Ferrovia transoceanica Brasile–Perù, la Cina alla conquista dell’America Latina

Megaprogetti e pragmatismo economico e politico. Usa preoccupati per gli investimenti in Sudamerica e Caraibi

[14 maggio 2015]

Il Brasile sta preparando un accordo con Perù e Cina per costruire una ferrovia transoceanica che dovrebbe collegare l’Oceano Atlantico al Pacifico. Un investimento da 30 miliardi di dollari  che punta ad essere una (altra) alternativa al Canale di Panama e che conterebbe su una sostanziosa partecipazione di investitori cinesi.

Come spiega il giornale brasiliano Folha de Sao Paulo la cina dipende e dipenderà sempre di più dai prodotti agricoli brasiliani, in particolare per i semi di soia e per questo è molto interessata ad una ferrovia che porti direttamente le merci sulla costa pacifica del Perù, evitando così di far passare le sue navi dal Canale di panama in via di ampliamento (e sotto influenza Usa)  oppure da quello in progetto in Nicaragua.

Della ferrovia transoceanica se ne parlerà sicuramente durante la visita di 8 giorni che il primo ministro cinese Li Keqiang sta per iniziare in America Latina, durante la quale incontrerà i leder di Brasile, Colombia, Perù e Cile.

Nel luglio del 2014 la presidente del Brasile Dilma Rousseff e il presidente cinese  Xi Jinping avevano firmato un accordo di cooperazione per dare impulso agli investimenti cinesi nel settore ferroviario brasiliano, progetti che non preoccupano solo gli ambientalisti ed i popoli indigni, che vedono il pericolo di nuove vie di penetrazione in Amazzonia. Infatti l’ex segretario al tesoro Usa, Larry Summers, ha lanciato l’allarme per l’aumenti dei prestiti cinesi in America Latina, in particolare quando ad aprile la Banca asiatica per gli investimenti e le infrastrutture (Baii) ha iniziato ad espandersi in molti dei Paesi alleati degli Usa in America Latina e nei Caraibi.

Secondo Kevin Gallagher, della Bostn University ed uno degli autori dei rapporti della Global Economic Governance Initiative, ha detto alla CNBC che «La Cina dal 2005 ha investito in America Latina 119 miliardi di dollari, superando gli investimenti che hanno fatto insieme la Banca mondiale e il Banco Interamericano de Desarrollo l’anno scorso».

La presenza cinese è particolarmente visibile in alcuni Paesi latinoamericani:

In Nicaragua l’uomo di affari cinese  Wang Jing e la sua compagnia di Hong Kong, la HKND, puntano ad investire 50 miliardi di dollari per costruire il Canale del Nicaragua che ambientalisti e scienziati dicono avrà un impatto devastante sul Lago Nicaragua, il più grande dell’America Centrale e sull’ambiente. Ma Wang e il gverno sandinista di Managua puntano a realzzare un’alternativa al Canale di Panama e ad assicurarsi  buona parte dell’annunciato aumento del traffico navale proveniente dai Paesi asiatici.

L’Ecuador nel 2014 è stato il quarto Paese per investimenti cinesi. Secondo Diálogo Interamericano la Cina punta soprattutto ai giacimenti di gas e petrolio del piccolo Paese sudamericano, ma anche sulle energie rinnovabili come l’idroelettrico. In cambio degli investimenti Pechino otterrà metà della produzione etrolifera dell’Ecuador, dando così un bel contributo al governo di sinistra di uito che sta pagando a caro prezzo il calo del costo del petrolio.

L’Argentina è insieme al Brasile il Paese latinoamericano dove la Cina investe di più. Ma  per il vicedirettore del Centro de América Latina nel Consiglio Atlantico, Jason Marczak, i 35 accordi di cooperazione tra Argentina e Cina si debbono ad una ragione diversa da quelli sottoscritti con il Brasile: per Buenos Aires negli ultimi 14 anni, dopo la bancarotta del Paese, è stato molto difficile trovare Paesi disposti a fare prestiti all’Argentina, così la Cina, che non ha problemi di questo tipo, è diventato il primo investitore in Argentina.

Il Brasile, oltre alla ferrovia transoceanica, ha attratto investimenti cinese “tradizionali”, come quello dell’impresa petrolifera cinese  Sinopec che ha acquistato il 40% della spagnola Repsol in Brasile e il 30% della portoghese Galp, anch’essa operante in Brasile.

In Venezuela il traballante regime del presidente Maduro resta a galla anche grazie ai 56,3 miliardi di investimenti che Pechino ha fatto dal 2007. Secondo Diálogo Interamericano si tratta di ben il 47% del totale dei finanziamenti cinesi nella regione e che sono finiti soprattutto nelle miniere di oro e rame ma anche nel settore pubblico venezuelano che probabilmente senza l’aiuto della Cina sarebbe collassato dopo il calo del prezzo del petrolio e gli scontri con l’opposizione.

A Cuba, che sta riaprendo i suoi rapporti commerciali e diplomatici con gli Usa dopo il lunghissimo embargo, gli americani troveranno la Cina ben piazzata come più grande creditore ed esportatore. I legami con il regime castrista si sono rafforzati dopo la caduta dell’Unione Sovietica e durante la visita di Stato a ciba della scorsa estate, Xi Jinping ha firmato con Raul Castro  29 accordi in diversi settori come finanza,  biotecnologia, agricoltura, infrastrutture ed energia rinnovabile.