Fonti rinnovabili non fotovoltaiche, nel nuovo decreto ancora incentivi ai termovalorizzatori?

Ieri la Conferenza unificata ha reso il suo parere sulla bozza presentata dal Mise

[6 novembre 2015]

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Dopo numerosi rinvii, ieri la Conferenza unificata Stato-Regioni ha reso ieri il suo parere sulla bozza di decreto del Mise (il dicastero dello Sviluppo economico) sugli incentivi per le fonti rinnovabili non fotovoltaiche. È un testo che gli operatori di settore aspettano ormai da mesi, e che ieri il sottosegretario allo Sviluppo economico – Simona Vicari (Ncd) – ha salutato con favore: «Grazie al lavoro del ministero dello Sviluppo economico sono stati previsti per il biennio 2015-2016 circa 400 milioni di euro di incentivi all’anno per la produzione di energia rinnovabile nei settori idroelettrico, geotermico, solare termodinamico, eolico e delle biomasse. Con il via libera a questo decreto ci metteremo subito al lavoro per disciplinare i meccanismi incentivanti relativi agli investimenti da effettuare dal 2017, in linea con le indicazioni dell’Ue».

La stessa bozza di decreto passata al vaglio della Conferenza unificata dovrà essere sottoposta adesso al giudizio della Commissione Ue, mentre il calendario corre: se l’approvazione definitiva non arriverà entro il 31 dicembre, gli incentivi potrebbero subire un (temporaneo) stop.

Ma le maggiori perplessità non riguardano oggi i tempi, bensì i contenuti della bozza di decreto. Il testo su cui la Conferenza ha dato parere positivo – informano fonti vicine alla redazione – è stato oggetto di alcune piccole modifiche la mattina stessa della conferenza, le regioni lo hanno avuto poco prima del suo inizio: per questo motivo dovrebbe essere reso disponibile soltanto la prossima settimana.

Nel testo del parere reso dalla Conferenza unificata, cui siamo venuti in possesso (e rendiamo disponibile in allegato), suggerisce come le vecchie abitudini siano davvero restie a morire. Tra le raccomandazioni rivolte ai ministeri spicca quella di promuovere l’incentivazione degli impianti a biomasse di potenza superiore ai 5mila kW, tra i quali – come già spiegato in passate occasioni – finiscono per rientrare i termovalorizzatori. Un elemento contrario alla gerarchia europea dei rifiuti (che privilegia il recupero di materia – a oggi non incentivato in Italia –  a quello di energia) che, nonostante le belle parole sull’economia circolare, sembra proprio non si riesca ad abbandonare: l’ultima parola al testo definitivo del decreto, una volta che sarà ufficializzato.

L. A.