La firma sonora degli iceberg (VIDEO)

Una nuova tecnica idroacustica per tenere sotto controllo il “parto” dei ghiacciai

[29 gennaio 2015]

Ascoltare gli iceberg potrebbe aiutare a valutare il grado di scioglimento dei ghiacciai. E’ quel che scrive un team di scienziati polacchi, statunitensi e britannici nello studio “Underwater acoustic signatures of glacier calving”, pubblicato da Geophysical Research Letters, nel quale spiegano che «Le Interazioni acqua-ghiaccio causate dal clima nella zona di contatto tra il termine dei ghiacciai  e la superficie dell’oceano mostrano una natura dinamica e complessa.  I ghiacciai perdono volume attraverso il poco compreso processo del “parto” che da vita agli iceberg  e i ricercatori sottolineano che « Una descrizione dettagliata dei meccanismi che controllano il corso del parto è essenziale per una stima affidabile e la previsione della perdita di massa da ghiacciai». E’ da qui che nasce l’idea di utilizzare metodi idroacustici per indagare diverse modalità di distaccamento del  ghiaccio dalla calotta. Gli scienziati hanno messo insieme registrazioni del rumore ambientale ad alta frequenza con fotografie ad alta risoluzione time-lapse dell’Hans Glacier cliff (nella foto), nell’Hornsund Fjord, alle Spitsbergen, per individuare tre tipi diversi di “parto”: typical subaerial, sliding subaerial e submarine e dicono che «Un’analisi quantitativa dei dati rivela una correlazione robusta tra l’energia dell’impatto del ghiaccio e le emissioni acustiche a frequenze inferiori a 200 Hz per il parto subaerial. Suggeriamo che metodi acustici relativamente economici possono essere usati con successo per fornire descrizioni quantitative dei vari tipi di parto».

Quindi i diversi tipi di iceberg hanno una propria firma acustica mentre vengono partoriti dai ghiacciai in mare e questo tipo di monitoraggio potrebbe contribuire a determinare la quantità di ghiaccio che si sta sciogliendo e l’effetto che questo potrebbe avere sulla livello globale del mare.

Secondo il principale autore dello studio, Oskar Glowacki dell’Istituto di Geofisica dell’Accademia delle scienze polacca,  «Utilizzando l’acustica, possiamo ottenere dati molto precisi e siamo in grado di raccogliere questi dati in continuo.  Basta solo mettere gli idrofoni – i microfoni subacquei – in acqua ed ascoltare i suoni». E’ così che il team internazionale ha ascoltato e registrato are ogni rombo, gemito e crack del ghiaccio che si rompeva nel ghiaccio  Hans nelle Svalbard ed hanno capito che a tre suoni diversi corrispondono iceberg diversi. Questo permette non solo di comprendere come si sgretola il ghiaccio ma anche di determinare a che stadio è la  rottura, anche quando avviene sott’acqua.

Glowacki spiega alla BBC che «E’ stato molto, molto difficile studiare questi eventi sottomarini. Ora sappiamo che quando inizia un evento sottomarino c’è una disintegrazione sotto la superficie del mare, ci sono molte fessure e cracks si propagano e possiamo ascoltarli sott’acqua. Dopo questo, il blocco di ghiaccio si stacca dalla parete di ghiaccio e comincia ad apparire in superficie. Utilizzando l’acustica subacquea, possiamo identificare tutte le fasi di questo suoni»

Attualmente, i ghiacciai vengono monitorati soprattutto con i satelliti, ma così si possono individuare solo le enormi crepe nel ghiaccio che provocano i distacchi, mentre i piccoli blocchi di ghiaccio sono più difficili da rilevare. I ricercatori dicono che «Ascoltare l’oceano ci potrebbe aiutare, consentendoci di monitorare con maggiore precisione la quantità di ghiaccio si sta perdendo al mare mentre le temperature globali aumentano».

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