Yemen, la guerra fa diventare ambientalisti? Boom di pannelli solari a Sana’a

Ma in uno dei Paesi più poveri del mondo l’elettricità è ancora un lusso

[31 luglio 2015]

Sanaa pannelli

La capitale dello Yemen, Sana’a, è ridotta in rovine dai continui attacchi aerei della coalizione sunnita guidata dall’Arabia Saudita ma sui tetti rimasti sta spuntando qualcosa di quasi sconosciuto prima della guerra: pannelli solari. Infatti, mentre la guerra contro le milizie sciite Houti si intensifica, il carburante è sempre più raro e sempre più yemeniti si rivolgono all’energia solare per superare questo drammatico periodo.

Un reportage pubblicato dall’agenzia stampa umanitaria dell’Onu Irin, spiega che «Due settimane dopo l’avvio della campagna di attacchi aerei che è iniziata il 25 marzo, Sana’a era priva di elettricità e la maggior parte delle abitazioni era piombata nell’oscurità. Le famiglie che ne  avevano i mezzi si sono quindi munite di generatori a combustibile».

Jamil Nassar, un ingegnere civile, ha atteso per una settimana che venisse ripristinata la rete elettrica, poi ha deciso di risolvere la cosa investendo di tasca sua. « L’elettricità è uno degli elementi essenziali della vita- ha detto all’Irin – Il mio generatore è costato più di 400 dollari, cioè ben più del salario mensile medio nello Yemen. Ho comprato il generatore per poter seguire l’attualità e trasferire l’acqua stoccata nel deposito interrato al deposito in superficie». Una pratica corrente nello Yemen dove gran parte della popolazione dipende dai pozzi per l’approvvigionamento idrico.

Ma pochi giorni dopo aver comprato il generatore Nassar non ha più potuto comprare la benzina per farlo funzionare: i distributori di carburante di San’a sono a secco a causa del blocco navale imposto dall’Arabia saudita e dai suoi alleati che ha messo in ginocchio l’industria petrolifera yemenita e degli aerei che attaccano i camion che trasportano carburante nelle zone controllate dal governo houthista.

Quindi, alla ricerca di un’altra fonte di energia, gli yemeniti hanno pensato al solare. All’inizio di giugno  Saleem Mohsen ha investito 500 dollari per acquistare pannelli solari e dice ad Irin: «Erano molto cari perché non erano ampiamente disponibili sul mercato ma, in fin dei contri, le cellule fotovoltaiche sono più interessanti delle altre attrezzature, perché è meglio pagare una volta sola che pagare tutti i giorni». I pannelli di Mohsen producono abbastanza elettricità da poter illuminare la sua abitazione e far funzionare qualche piccolo apparecchio, ma non il frigorifero e lo scaldabagno.

Prima della Guerra l’energia solare era quasi sconosciuta nello Yemen, il governo aveva eliminato i diritti doganali sui pannelli solari per incoraggiare la gente a comprarli, ma il loro prezzo era ancora proibitivo per la maggioranza della popolazione di uno dei Paesi più poveri del mondo.  Anche se ufficialmente il precedente governo yemenita diceva di puntare alle energie rinnovabili, nei fatti poi sovvenzionava l’industria petrolifera nazionale ed era economicamente tributario della petro-monarchia assoluta saudita. Il golpe sciita ha fatto saltare il precario equilibrio energetico e dopo qualche settimana dall’inizio dell’invasione saudita nello Yemen non si trovavano più pannelli solari: il loro prezzo è triplicato e il mercato non ha più ricevuto rifornimenti. Mohammed Senan, un commerciante di prodotti elettrici, ha detto all’Irin che I suoi prezzi sono schizzati in alto e che ormai pochi grossisti hanno ancora degli stock.

La tregua umanitaria di 5 giorni decretata a maggio ha però permesso l’importazione di migliaia di pannelli solari e il loro prezzo è tornato a scendere.

Durante il Ramadan, gli yemeniti dormono il giorno e stanno svegli la note, quindi il bisogno di elettricità aumenta e, malgrado i prezzi, molte persone hanno comprato pannelli solari prima che gli stock finissero. Un altro commerciante di elettrodomestici, Mohammed Hussein al-Awlaqi, conferma che il mercato è in espansione: «Vendiamo solo solare. Dei grandi pannelli fotovoltaici, della lampade solari ed anche dei caricatori di cellulari che utilizzano l’energia solare».

Ma per la maggioranza degli yemeniti I prezzi sono ancora troppo elevate in un Paese dove secondo l’Onu più 20 milioni di persone su 24 milioni totali hanno urgente bisogno di aiuto per riuscire a sopravvivere. Irin porta l’esempio di Rashad al-Hamdani, che non è certo povero per gli standard yemeniti, ma che racconta perché non può investire nel fotovoltaico: «I pannelli solari, che costavano 150 dollari, costano ormai 100 dollari, ma i venditori non pensano agli accessori, i cui prezzi già elevati sono raddoppiati. Una volt anche hai il pannelli solari, c’è bisogno delle batterie da caricare, dei convertitori per convertire la corrente a 12 volt in corrente a 220 volt, dei cavi, ecc.».

La Guerra fa come sempre la fortuna dei disonesti e ui commercianti senza scrupoli a Sana’a sono spuntati come  funghi sotto le bombe saudite.  Irin racconta un’altra storia, quella di Abdulkhaliq Hasan, che voleva solo illuminare la sua casa. Ha praticamente investito tutto quel che aveva, 150 dollari, nell’acquisti di un pannello solare da  100 watt, ma quando lo ha portato a casa ha scoperto che un suo amico aveva per solo 9 dollari un pannello solare che produceva la stessa quantità di energia.

Intanto su Sana’a, le sue case-torri patrimonio dell’Unesco, le sue donne i suoi bambini e sui nuovi pannelli solari continuano a piovere le bombe di una guerra dimenticata per le rotte del petrolio e per l’egemonia in Medo Oriente.