La  crisi energetica dei Bitcoin è stata sovrastimata e, nella misura in cui c’è uno spreco di energia, i migliori ingegneri e professori stanno lavorando per risolvere il problema».

Ma Il principale autore dello studio, Camilo Mora, ribatte: «Non possiamo prevedere il futuro del Bitcoin, ma se verrà implementato ad un ritmo anche vicino al ritmo più lento con cui sono state adottate altre tecnologie, porterà cattive notizie per i cambiamenti climatici e per le persone e le specie colpite. Con la devastazione in continua crescita creata dalle condizioni climatiche pericolose, l’umanità sta facendo i conti con il fatto che il cambiamento climatico è la cosa più reale e personale che ci possa essere. Chiaramente, se si vogliono evitare le conseguenze potenzialmente devastanti dei 2° C di riscaldamento globale, qualsiasi ulteriore sviluppo delle criptovalute dovrebbe mirare in modo essenziale a ridurre la domanda di elettricità».

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