Fracking, quando la sindrome Nimby ce l’ha ExxonMobil

[24 febbraio 2014]

Rex Tillerson, l’amministratore delegato del gigante petrolifero e gasiero ExxonMobil, è uno dei più sfegatati sostenitori della fratturazione idraulica, uno di quelli che non perde occasione per magnificare il boom del petrolio e del gas da scisti, uno dei maggiori fustigatori della sindrome Nimby (Not In My Back Yard, ndr) delle comunità locali  e feroce detrattore delle agenzie federali che vogliono regolamentare il fracking dando troppo ascolto alle sirene ambientaliste.

Ma Tillerson (nella foto) ha fatto un’eccezione alla sua crociata contro l’ambientalismo Nimby quando si è trattato di difendere il valore (5 milioni dollari) di una sua proprietà, che potrebbe essere danneggiato dalla costruzione di un impianto di trivellazione (comprendente la realizzazione di una water tower altra 160 piedi) vicino alla villa in Texas dove vive con sua moglie. Per questo ha firmato una ricorso al tribunale unendosi ai suoi ricchi vicini, colti da improvvisa sindrome Nimby anti-fracking.

Secondo quanto riporta il Wall Stret Journal la torre dovrebbe fornire acqua ad un sito di fracking nelle vicinanze, e secondo i ricorrenti il progetto causerebbe troppo rumore e traffico per trasportare l’acqua dalla torre al sito di perforazione. Il deposito d’acqua è della Cross Timbers Water Supply Corporation, che secondo il ricorso  «venderà l’acqua agli esploratori di petrolio e gas per il fracing [sic] nelle formazioni di scisti che porterà al traffico di pesanti sulla FM 407, creando un inquinamento acustico e pericoli da traffico».

Tra le firme sulla denuncia presentata alla Corte distrettuale della Contea di Denton c’è anche quella pesantissima ed ingombrante di Tillerson, ma un avvocato della multinazionale minimizza e dice che la preoccupazione per l’amministratore delegato della Exxon Mobil non è per il fracking, ma per la svalutazione della sua proprietà.

Nei fatti, quando smette i panni del proprietario immobiliare e indossa quelli di amministratore delegato della più potente delle Big Oil, Tillerson si scaglia contro gli oppositori del fracking  affetti da “ingiustificabile” sindrome Nimby.

Nel 2012, in pieno boom petrolifero e gasiero Usa, intervenendo alla Cerweek conference organizzata dalla BP a Huston se la prese direttamente con Barack Obama e le agenzie federali: «Questo tipo di regolamentazione disfunzionale sta tenendo gli americani lontani dalla ripresa economica, dalla crescita e dalla competitività a livello globale». Poi, in un’altra intervista a Grist nel giugno 2012, spiegò: «Quindi i rischi sono molto gestibili». Evidentemente si tratta di rischi gestibili gli americani medi, meno abbienti, che nelle aree interessate dall’industria dello shale gas protestano sempre di più per gli impatti del fracking. Impatti che sono un po’ più seri del rumore che disturberebbe la quiete del ranch di Tillerson, come l’inquinamento delle falde idriche, i terremoti continui e i rischi di cancro. Inoltre le fuoriuscite di petrolio della Exxon e delle altre Big Oil hanno già distrutto il valore immobiliare di molte proprietà, devastando intere contee.

Naturalmente la Exxon Mobil, che paga a Tillerson uno stipendio da 40,3 milioni di dollari all’anno, ha detto di non aver niente a che fare  con la causa, e all’imbarazzato Wall Stret Journal è toccato riportare la giustificazione dell’avvocato della multinazionale: «ExxonMobil non ha alcun coinvolgimento nella questione legale». Che sarebbe un po’ come precisare che quel che dice Papa Francesco sulla pedofilia di certi prelati non coinvolge la Chiesa.

Ma Jared Polis, un deputato democratico del Colorado noto per le sue iniziative ambientaliste, non si è fatto scappare l’occasione di mettere alla berlina le contraddizioni dell’amministratore delegato della ExxonMobil, che è anche uno dei più grossi finanziatori dei repubblicani, «Vorrei dare ufficialmente il benvenuto a Rex nella  Society of Citizens Really Enraged When Encircled by Drilling (Screwed). Questo gruppo selezionato di cittadini che tutti i giorni si battono da anni per proteggere  il valore delle loro proprietà, la salute delle loro comunità locali e l’ambiente. Siamo entusiasti di avere l’amministratore delegato della maggiore corporation internazionale del petrolio e del gas internazionale che si unisce a noi, e speriamo che le adesioni si moltiplichino rapidamente. Non potrei essere più d’accordo con la causa alla quale Rex a preso parte, quando dicono che il fracking che si verifica in prossimità delle abitazioni in questione sarebbe “dannoso o mettere in pericolo la salute pubblica, la sicurezza,  il morale, la comodità o benessere generale… nel quartiere …”».

E pensare che Tillerson, intervenendo al Council on Foreign Relations nel 2012, aveva liquidato così le preoccupazioni di cittadini e ambientalisti per il fracking: «La nostra è un’industria che si basa sulla tecnologia, è costruita sulla scienza, è costruita dall’ingegneria e, dato che abbiamo una società che in generale è analfabeta in queste settori, la scienza, la matematica e l’ingegneria, quello che facciamo è un mistero per loro e lo trovano spaventoso. E a causa di questo, si creano facili occasioni per gli avversari dello sviluppo, le organizzazioni di attivisti, per fabbricare la paura. E così mentre emergono queste tecnologie, sappiamo che la risposta immediata di alcune delle parti interessate là fuori sta per essere la fabbricazione di paura, perché è così che si rallenta tutto questo.  E così, il ritmo con cui ci svilupperemo è dato dalla nostra capacità di affrontare la paura fabbricata. È, ben inteso, la nostra capacità come industria di lavorare con i regolamentatori e i policymakers  per affrontare le paure».

Quindi quest’uomo appassionato della scienza e della ragione, che non si ritiene evidentemente “parte interessata” anche se dirige una delle più ricche e famigerate multinazionali del pianeta, appena fanno una water tower a un centinaio di metri dal recinto del suo ranch immediatamente si unisce alle frotte di ambientalisti e ai cittadini analfabeti scientifici, agli attivisti della paura che, pur con le loro ridicole attività senza scopo di lucro, fanno comodo quando c’è da difendere la mega-villa di un signore ricco sfondato.