Il Venezuela diventerà il più grande produttore di gas dell’America Latina

Il Proyecto Mariscal Sucre per esportare gas in Colombia e nei Caraibi e consumare meno gasolio

[5 ottobre 2016]

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Nonostante le proteste di piazza, i supermercati e le farmacie vuoti e i blackout elettrici, il governo bolivarista di Nicolás Maduro, in minoranza in parlamento e sotto la spada di Damocle di un referendum che probabilmente lo spodesterà, continua a fare grandi annunci come se fosse destinato a governare il Venezuela nei prossimi 30 anni. Questa volta è toccato alla Petróleos de Venezuela, S.A. (Pdvsa), la compagnia petrolifera statale – pilastro sul quale è stato costruito il socialismo petrolifero chavista  e una delle vere ragioni del contendere con l’opposizione/maggioranza di destra –  che ha dichiarato che sta sviluppando un progetto grandioso: il Mariscal Sucre.

Il ministro del Poder Popular de Petróleo e presidente della Pdvsa,  Eulogio Del Pino, ha annunciato che «Il Venezuela si trasformerà nell’esportatore di gas più importante dell’America Latina. In meno di un anno, il progetto Cardón, sviluppato nel Golfo del Venezuela, sta producendo quasi 600 milioni di piedi cubici giornalieri (Mmpcd). Da parte sua, il Campo Dragón inizierà a produrre  300 Mmpcd e, insieme al resto dei campi che formano il Proyecto Mariscal Sucre, si potrà arrivare a più di 1.000 Mmpcd nei prossimi anni».

Secondo Petróleos de Venezuela, Mariscal Sucre sfrutterà 4 enormi campi gasieri nel nord della Península de Paria: Dragón, Patao, Mejillones e Río Caribe che «In futuro saranno in grado di produrre 1.200 Mmpcd e 28.000 barili al giorno di condensato. I lavori sviluppano un avanzamento superiore al 90%. Si stima che Campo Dragón genererà una produzione precoce di 300 Mmpcd di gas proveniente da 4 pozzi. Questa quantità si raddoppierà in futuro con l’installazione di una piattaforma offshore».

Il ministro del petrolio ha detto che sono in corso accordi per l’esportazione del gas venezuelano a Trinidad e Tobago, Aruba, Curaçao  e Jamaica. Mentre in Colombia dovrebbero essere esportati fino a 50 Mmpcd  estratti nei campi gasieri del Golfo de Venezuela, che contano su riserve per  9,5 trilioni di piedi cubici (Tcf) e su infrastrutture che attualmente gestiscono 600 Mmpcd. Alla Pdvsa  assicurano che «L’invio di gas in Colombia inizierà il primo dicembre di quest’anno e soddisferà la crescente domanda di questo idrocarburo».

Del Pino annuncia trionfante: «Il gas venezuelano si propagherà in tutto la regione. In questa maniera si diversificano le entrate in valuta estera della nazione con nuovi progetti energetici. In questa maniera ci si libererà dell’equivalente di 1,5 milioni di barili al mese di gasolio che attualmente vengono utilizzati per le centrali termoelettriche di quel Paese».

Ma quel che resta del socialismo bolivarista venezuelano non sembra riuscire ad avere un orizzonte di sviluppo diverso da quello che sono i combustibili fossili, doping economico di Hugo Chavez e veleno per Maduro: mentre i prezzi di gas e petrolio non risalgono dopo il crollo che ha travolto il sogno del socialismo caraibico, il governo di Caracas e la Pdvsa continuano a ripetere lo slogan «Gas para el desarrollo nacional».

Intanto la Dirección Ejecutiva Costa Afuera dalla Pdvsa, che si occupa delle operazioni offshore, ha avviato due campagne di installazione di infrastrutture sottomarine per collegare i 4 campi che formano il progetto Mariscal Sucre. Pochi fa è iniziata la terza e ultima campagna che permetterà di collegare completamente le piattaforme di questo enorme giacimento di gas.

Juan Santana, che dirige il Proyecto Sistema Submarino della Pvdsa, ha spiegato che «Lo Schema di Produzione Accelerata fornirà parte della produzione di gas per sostituire il diesel nel Sistema Eléctrico Nacionale e che potrà essere commercializzato nel mercato nazionale e internazionale, generando maggiore ricchezza per il Venezuela».

La manodopera qualificata della Pvdsa e i tecnici dell’impresa francese Technip stanno andando avanti con l’installazione di 360 tonnellate di attrezzature, valvole, tubazioni e accessori vari per terminare l’infrastruttura sottomarina e le operazioni offshore dovrebbero essere completati entro un centinaio di giorni.

Si tratta di lavori che vengono realizzati a 130 metri di profondità con l’ausilio di Rov e di 24 sommozzatori  professionisti in saturazione, che lavorano in due turni di 6 ore ciascuno.

Bisognerà solo vedere se quando il progetto sottomarino sarà finito il governo di Maduro e la Pvdsa saranno ancora a galla o l’opposizione e l’embargo di fatto statunitense non li avranno affondati.