Venezuela, finisce l’era del socialismo petrolifero di Chávez. Vince l’opposizione di destra

Maduro riconosce la sconfitta, ma non molla e invita la sinistra a difendere la Revolución e pensare alla rivincita

[7 dicembre 2015]

Venezuela destra

La coalizione dell’opposizione Mesa de la Unidad Democrática ha vinto le elezioni in Venuezuela, è finita la lunga epoca iniziata con la vittoria di Hugo Chavez e il presidente uscente Nicoás Maduro non si è dimostrato all’altezza né del governo del Paese né della sfida elettorale nella quale nessuno ha risparmiato colpi proibiti. E’ comunque un miracolo che le elezioni si siano svolte, nonostante l’allarme lanciato dall’opposizione e dai media internazionali, nel rispetto delle regole democratiche. La sinistra latinoamericana ha dimostrato di saper uscire di scena rispettando la democrazia, cosa che non sempre ha fatto la destra sudamericana ed anche quella venezuelana.

Alle elezioni che hanno visto una partecipazione del 74,25%, la Mesa de la Unidad Democrática (MUD) ha ottenuto 99 seggi,  72 eletti nei collegi uninominali e 27 per la lista, mentre la coalizione di sinistra filogovernativa del Gran Polo Patriótico si è aggiudicata 46 seggi: 24 uninominali e 22  per la lista nazionale.

La nuova maggioranza si d ferma quindi ad un solo seggio dalla maggioranza qualificata dei tre quinti che le avrebbe permesso di cambiare la Costituzione socialista approvata da Chávez.

Il segretario esecutivo del MUD, Jesus Chuo Torrealba, ha detto: «In Venezuela è cominciato il cambiamento» e su Twitter il leader dell’ormai ex opposizione, Henrique Capriles, scrive: Ganamos Venezuela! Lo abbiamo sempre detto, questo era la strada! Umiltà, maturità e serenità! Viva il popolo venezolano!».

Ma la destra vincitrice ora dovrà fare i conti con le sue divisioni interne, spesso mascherate solo dall’odio per il chavismo, con un programma di governo contraddittorio, con una sudditanza verso gli Stati Uniti a volte imbarazzante e soprattutto con Maduro che resta ancora il legittimo presidente del Venezuela e che sarà difficile da sloggiare dopo questa prova di democrazia. Maduro ha infatti riconosciuto subito i «Risultati avversi» e  ha detto: «Li riconosciamo e  siamo convinti che ha trionfato la democrazia. La giornata elettorale è passata in pace e tranquillità». Atteggiamento ben diverso dai vincitori, che alla vigilia delle elezioni avevano annunciato che non avrebbero mai riconosciuto la possibile vittoria del governo uscente.

Maduro ha però detto anche che non ci pensa nemmeno a dimettersi e ha aggiunto: «Dico al mondo intero che in Venezuela ha trionfato una controrivoluzione», poi ha detto di sperare che i vincitori «Possano entrare in sintonia con le necessità dei milioni di persone che cessi la guerra economica». Ma Maduro e la sinistra venezuelana aggiungono che «Ha trionfato la guerra economica, ha trionfato la strategia per vulnerare un modello di Paese. Ha trionfato in queste circostanze e per ora».

Dopo una campagna elettorale tesissima, sporca, con pesanti intromissioni dagli Usa e da altri Paesi, nella quale l’opposizione ha accusato – a volte a ragione – il governo di reprimerla  e il governo ha accusato – a volte a ragione – l’opposizione di voler sabotare l’economia del Paese per destabilizzarlo, alla fine Maduro ha spiazzato tutti i profeti di sventura: «Il nostro riconoscimento dei risultati era garantito. Sapevamo che stavamo nuotando contro corrente». Poi si è nuovamente appellato all’opposizione invitandola a lavorare insieme e a riflettere sul futuro del Venezuela: «E’ arrivata l’ora di frenare la guerra economica» e ha ricordato al MUD che la controrivoluzione ha ottenuto la maggioranza solo grazie ad un sistema elettorale voluto dalla «Revolución del nostro comandante Hugo Chávez».

Maduro ha però promesso battaglia ed ha annunciato che finché sarà presidente non permetterà che vengano violati i principi della Revolución: «Liberare il Paese dalla guerra economica, questo è il gran compito della Revolución per farlo diventare produttivo. Tutto il resto è una lettura fuorviante per cercare di imporre in Venezuela il modello neoliberale».

Ora bisognerà vedere cosa farà la coalizione vincente, dove insieme alla destra che finalmente ha ottenuto la sua rivincita tanto attesa, convivono anche forze politiche che si dichiarano socialiste (come la maggioranza dei venezuelani) ma che non sopportavano più la corruzione, il clientelismo e la prepotenza di molti dirigenti nazionali e locali del  Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), bisognerà capire se la vendetta agognata dalla buona borghesia di Caracas e di quella in esilio volontario a Miami prevarrà sull’interesse nazionale, se il governo del MUD sarà disposto ad aprire una crisi istituzionale per cacciare Maduro e se le minacce di riprivattizzare e privatizzare quello che era stato nazionalizzato da Chávez, a cominciare dal petrolio, saranno messe subito in atto. Certo, la vittoria della destra è un bruttissimo colpo per i governi dell’Alba, l’unione dei governi di Sinistra del Centro-America e dei Caraibi, che riceveva petrolio a basso costo dal Venezuela, anche se il calo del costo del greggio ha ridotto molto questa dipendenza.

Intanto il presidente ha chiamato addirittura  «alla unione delle forze rivoluzionarie per incrementare il poder popular. Dobbiamo riflettere tutti sui nostri impegni e restare uniti per poter affrontare le circostanze che ci toccherà vivere nei prossimi mesi (…) per affrontare il piano controrivoluzionario».

Comunque il PSUV accetta i risultati elettorali e il gioco democratico e punta a riprendersi il potere contando sulle divisioni della destra. Maduro ha concluso: «Sono sicuro che apriremo, con la nostra lotta, perseveranza e lealtà nuove strade per la storia per una nuova maggioranza rivoluzionaria che sta già rinverdendosi. E’ tempo di rinascimento». Ma se la sinistra venezuelana vuole davvero rinascere dovrebbe cominciare a fare autocritica per come ha fatto appassire le conquiste sociali, che pure sono innegabili, in un presente grigio che, morto l’istrionico caudillo Chávez che si è inventato il socialismo petrolifero tropicale, ha fatto troppo spesso di clientelismo e prevaricazione che ora rischia davvero di annullare quanto conquistato dai poveri.

U. M.