Sarà necessaria anche per il fracking. Sanzioni in caso di violazione alle norme nazionali

Valutazione d’impatto ambientale (Via), arriva la nuova direttiva Ue: tutte le novità

A greenreport il relatore, l’eurodpeutato Andrea Zanoni, che dopo il via libera ha ottenuto il mandato di iniziare i negoziati con Consiglio e Commissione

[9 ottobre 2013]

Quali sono le principali novità della nuova direttiva Ue sulla Valutazione d’Impatto Ambientale (Via)?

«Un maggior coinvolgimento del pubblico.  I cittadini devono essere parte attiva nei progetti che hanno un grande impatto sull’ambiente in cui vivono e, quindi, sulle loro stesse vite. Poi basta ai numerosi casi di conflitto di interessi ai quali in Italia troppo spesso si assiste, ovvero quando committente dell’opera e supervisore sono la stessa persona. Nuove azioni correttive, nel caso in cui il monitoraggio mostri che le misure di attenuazione e compensazione previste per un progetto autorizzato non sono efficaci, e sanzioni proporzionate e dissuasive in caso di violazione alle norme nazionali che derivano da questa direttiva. Infine, ma non certo per importanza, obbligo di valutazione d’impatto ambientale per i cosiddetti “idrocarburi non convenzionali” ovvero gas di scisto e del gas naturale da giacimenti di carbone, una novità assoluta».

Effetto cumulativo di diversi progetti e “salami slicing”: cosa prevede la direttiva per arginare questi problemi emersi con l’applicazione della “vecchia” Via?

«Oggi capita spesso che per evitare di sottoporre un determinato progetto a valutazione d’impatto ambientale si divida furbescamente lo stesso in diversi progetti che, formalmente autonomi, sono in realtà fasi diverse di uno stesso progetto. Questa è la tecnica del cosiddetto “salami slicing”, ovvero tagliare a fette un “salame” – l’intero progetto – per aggirare le norme ambientali. E’ il caso, ad esempio, del nuovo svincolo e del casello della A27 in progetto a Santa Lucia di Piave (Treviso). Ebbene, con la nuova direttiva questi trucchetti non saranno più possibili visto che i progetti riguardanti la stessa opera dovranno essere obbligatoriamente presentati insieme».

La nuova direttiva prevede anche sanzioni nel caso che un progetto violi le disposizioni a tutela dell’ambiente? In che modo?

«Il principio è quello di “chi inquina paga”, una specie di regola per tutte le normative ambientali che l’Unione europea cerca di far passare scontrandosi spesso con poteri e interessi conservatori in tutta Europa. In questo testo ho insistito affinché siano previste delle sanzioni proporzionate e dissuasive in caso di violazione alle norme nazionali che derivano da questa direttiva – che dovranno essere recepite alla lettera – compresi i casi di conflitto d’interesse e corruzione. Le sanzioni sono l’unico strumento punitivo, di “lobby” diciamo, che Bruxelles può esercitare nei confronti delle autorità nazionali spesso sorde ai normali richiami; il caso delle 106 (29 ambientali) infrazioni aperte in Italia parla da solo».

Quali sono le misure prese per lo shale gas?

«Inserire il gas di scisto nell’allegato I della Direttiva, ovvero quello delle opere per le quali la Valutazione d’Impatto Ambientale è obbligatoria, non è stato facile. La proposta originaria delle Commissione europea non lo prevedeva. Gli interessi in gioco sono fortissimi. Ho insistito molto con la mia relazione affinché si considerasse anche il gas di scisto e dopo l’ok della Commissione ENVI Ambiente lo scorso luglio ho presentato un emendamento, approvato da tutto il gruppo politico ALDE, per cercare una maggioranza più ampia a sostegno dell’inclusione dei gas non convenzionali, appunto scisto e gas provenienti da giacimenti di carbone. Vogliamo ottenere la procedura di VIA obbligatoria per la esplorazione, limitatamente alla fase che prevede l’applicazione di fratturazione idraulica ed estrazione di questi gas».

Che aria si “respira” nell’Europarlamento, si andrà verso l’approvazione della nuova direttiva?

«Il Parlamento europeo risulta molto spaccato perché i gruppi politici più conservatori vorrebbero mantenere lo status attuale. Il mio obiettivo è non solo di raggiungere una vasta maggioranza sulla relazione che ho redatto sulla già buona proposta della Commissione europea, ma ottenere anche il  mandato di iniziare i negoziati con Consiglio e Commissione europea a nome del Parlamento europeo affinché la nuova direttiva entri in vigore entro il 2016. Se così non fosse, inizierebbe una seconda lettura e l’intero procedimento verrebbe allungato. Questa settimana abbiamo l’importantissima possibilità di alzare la soglia della tutela ambientale in Europa nel contesto della realizzazione delle grandi infrastrutture che troppo spesso vengono realizzate più con un occhio al portafogli dei committenti che agli interessi dei cittadini e del territorio».