Etiopia, Sudan ed Egitto discutono ancora della diga sul Nilo Azzurro

Una mega diga i cui impatti sono ancora da studiare, ma già realizzata al 60%

[20 ottobre 2017]

I ministri dell’acqua e dell’irrigazione di Etiopia, Sudan ed Egitto hanno discusso ad Adiss Abeba dei mezzi per proseguire gli studi già avviati sulla diga della Grande Rinascita dell’Etiopia (Grand Ethiopian Renaissance Dam – Gerd), che non proseguono al ritmo desiderato.

Il ministro dell’irrigazione egiziano, Mohamed Abdel-Aty,  il ministro sudanese delle risorse idriche, dell’irrigazione e dell’elettricità, Muataz Musa, e il ministro etiope dell’acqua, dell’irrigazione e dell’elettricità, Sileshi Bekele, il 17 ottobre hanno visitato il cantiere della costruzione della diga sul Nilo Azzurro nello Stato regionale di Benishangul-Gumuz, nell’Etiopia nord-occidentale, a una quarantina di Km dal confine col Sudan.

Dopo durissimi scontri diplomatici e la minaccia di una guerra per l’acqua del Nilo, Egitto e Sudan si sono accordati con l’Etiopia per far condurre uno studio sugli effetti ambientali ed economici della diga a un team di esperti internazionale. Alla fine della loro prima valutazione, il team di esperti ha raccomandato che siano condotti studi sul riempimento e il funzionamento del bacino artificiale, compresi gli impatti sui Paesi vicini Seguendo le raccomandazioni del team, Etiopia, Sudan ed Egitto a settembre hanno incaricato due compagnie francesi, Artelia e BRLi, di fare due studi su questa contestata diga che costeranno 4,5 milioni di euro. Però l’avanzamento dei due studi non corrisponde alle attese dei tre governi.

Durante il meeting di Addis Abeba, i ministri hanno discusso di come risolvere le differenze riguardanti gli studi tecnici sulla diga che alla fine dovrebbe diventare la più grande diga idroelettrica dell’Africa, con un volume totale di 74.000 milioni di m3. Secondo l’etiope  Bekele la visita nel  Benishangul-Gumuz ha dato un maggiore impulso alla discussione: «Le divergenze relative alla costruzione della diga potrebbero essere risolte se venissero percepite chiaramente e senza l’interferenza di questioni politiche o di altro».Bekele ha anche ricordato che «La necessità di una cooperazione nel riempimento e nello sfruttamento della diga è uno dei 10 principi sui quali i Capi dei tre Paesi si sono trovati d’accordo  nel marzo 2015 à Khartoum».

L’egiziano  Abdel Aty ha però espresso la delusione del suo Paese di fronte ai ritardi dei lavori dello studio congiunto, il cui avvio era previsto per febbraio e ha avvertito che «L’Egitto è molto preoccupato per i ritardi negli studi congiunti raccomandati dal Pannello di esperti internazionali». Poi ha ricordato a sua volta che «Il contratto con il gabinetto dei consulenti è stato firmato nel settembre 2015, per l’inizio degli studi il 15 febbraio di quest’anno» e ha sottolineato che «La situazione è critica, considerando l’impossibilità di approvare fino ad ora un rapporto di progettazione provvisoria».

Il sudanese Musa ha ribadito a egiziani ed etiopi che «Il fiume Nilo deve essere un fondamento della cooperazione e dello sviluppo tra i tre Paesi, E’ necessario pervenire a un consenso riguardo al rapporto provvisorio».

La cosa abbastanza incredibile è che mentre si discute della fattibilità ambientale ed economica della Diga della Rinascita i lavori vanno avanti dal 2011: Bekele ha rivelato che «La diga ha ormai raggiunto un livello di realizzazione del 60%» e i test di produzione di elettricità inizieranno nel 2018.

Il Nilo Azzurro etiope fornisce il 59% della portata dell’intero bacino del Nilo, dal quale l’Egitto dipende come sola fonte di acqua dolce, se si escludono i dissalatori.

La mega diga sul Nilo Azzurro  dovrebbe produrre 6.450 MW e Hailu Abraham, direttore relazioni pubbliche dell’ufficio del Consiglio nazionale etiope per il coordinamento della partecipazione pubblica alla costruzione della diga della Grande Rinascita dell’Etiopia (Gerd) ha assicurato che «Una volta terminata, la diga impedirà le inondazioni e gli estremi climatici in Sudan, fornendo un flusso idrico regolare».

Nel 1959 Egitto e Sudan si erano accordati per gestire tra loro l’acqua del Nilo, ma Abraham dice che «Il Sudan ha cambiato idea per adottare la posizione etiope sui benefici reciproci della Gerd dopo aver visto nel novembre i benefici di un progetto di diga idroelettrica da 300 MW 2009sul Tekeze, un affluente del Nilo. Il Tekeze, qui passa per il Sudan, nel passato ha provocato delle inondazioni durante la stagione delle piogge e delle siccità durante la stagione secca. Grazie alla diga, un flusso d’acqua regolare impedisce i due estremi climatici».

La posizione del Sudan riguardo alla diga è cruciale per l’Etiopia, dato che il governo di Kartoum è sempre stato molto meno ostile alla diga di quello del Cairo, visto che l’Egitto teme che l’Etiopia voglia ridurre la portata d’acqua del Nilo che raggiunge il suo territorio dopo aver attraversato il Sudan.