L’Austria ha il suo primo presidente verde. E’ europeista, di sinistra e antifascista

La neodestra si batte con parole e idee antiche e nuovissime

[5 dicembre 2016]

«Voglio un’Austria europeista e impegnata per i vecchi valori di libertà, uguaglianza e solidarietà», il nuovo presidente dell’Austria, Alexander Van der Bellen, ha vinto contro la destra populista con queste “vecchie” parole, non rinnegando mai la sua storia di ex socialdemocratico diventato Verde per non seguire il Sozialdemokratische Partei Österreichs (Spö) nella sua alleanza suicida con i democristiani dell’Österreichische Volkspartei (Övp) e nella Grosse Koalition che ha ingrassato la destra xenofoba e fascistoide del Freiheitliche Partei Österreichs (Fpö), che al primo turno aveva vinto e al ballottaggio – poi annullato per un problema di schede – aveva sfiorato la vittoria per un soffio.

Ora socialdemocratici e democristiani esultano e tirano un sospiro di sollievo perché nel secondo ballottaggio l’ecologista Van der Bellen ha clamorosamente battuto, con il 53,6% dei voti, il populista Norbert Hofer, ma non dicono che spesso sono alleati nei lander e nei comuni  austriaci proprio con  la Fpö pur di non allearsi con i Grünen. Non dicono che la campagna elettorale di Van der Bellen –  nonostante l’appoggio di Spö e Övp sia stato meno tiepido che nel secondo turno annullato dopo il ricorso Fpö . se la siano pagata e fatta tutta i Verdi, insieme a molti giovani e alla base socialista che questa volta si è mobilitata spontaneamente, insieme agli austriaci di origine straniera che si sono riconosciuti in questo professore universitario di economia, figlio di profughi russo/estoni, fuggiti nel 1940 dall’Estonia invasa dall’Unione Sovietica, ma che non ha mai rinunciato alle sue idee di sinistra, diventate consapevole ecologismo politico con la battaglia contro il nucleare degli anni ‘80.

Ora Socialdemocratici, democristiani e liberali esultano per la vittoria di un verde di sinistra che – forse con un po’ di esagerazione – avrebbe salvato la democrazia e fermato l’avanzata populista e antieuropeista ed evitando l’”Oexit”. Ma Spö e Övp non dicono che Van der Bellen ha ripetuto durante tutta la campagna elettorale che non metterà mai la sua firma spotto il Ttip con gli Usa che loro hanno entusiasticamente e malauguratamente sostenuto.  A cominciare dal socialdemocratico tedesco Martin Schulz, i leader dei partiti “storici” europei dovrebbero riflettere sul perché le Grosse Koalition, nelle quali sono impelagati  in Austria come in Germania e al Parlamento e alla Commissione Ue si mostrano sempre meno adatte a fermare l’avanzata dei partiti xenofobi.

Il nuovo presidente austriaco ha subito detto che è «a favore di un’Austria filo europea» e che «Fin dall’inizio ho combattuto a favore dell’Unione Europea», ma la sua Europa non è certo quella del sangue e dell’esclusione di Hofer, ma nemmeno quella impaurita e agli ordini della grande finanza che governa a Bruxelles. Questo anziano signore  che ha detto che «Il mio obiettivo per i prossimi 6 anni è che i cittadini, che mi incontreranno per strade, in metropolitana oppure in paese, dicano “Guarda, il nostro presidente” e non solo “il presidente”», ha battuto il suo avversario populista e la corte di neofascisti e neonazisti che lo appoggiava (insieme alla destra Övp) parlando di un Paese inclusivo, aperto, che appunto non rinunci ai «vecchi valori di libertà, uguaglianza e solidarietà» che non piacciono ai democristiani/liberisti austriaci e che i socialdemocratici impauriti e attaccati alla governabilità e alle poltrone si sono dimenticati.

La vittoria di Van der Bellen, che qualche buontempone italiano avrebbe già etichettato come radical chic,   dimostra che solo una sinistra rinnovata, laica, tollerante e ambientalista può battere la neo-destra rampante e lo sanno bene anche Marine Le Pen e Matteo Salvini che vedono sorgere a Vienna qualcosa di molto antico e molto nuovo che potrebbe fermare la loro avanzata, che credevano spianata dalla Brexit britannica e dall’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Qualcosa di ancora sideralmente lontano dalla imbarazzante “sinistra” italiana che ha dimostrato tutta la sua stanchezza e mancanza di idee innovative anche nella allucinante campagna elettorale del referendum costituzionale.

Fa quindi impressione che il leader della Fpö Heinz Christian Strache, uno che ha fatto della diffusione della paura il suo mestiere, dica che «Norbert Hofer è stato vittima di una vera e propria campagna di paura contro la sua persona» e che si lamenti del “tradimento” dei democristiani: «Di certo ha pesato molto nelle zone rurali l’indicazione di voto per Van der Bellen dato dal segretario della Övp Reinhold Mitterlehner».

Il problema degli ultranazionalisti austriaci e dei loro camerati europei è che  è diventato presidente della repubblica Austriaca  un vecchio militante di sinistra che, con parole e idee antiche e nuovissime, ha saputo raccontare ai giovani e alla sinistra amareggiata e delusa del suo Paese quanto sia pericolosa la nuova destra xenofoba e antieuropeista, smascherando quanto sia vecchio, retrogrado e pericoloso il volto che si nasconde dietro la retorica dell’odio, dell’esclusione e del sangue. Togliendo la maschera feroce del  populismo nazionalista, dietro la quale si nasconde un capitalismo famelico e in crisi.