Fondi Ue, in Toscana arrivano nuove risorse per giovani e territorio

[3 dicembre 2013]

La Regione Toscana ha presentato oggi nell’incontro con parti sociali e istituzioni, gli obiettivi principali dei Programmi operativi toscani dei fondi Ue Fesr e Fse e Garanzia giovani.

«Un incontro – ha dichiarato l’assessore alle Attività produttive Gianfranco Simoncini (nella foto) – che ha avviato il percorso di concertazione su quelli che saranno, per il periodo 2014-2020, gli strumenti principali per le politiche della Regione in tema di economia, lavoro, istruzione, formazione e inclusione sociale». Per quanto riguarda i Por, Fesr e Fse si punta a rafforzare ricerca, lo sviluppo tecnologico, l’innovazione anche sostenendo la nascita di imprese, a migliorare le infrastrutture Ict diffondendo, fra l’altro, la banda larga e ultralarga, promuovere la competitività delle piccole e medie imprese anche sollecitandone la capacità di internazionalizzazione.

Grazie al Fse, si punta ad investire sulle competenze delle persone potenziando istruzione e formazione professionale, e a promuovere l’occupazione. Il Por Fse approvato dalla giunta prevede che il 41 per cento delle risorse che spetteranno alla nostra regione saranno destinate all’istruzione e alla formazione professionale, il 34% all’occupabilità dei lavoratori, il 20% all’inclusione sociale e l’1% agli interventi per rafforzare la capacità istituzionale e a promuovere un’amministrazione pubblica efficiente.

La suddivisone delle risorse per il Fesr è stata ricordata dallo stesso Simoncini: «Sarà destinato alla crescita del sistema regionale di imprese il 60 per cento delle risorse che il Fondo europeo di sviluppo regionale destinerà alla Toscana negli anni 2014-2020. Circa il 40 per cento sarà concentrato sugli obiettivi di ricerca, sviluppo e innovazione. E ancora, il 28 per cento andrà a interventi per l’ambiente e il territorio e l’8 per cento ad interventi per le città. Grazie a queste risorse, che insieme a quelle del Fondo sociale europeo dovrebbero ammontare a poco meno di 2 miliardi di euro in sette anni, la Toscana potrà far ripartire l’economia puntando tutto su innovazione del sistema produttivo e riqualificazione del capitale umano».

Per quanto riguarda i giovani, in particolare, la programmazione regionale si incrocia con quella nazionale che prevede l’attuazione della Garanzia giovani. Per questo la giunta ha approvato anche uno specifico “Programma operativo Giovanisì”, che potrà contare su circa 100 milioni di euro in due anni (cofinanziato da Ue, Regione e Stato) a sostegno delle politiche regionali per l’occupazione giovanile. Per l’attuazione di questo “pacchetto” di misure è necessario però superare alcuni scogli. Ad esempio per il Fondo sociale europeo si attende ancora che si sciolgano i nodi nazionali della trattativa Regioni-Governo per quanto riguarda, soprattutto, l’attribuzione delle risorse.

«Auspicando che già nelle prossime ore si possa chiudere positivamente il confronto con il governo – ha aggiunto Simoncini- sappiamo che difficilmente queste risorse arriveranno già da gennaio. Per questo come giunta regionale abbiamo deciso di anticipare con il bilancio regionale i fondi che consentiranno di avviare la programmazione dai primi mesi del 2014». La trattativa con il Governo è per ora ferma: «uno dei problemi aperti riguarda i Pon, i programmi operativi nazionali previsti nella nuova stagione 2014-20.

Su questi è stato trovato un primo accordo finanziario, con 2 miliardi assegnati a livello nazionale, ma non sono stati ancora definiti conclusivamente il numero e le allocazioni per i singoli Pon, con un’incertezza che pesa su più tavoli, a cominciare da quello sulla ‘Garanzia giovani’. Incertezza che rallenta anche il lavoro di predisposizione dei Programmi regionali e in particolare di quello per il Fondo sociale europeo». Poi rimane il problema del Patto di stabilità che la Regione intende riproporre al Governo «Il cofinanziamento nazionale e regionale dei Por deve essere posto al di fuori dai vincoli del Patto di stabilità perché altrimenti si rischia di frenare l’efficacia dei fondi come leva di sviluppo», ha concluso Simoncini.