Vi ricordate il referendum sulle trivelle? Un nuovo decreto aggira il divieto entro le 12 miglia

Pellegrino (SI-Possibile): «Regalo del Governo dopo aver boicottato il referendum». No-TriV: «Fatta la legge trovato l’inganno»

[6 aprile 2017]

Vi ricordate il referendum sulle trivelle boicottato dal governo Renzi perché ritenuto inutile, con  la coalizione referendaria accusata di spargere disinformazione sul possibile ritorno dalla finestra del divieto di trivellazione petrolifera e gasiera entro le 12 miglia che proprio l’iniziativa referendaria aveva fatto uscire dalla porta? Ebbene, oggi arriva (l’ennesima) conferma che quei timori erano più che fondati e che la disinformazione era da cercare altrove.

Infatti, in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che deroga al divieto di nuove trivellazioni inventando l’escamotage della “funzionalità” di nuove infrastrutture rispetto i titoli abilitativi già ottenuti.

Lapidario il commento del Coordinamento nazionale NO-Triv: «Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo Disciplinare Tipo, il MISE vara lo Sblocca Trivelle entro le 12 miglia. Per titoli già rilasciati, le compagnie potranno presentare e farsi autorizzare una qualsiasi “variante” al programma originario di lavoro, che preveda la perforazione di nuovi pozzi sempre entro le 12 miglia marine dalle linee di costa e fino a fine ciclo vita del giacimento (vita utile). Eluso il divieto di legge per decreto. Inoltre, per titoli di concessione già concessi, entro ed oltre le 12 miglia, le compagnie potranno continuare ad estrarre anche oltre la scadenza in quanto la proroga si intenderà concessa anche in presenza della presentazione della semplice istanza.  Fatta la legge, trovato l’inganno.

Serena Pellegrino (SI – Possibile), vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera dei Deputati, sottolinea che «dodici milioni di italiani hanno detto no alle piattaforme petrolifere entro le 12 miglia: se avessimo vinto quel referendum oggi non solo non avremmo più piattaforme vicino alle coste ma il Governo non si sarebbe spinto così avanti, congegnando un meccanismo normativo che allarga a dismisura  le maglie della legittimità alle richieste delle società petrolifere. Gravissima l’arroganza del Governo che con l’ennesimo decreto bypassa il Parlamento».

La Pellegrino conclude: «Siamo indignati. Mantenere in vita, con finanziamenti pubblici, un comparto del sistema fossili/ acciaio/ asfalto/ cemento/fabbrica della guerra ci porterà inevitabilmente al collasso sociale ed economico. Non siamo per il NO tout court, ma per un progetto che coinvolga nel percorso decisionale tutti gli attori. Unico strumento rimasto oggi a chi governa i governi è la dimostrazione di forza che cannibalizza tutti coloro che hanno compreso il grande bluff di questa economia lineare, visibilmente in affanno e alla ricerca di ogni goccia di petrolio in un paese dove il vero petrolio è la ricchezza della cultura, paesaggistica e naturale».