Il Vietnam rinuncia al nucleare, stop alle due centrali previste: troppo costose e pericolose

Brutto colpo per Rosatom, per il consorzio giapponese Jatom.Ul e per il business globale nucleare

[24 novembre 2016]

L’Assemblea Nazionale del Vietnam ha votato per abbandonare il progetto per la costruzione di due centrali nucleari da molti miliardi di dollari che russi e giapponesi avrebbero dovuto costruire nel Paese di Ho Ci Minh. Il governo di Hanoi ha fatto sapere che la rinuncia è dovuta alle previsioni di una domanda di energia inferiore a quella prevista, all’aumento dei costi e a problemi di sicurezza del nucleare.

La rinuncia del governo comunista del Vietnam al nucleare è un bruttissimo colpo per il business globale del nucleare, soprattutto per l’industria nucleare del Giappone, che era riuscita a trovare un Paese dove esportare i suoi reattori che  nessuno vuole più dopo il disastro nucleare di Fukushima Daiichi. Le centrali nucleari giapponesi e russe sarebbero dovute sorgere nella provincia centrale di Ninh Thuan e insieme avrebbero dovuto produrre di 4.000 megawatt.

In un comunicato il governo vietnamita spiega che la decisione di non proseguire l’avventura nucleare è stata presa in una sessione a porte chiuse del Parlamento  che ha discusso una proposta dell’esecutivo comunista  e, come riporta la Reuters, sottolinea che «E’ stata presa per motivi economici e non in virtù di considerazioni tecnologiche», anche se poi gli alti papaveri comunisti ammettono che i prioblmi di sicurezza hanno contato parecchio, in un Paese dove i terremoti e le inondazioni sono frequenti.

Le centrali nucleari vietnamite le avrebbe dovute costruire  il gigante nucleare russo Rosatom e un consorzio di imprese giapponesi capeggiato dalla Japan Atomic Power (Jatom.Ul). Ma il prezzo che il Vietnam avrebbe dovuto pagare per far avverare il sogno nuclearista della nomenklatura comunista è diventato insostenibile per quello che, nonostante una crescita rapidissima, resta un  Pese povero: già all’inizio di novembre, Hong Tinh,  il vicepresidente della Commissione scienza, tecnologia e ambiente dell’Assemblea nazionale, aveva detto al giornale ufficiale Tien Phong, che dal 2009 il costo previsto era raddoppiato a quasi 400.000 miliardi di dong (18 miliardi di dollari).

Il governo vietnamita è arrivato al limite del debito pubblico consentito, la crescita, dovuta anche agli investimenti pubblici, sta frenando ed è previsto che rallenterà anche la domanda di energia. Quando nel 2009 il governo – o meglio il Partito comunista vietnamita – approvò i piani per costruire due centrali nucleari, la crescita della domanda di energia annua del Vietnam era prevista ad uno stratosferico 17 – 20 %. Ora, la radio ufficiale Đài Tiếng nói Việt Nam (Voce del Vietnam) riferisce che secondo Duong Quang Thanh, presidente della compagnia elettrica statale Tập đoàn Điện lực Việt Nam (Vietnam Electricity) «La crescita annua tra il 2016 e il 2020 è ora prevista all’11% e al 7-8% al 2030».

La decisione del Vietnam di accantonare il progetto è una brutta botta per l’industria nucleare, visto che fa seguito alla stessa decisione presa dall’Indonesia dopo la tragedia nucleare di Fukushima Daiichi e che l’Asia era proprio il continente nel quale, nonostante tutto, si prevedeva un boom delle centrali nucleari nei prossimi anni.

Greenpeace esulta, sottolineando che l’avventura nucleare vietnamita sarebbe stato uno sconsiderato spreco di denaro, visto che in Vietnam sono disponibili le alternative di energia rinnovabile. Arif Fiyanto, di Greenpeace Indonesia e coordinatore della campagna regionale antinucleare dell’associazione ambientalista, ha spiegato alla Reuters che «Il progetto rappresenterebbe anche una minaccia ambientale e il Vietnam non può permettersi di rischiare un altro disastro dopo gli sversamenti industriali tossici che hanno portato alla moria di massa di pesci all’inizio di quest’anno». Fiyanto si riferisce alla marea tossica che ad aprile ha inquinato oltre 200 km di coste vietnamite – il peggior disastro ambientale del paese dopo l’agente orange irrorato dagli aerei americani nella guerra contro i vietcong – che ha ucciso più di 100 tonnellate di pesce e ha lasciato senza lavoro migliaia di persone.

Chi non esulta per niente è Rosatom, che ha commentato il niet vietnamita con una breve e-mail: «Rispettiamo la posizione del nostro cliente, e siamo pronti a fornire il pieno sostegno al Vietnam quando il paese proseguirà nell’attuazione del suo programma nucleare nazionale».

Tuttavia la multinazionale statale nucleare russa non esce del tutto di scena in Vietnam: Rosaton ha annunciato che continuerà a partecipare allo sviluppo di tecnologie nucleari e delle infrastrutture, che dovrebbero sostenere l’energia nucleare pacifica in Vietnam.