Focus sull’estensione delle città, con insediamenti a più bassa densità

Eurispes: un nuovo paradigma per la mobilità italiana al tempo dell’urban sprawl

Le famiglie spendono per il trasporto privato il 13% del reddito complessivo

[10 giugno 2014]

Secondo il primo Libro Bianco sulla mobilità e i trasporti di Eurispes, «le infrastrutture italiane non rispondono più alle mutate esigenze di mobilità dei cittadini e il boom tecnologico spinge  verso la creazione di una mobilità sempre più interconnessa, interoperabile e on demand. Occorre, quindi, fare riferimento ad un nuovo paradigma della Mobilità.

Il Libro Bianco è dedicato soprattutto al trasporto di merci e persone nelle aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli ed analizza le caratteristiche generali della mobilità e affronta la complessità e molteplicità di Interoperabilità e Interconnessione, Sharing Mobility, City Logistics, infomobilità ed ITS, infrastrutturazione, ciclabilità, mobilità elettrica, innovazione di servizi. Inoltre, il rapporto suggerisce anche possibili soluzioni per far emergere un piano di sviluppo pluriennale, che porti all’applicazione di politiche concertate tra gli attori della politica, dell’economia e della società.

Luca Masciola, direttore scientifico dell’Osservatorio Eurispes sulla mobilità e i trasporti, spiega che «l’obiettivo del Libro Bianco è quello di dimostrare gli effetti sulla crisi del trasporto cittadino del cosiddetto urban sprawl, ovvero dell’estensione delle città con insediamenti a più bassa densità: il tasso di crescita dell’uso dei terreni a fini urbani, abitativi e infrastrutturali, disorganizzata quando non deregolata, ha generato negli ultimi decenni lo spostamento della domanda verso il trasporto privato su gomma a scapito del trasporto collettivo e pubblico, con effetti evidenti su traffico e congestione viaria e sui costi diretti del trasporto. Ed effetti meno evidenti, ma significativi, su quelle esternalità rappresentate dall’impatto ambientale, dalla bolletta energetica, dalla minor attrattività dei nostri territori urbani per nuova impresa ed eccellenze».

Per Eurispes è ormai indispensabile riequilibrare le modalità di trasporto con un approccio intermodale multidisciplinare: «L’obiettivo principale deve quindi essere quello di identificare le variabili dello sprawl e proporre una modalità di valutazione della loro intensità nelle diverse aree metropolitane. Ciò renderà più semplice per le Amministrazione locali calare le soluzioni più adatte ai contesti, e più efficace e la risposta di operatori e industria». Tra le soluzioni proposte  per uno sviluppo sostenibile del trasporto di persone e per la city logistics ci sono «la realizzazione di centri di distribuzione urbana e di infrastrutture per la intermodalità (parcheggi di scambio, sistemi di infomobilità e monitoraggio e controllo delle percorrenze sulle maggiori linee di accesso e interscambio); introduzione di misure e regole di traffic management, non solo divieti di accesso ma time windows e road pricing, intermodalità ferro-gomma e privato-collettivo; rilancio del bike e del car sharing, investimento sulla mobilità dolce; conferimento a terzi privati di servizi a chiamata (con conseguente riarticolazione dei contratti di servizio tra Amministrazione pubblica e aziende private e municipalizzate); sistemi integrati di bigliettazione e introduzione di card anche virtuali multicanale che prevedano sistemi premiali (sconti e promozioni) al realizzarsi di comportamenti virtuosi».

Il Libro Bianco fa emergere numerose criticità. Nel 2010 il valore complessivo del sistema dei trasporti di merci e di persone nel Pianeta ha raggiunto circa 6,4 trilioni di euro (circa 1.000 euro per abitante). Il 49% del valore è prodotto dal trasporto privato, il 38% dal trasporto delle merci, meno del 13% dal trasporto collettivo (il 2% a breve raggio ed il 10,5% a lungo raggio). La mobilità non motorizzata pesa su questo particolare Pil solo per lo 0,5%. «Tenuto conto del fatto che la mobilità nelle aree urbane  è ascrivibile solo al trasporto privato e a quello collettivo a corto raggio (nel quale però si collocano anche le mobilità regionali) – sottolinea il documento –  il peso dell’auto di proprietà si mostra in tutta la sua poderosa prevalenza. In Italia si contano oltre 600 automobili ogni mille abitanti con i picchi costituiti dalle aree metropolitane di Roma e Firenze che ne registrano oltre 700 ogni mille abitanti». Milano e Roma sono nei primi 10 posti della classifica europea delle città più congestionate. Una mobilità bloccata: «Velocità medie anche inferiori ai 10 Km/h, analoghe ai tempi della prima industrializzazione e tempi di trasferimento che raggiungono rispettivamente oltre 70 ore anno per abitante per Milano e oltre 45 per Roma, si associano a una infrastrutturazione particolarmente deficitaria o, meglio, del tutto sbilanciata sulla viabilità stradale “generalista”».

Gli italiani pagano tutto questo a caro prezzo: Eurispes ha calcolato che «la spesa sostenuta dalle famiglie italiane per il trasporto privato è pari a circa il 13% del proprio reddito complessivo». Fra le soluzioni proposte c’è quella di riallineare il tasso di motorizzazione italiano ai livelli medi europei. «In base alle nostre stime – dicono all’Eurispes – ciò impatterebbe positivamente sulle esternalità ambientali, consentendo di ridurre, ad esempio, di 2,2 miliardi di euro i costi da congestione, di 5,7 miliardi di euro quelli da incidentalità (diretti e patrimoniali) e, infine, di circa 3,1 miliardi quelli da inquinamento.

L’incremento di produzione Tpl avrebbe poi il vantaggio di poter determinare condizioni di riequilibrio economico nel settore consentendo una diversa e più sostenibile ratio tra costi fissi e costi variabili e un maggior interesse dei capitali privati ad investire nel business». Un’altra possibile soluzione è quella dagli itinerari semaforizzati preferenziali, con possibili forti incrementi di velocità commerciale: «E’ stato stimato che un incremento di tale velocità del 50% (ad esempio da 14 a 20 km/h) consente un risparmio delle risorse impiegate sulle linee interessate del 30%, e si tratta normalmente di linee “pesanti”, con alta frequenza, tali da giustificare le spese di attrezzatura».

Il Libro Bianco si occupa anche di  nuove tecnologie e dell’e-commerce. Il 40% degli oltre 40 milioni di italiani che usano internet c vi accedono con dispositivi mobili. «Le stime del valore attuale delle transazioni e-commerce sono molto variabili – dice il rapporto – ma una stima affidabile le pone al di sopra degli 11 miliardi di euro con una prospettiva di salita sino ad un valore superiore ai 16 miliardi nel 2016. Il tasso annuale di crescita delle vendite on line, anche in un contesto di crisi, è stato sempre elevato (20% medio). Il 60% delle transazioni eseguite è relativo a servizi ma del restante 40%, costituito dall’acquisto di beni, si registra da circa due anni una crescita particolarmente sostenuta. È certamente significativo e denso di suggestione il benchmark internazionale. L’e-commerce ha raggiunto il 9% del valore retail in Europa e il 10% negli Stati Uniti; il 40% delle consegne UPS in Nord America sono relative a beni acquistati on line. È quest’ultima la componente che evidentemente inizia ad avere impatto sul ciclo logistico urbano». Secondo il Politecnico di Milano le spedizioni per vendite B2C sono il 10% del volume totale di quelle  nazionali, probabilmente concentrate nelle aree urbane in cui il livello di digitalizzazione e connettività è maggiore.

Insieme al Libro Bianco è stata pubblicata un’indagine tra gli utenti del trasporto su spostamenti quotidiani,’utilizzo dei diversi mezzi di trasporto, giudizio sulla qualità del servizio offerto dal trasporto pubblico. Il 52,9% degli intervistati si sposta prevalentemente all’interno del proprio comune di residenza e il 33,3% nei comuni della provincia di residenza; il 6,2% in altre province della regione, il 4,5% in altre regioni, il 2,6% tra comuni di provincia e aree metropolitane.

Il 57,3% degli spostamenti è per motivi di lavoro, il 34% soprattutto per commissioni o tempo libero, il 7,3% per studio. Per il percorso casa-lavoro il 31,4% impiega un tempo  inferiore al quarto d’ora; il 21,7% da 30 a 44 minuti, il 20% da 15 a 29 minuti, solo il 6,6% ci mette 45 minuti-un’ora  per raggiungere il posto di lavoro e il 4,6% più di un’ora. Gli spostamenti per motivi di studio sono brevi o medio-brevi: il 25,5% fino a 14 minuti, l’11% da 15 a 29 minuti, il 6,9% da 30 a 44 minuti.  Per commissioni e spese, il 28,7% impiega mediamente meno di un quarto d’ora, il 25,9% tra 15 e 29 minuti, il 23,7% da 30 a 44 minuti.

L’auto privata è il mezzo di trasporto maggiormente usato: il 29,4% la usa sempre, il 32,9% spesso, il 15,8% qualche volta, il 19,9% mai. In molti si spostano anche sull’auto privata come trasportato: il 37,2% qualche volta, il 24,6% spesso, il 7,7% sempre, il 27,1% mai.

Per quanto riguarda i mezzi pubblici, il 46,2% del campione non utilizza mai autobus o tram urbani, mentre il 33,3% lo fa qualche volta, l’11,6% spesso, il 5% sempre. Più elevata risulta la percentuale di quanti non utilizzano mai la metropolitana (60,8%), anche perché solo alcune città metropolitane sono dotate di linee della metro. Tra quanti utilizzano la metro, il 21,6% la prende qualche volta, il 6,7% spesso, il 7,3% sempre.

Gli autobus extraurbani non vengono utilizzati dal 57,9% e il 26,3% li utilizza  qualche volta, l’8,5% spesso, il 4% sempre.  Solo il 45,2% viaggia in treno qualche volta, il 42,9% mai, il 6,8% spesso, l’1,9% sempre.

Nonostante il boom della bici, Il 53,3% del campione non si sposta mai in bicicletta, il 32,3% lo fa qualche volta, l’8,6% spesso, il 2,6% sempre. Il 64,9% non usa mai ciclomotori e motocicli, il 16,7% qualche volta, l’11% spesso, il 4,4% sempre.  L’80,7% non prende mai un taxi è minoritario; il 14,8% lo usa qualche volta e l’1,5% spesso.  Il 90,1% non utilizza mai il car sharing, il 5,1% qualche volta, ed un numero irrisorio spesso o sempre.  Ancora meno usato il bike sharing: il  92,2% non ne fa mai uso; il 3,3% qualche volta.

L’altra sorpresa è che le valutazioni positive sulla qualità del servizio fornito dai mezzi di trasporto pubblico prevalgono su quelle negative, anche se di poco, per i treni, i taxi, la metropolitana. Sono invece più numerosi i giudizi negativi rispetto al  servizio degli autobus extraurbani e, in particolar modo, per autobus e tram urbani. Il 19,2% degli utenti si dice per niente soddisfatto, il 25,3% poco, il 21,8% abbastanza, solo il 3,5% molto. Il treno lascia abbastanza soddisfatto il 35% del campione, poco il 20,1%, per niente il 14,7%, molto il 4,3%. Il 52,2%  degli utenti dei mezzi pubblici ritengono che il costo del servizio superi la qualità dello stesso e il 45,3% sarebbe disposto  a spendere di più per una maggiore qualità, mentre il 26,1% pagherebbe di più per una maggiore frequenza del servizio. Ne emerge una generalizzata insoddisfazione del sistema dei trasporti.