Wwf: «Trivelle petrolifere nel Canale di Sicilia, rischi esplosivi»

Appello al ministro dell’Ambiente Orlando perché respinga i progetti di ricerca di idrocarburi

[18 luglio 2013]

Il Wwf, nell’ambito della sua campagna “Sicilia: il petrolio mi sta stretto”,  ha chiesto alla commissione tecnica del ministero dell’Ambiente di bocciare i progetti di ricerca di idrocarburi che Eni e Edison hanno presentato nel Canale di Sicilia, attualmente al vaglio della Commissione Valutazione di impatto Ambientale. 

«Questi nuovi progetti – spiegano al Panda – si sommano ai due permessi di ricerca già concessi alle stesse compagnie in area contigua e a altri sette titoli minerari tra istanze, permessi e concessioni che pure insistono nel Canale di Sicilia, un’area ricchissima di biodiversità, di turismo, ma anche di vulcani sottomarini tuttora attivi e considerata ad alto rischio sismico: tutti elementi che rendono i potenziali impatti delle trivelle davvero “esplosivi”, certamente incompatibili con il delicato equilibrio ecologico e geologico della zona. Per questi motivi, al di là dei pareri tecnici». L’associazione ricorda che in Italia si contano già, a mare e sulla terraferma, 202 concessioni di coltivazione, 117 permessi di ricerca, 109, istanze di permesso di ricerca, 19 concessioni di coltivazione, 3 istanze di prospezione. Per questo il Wwf chiede al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando di «Esprimersi contro questo velleitario rilancio delle produzioni nazionali di idrocarburi che stanno mettendo a serio rischio i nostri mari».

Nelle sue osservazioni il Wwf evidenza che «Attività impattanti come la ricerca prima e l’eventuale estrazione di idrocarburi, rischiano infatti di arrecare danni gravi ed irreparabili alle tante specie che frequentano il canale di Sicilia con possibili ripercussioni anche economiche per  le diverse centinaia di persone che operano  nel settore della pesca e del turismo, in una delle aree più belle e incontaminate del Mediterraneo».

Un altro problema è che la ricerca di idrocarburi in mare avviene con la tecnica dell’air gun: «Sistema che  utilizza l’espansione nell’acqua di un volume di aria compressa che genera un fronte di onde di pressione acustica  direttamente nell’acqua circostante. Il suono si propaga in acqua e nel sottosuolo marino per individuare i giacimenti. Questi arrecano danni temporanei o duraturi gravi, fino alla morte in taluni casi, per  numerose specie marine come i cetacei, come oramai la casistica dimostra, le tartarughe marine, i banchi di pesci pelagici».

Gli ambientalisti fanno anche presente che «L’intera zona è considerata ad alta pericolosità sismica con la presenza a poche decine di chilometri di vulcani sottomarini ancora attivi. Tale sismicità genera fattori di rischio inconciliabili con le attività estrattive petrolifere, a meno che, con inammissibile superficialità si voglia mettere a repentaglio la vita stessa delle persone in maniera esponenziale, poiché si verrebbe a sommare al rischio vulcanico e sismico, quello industriale, con una sequenza di catastrofi difficilmente immaginabili».

Le osservazioni concludono che «A fronte di tutto ciò, gli studi  di impatto ambientali presentati dalle compagnie petrolifere relative ai progetti di ricerca appaiono superficiali e lacunosi e non danno, a parere del Wwf, nessuna garanzia che  un ecosistema così delicato e prezioso  possa sopportare le eventuali ripercussioni  dell’industria degli idrocarburi. Per questo il Wwf auspica fortemente che la commissione di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente accolga le osservazioni presentate e respinga le istanze delle compagnie petrolifere a tutela del Canale di Sicilia».

Il Canale di Sicilia è un’area estremamente ricca dal punto di vista ambientale, con un’importanza strategica per l’intero Mediterraneo, per proteggerla il Wwf ha lanciato la campagna “Sicilia, il Petrolio mi sta stretto”, «Uno spazio di attivazione della cittadinanza per scongiurare e discutere la minaccia delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia».

Una  petizione online su wwf.it/ilpetroliomistastretto – da oggi promossa anche dalla piattaforma globale change.org – che per tutta l’estate raccoglierà firme per chiedere di «Fermare le trivelle e per l’istituzione di un’area protetta a Pantelleria, isola vulcanica vero gioiello del Mediterraneo, nonché unica isola non ancora tutelata nello Stretto di Sicilia. Da anni Pantelleria è in attesa di divenire un’area protetta, rientrando tra le zone di particolare pregio ambientale e culturale e oggi è più che mai minacciata da nuovi progetti di piattaforme petrolifere off shore».

Gli ambientalisti dicono che la petizione ha già raccolto migliaia di firme ed  ha suscitato l’interesse dei panteschi e del sindaco di Pantelleria che nei giorni scorsi ha presentato una richiesta di incontro ai ministri  dello sviluppo economico e dell’ambiente per affrontare il tema.

Marco Costantini, responsabile mare del Wwf Italia, riprendendo il testo della petizione online, conclude: «Dove tutte le navi passano, dove tutti i pescatori pescano, nel cuore più prezioso del Canale di Sicilia, lo Stato Italiano vorrebbe trasformare il tragitto, da libero qual è, ad una corsa ad ostacoli sotto il segno del petrolio  Il Wwf vuole fermarlo creando una nuova area protetta a Pantelleria, un obiettivo che possiamo raggiungere solo con l’aiuto dei cittadini di Pantelleria e dei tantissimi cittadini italiani e europei che firmeranno la nostra richiesta».

Videogallery

  • WWF Italia: Il petrolio mi sta Stretto

  • WWF Italia: Uomo e biodiversità nel canale di Sicilia