Yemen, l’invasione saudita vista dall’Iran: «Aggressione contro un Paese sovrano»

La coalizione anti-sciita si allarga a Turchia e Algeria. L’Iran: «Partecipa anche Israele»

[27 marzo 2015]

Oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Marzieh Afkham, ha condannato gli attacchi aerei dell’Arabia Saudita contro lo Yemen, affermando che «L’attacco espanderà la violenza in tutta la regione».

All’attacco dell’Arabia Saudita e delle altre monarchie del  Golfo, appoggiato militarmente anche da Egitto, Giordania, Pakistan e Sudan e logisticamente dagli Usa, è arrivato anche l’appoggio del presidente turco Recep Tayyip Erdogan che, nonostante i recenti accordi economici con Teheran,  dopo il sostegno dato dagli iraniani al presidente siriano Bashir al Assad e la partecipazione dei pasdaran all’offensiva contro lo Stato Islamico/Daesh in  Siria e Iraq, ha accusato l’Iran di «Cercare di dominare il Medio Oriente», aggiungendo che  «La crescita dell’influenza iraniana comincia a darci fastidio, a noi, all’Arabia Saudita e ai paesi del Golfo. Non è tollerabile, e l’Iran deve rendersene conto». Detto da uno che bombarda gli altri Paesi senza nemmeno dichiarare guerra per andare a scovare i kurdi del PKK, è abbastanza azzardato.

Oggi la radio internazionale iraniana Irib dice che «L’Arabia Saudita, insieme ai suoi alleati del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico(Ccg), fa di tutto per impedire agli yemeniti di vivere in pace, esercitando forti pressioni per ottenere dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite una risoluzione che imponga un embargo alle forniture di armi ai combattenti houthi in Yemen. Secondo fonti diplomatiche al Palazzo di vetro, i rappresentanti dei Paesi del Ccg hanno avuto una riunione sull’argomento con gli ambasciatori di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che sono I primi sostenitori del Paese arabo».

Nonostante l’invasione saudita fosse annunciata, l’Iran è parso sorpreso, tanto che per ore le agenzie ufficiali hanno oscurato la notizia degli attacchi aerei su Sana’a e dell’invasione dello Yemen da parte di 150.000 soldati supportati da più di 100 aerei da combattimento, che hanno colpito obiettivi del movimento sciita Houthi che hanno preso il potere a Sana’a, controllano il nord del Paese e si stavano dirigendo a Sud per liquidare le forse lealiste.

Secondo l’Iran l’aggressione Saudita allo Yemen viola il diritto internazionale una tesi che viene sostenuta dai media iraniani anche riportando le dichiarazioni fatte a Sputnik, il nuovo portale internazionale dell’agenzia russa Ria Novosti, dall’austriaco  Hans Köchler, presidente di Progress International: «L’ intervento militare in Yemen attuato dall’Arabia Saudita costituisce un evento importante ed è una vera e propria violazione del diritto internazionale che potrebbe avere gravi conseguenze per l’intera regione. L’intervento militare straniero in Yemen è una violazione chiara del diritto internazionale, in particolare l’articolo 2 (4) della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza nelle relazioni tra gli Stati. Iin base alla Carta delle Nazioni Unite, l’azione unilaterale dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati non è in alcun modo giustificata come atto di “autodifesa collettiva. In realtà, si tratta di una palese interferenza in una guerra civile a sostegno di una delle parti in conflitto, questo renderà il conflitto interno anche più grave e sarà molto più difficile da risolvere“, ha aggiunto il professore. le azioni di Riyadh hanno minacciato di innescare un grave conflitto in tutta la regione, lungo lo spartiacque tra sunniti e sciiti che potrebbero avere gravi implicazioni in tutto il mondo arabo».

L’ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Usa, Adel Jubair, ha ripetuto che il suo Paese è intervenuto «Al fine di tutelare il legittimo governo dello Yemen di restare in carica. La situazione è molto pericolosa e dobbiamo fare il possibile per proteggere il popolo yemenita». Popolo che per la verità non ha pianto dopo che il presidente “legittimo” si è dimesso prima di fuggire ad Aden e che in realtà più che chiedere protezione sembra intento a scannarsi tra le varie fazioni tribali, politiche e confessionali. La radio iraniana Irib commenta con amara ironia: «Si sono visti subito gli effetti della “protezione” saudita con I raid aerei condotti dalla coalizione internazionale saudita, guidata delle nazioni del Golfo,  mercoledì, che hanno ucciso 65 persone, tutti civili fra cui donne e bambini, secondo quanto riferito da una fonte del governo locale».

I governi dell’Iran e della Siria si sono immediatamente schierati contro l’invasione dello Yemen sostenendo che «Costituisce una aggressione ed un ingerenza contro un Paese sovrano e di conseguenza viola tutte le regole ed il diritto internazionale e produrrà maggiore instabilità nella regione». Secondo Hispan TV, un non meglio precisato rappresentante del governo iraniano ha detto che «Il governo di Riyadh e la dinastia dei Saud dovranno pagare un alto prezzo per le loro azioni».

Comunque i leader politici iraniani di alto livello fino ad ora non hanno fatto dichiarazioni e la ricostruzione dell’intervento militare nello Yemen e del groviglio del conflitto in Medio Oriente  è affidato ai media ufficiali: «L’Arabia Saudita, con la l’appoggio logistico e di intelligence degli Usa,  ha iniziato nella mattina di giovedì una invasione contro il governo del movimento popolare yemeníta Ansarullah che aveva preso il potere esautorando il precedente governo. Questa notizia conferma l’alleanza di fatto tra Israele e l’Arabia  Saudita già sperimentata sul fronte siriano con l’appoggio fornito da entrambi i paesi ai “ribelli” siriani che combattono contro il governo di Bashir al Assad. In realtà i “ribelli” siriani, come noto,  sono mercenari jihadisti, provenienti da molti Paesi,  i cui salari vengono pagati da Riyadh, mentre le armi e l’addestramento viene fornito dagli Usa e dal Regno Unito. Il governo saudita si è deciso a passare all’azione per evitare che nello Yemen si possa insediare un governo ostile a maggioranza sciita ed anche grazie al sostegno offerto dagli Usa e dalla Gran Bretagna, stretti alleati del regno saudita».

Gli iraniani ampliano ad altri Paesi il fronte anti-sciita che sta intervenendo nello Yemen: «I Paesi della Coalizione del Golfo , oltre all’Arabia Saudíta, sono il Kuwait, il Bahrein, il Qatar e gli Emirati Árabi Uniti (EUA), ad eccezione dell’Oman, così come Egitto, Giordania, Turchia, Algeria e Sudan, formano parte de questa coalizione per appoggiare l’ ex presidente, Abdu Rabu Mansur Hadi fuggito dal paese».

Gli iraniani riprendono anche quanto scritto dall’agenzia Alahednews e riferiscono che una “fonte dei servizi di intelligence britannici” avrebbe detto  che «Cacciabombardieri israeliani si sono uniti alle forze saudite nell’offensiva condotta sul territorio yemenita» e Irib riporta con grande evidenza quanto detto al Canale 2 della TV israeliana da Ehud Ya’ari, un noto giornalista e commentatore israeliano esperto di affari arabi, «Tel Aviv deve essere preoccupata per gli sviluppi nello Yemen. Noi consideriamo il movimento Ansarullah una replica yemenita di Hezbollah (il movimento politico/militare sciita libanese, ndr). Controlla tutto lo Yemen tramite le armi e il sostegno iraniano. Si è installato  nello Stretto di Bab al-Mandab, che è la via di accesso al Mar Rosso» e quindi alle rotte petrolifere verso il Canale di Suez.

Ya’ari ha fatto una ricostruzione spietata di quanto sta succedendo e dei veri motivi dell’intervento saudita e degli altri Paesi arabi: «Gli Houthi controlleranno lo Yemen: non vedo le forze leali al Presidente Abed Rabbo Hadi Mansour capaci di fermarli visto che parti dell’esercito yemenita fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh stanno combattendo al fianco degli Houthi, che sono ampiamente sostenuti dall’Iran. Quindi poche ore o giorni ci separano dal fatto che lo Yemen diventi uno Stato pro-iraniano tramite gli Houthi».

Anche Zvi Yehezkeli, un altro analista di questioni arabe, intervistato dalla TV israeliana Canal 10, ha ridicolizzato la pretesa saudita e della coalizione interventista di voler salvare un governo “legittimo” e svelato la vera ragione dell’intervento armato: «La fuga del Presidente yemenita Mansour Abdul Hadi significa che il governo che sostenevano  gli Stati Uniti nello Yemen sta cadendo nelle mani degli sciiti e che l’Iran ha trasformato la “primavera araba” in una “primavera sciita”».