Francia: Hollande annuncia la fine del nucleare, ma i verdi non entrano nel nuovo governo

[2 aprile 2014]

Dopo la pesante sconfitta alle elezioni municipali, nel suo discorso solenne alla nazione il presidente francese François Hollande ha fissato 3 obiettivi per il Paese, e il secondo è l’energia, a cominciare del progetto di legge sulla transizione energetica che deve passare in Consiglio dei ministri a giugno. Anche se rimane da sapere cosa conterrà precisamente, quel che si sa è che dovrà preparare la Francia ad un futuro meno dipendente dal petrolio e dal “tutto nucleare”. Hollande ha confermato che entro il 2025 o il 2028  l’elettricità di origine nucleare sarà ridotta dal 50 al  75%, e che verranno chiuse le centrali nucleari più vecchie; le energie rinnovabili saranno fortemente incrementate, ma ci si chiede ancora se verranno costruiti 2 o 3 reattori nucleari EPR.

Mentre Hollande in televisione metteva in discussione il sacro nucleare francese, l’ufficio esecutivo di Europe Écologie – Les Verts (Eelv)  approvava (con 7 voti contro 3) la non-entrata nel nuovo governo guidato da Manuell Valls, l’esponente della destra socialista che, almeno secondo i sondaggi che circolano sulla stampa francese, sembra però piacere molto sia alla base della Rosa nel pugno che all’elettorato della “gauche de la gauche”.

In un comunicato  la segretaria nazionale di Eelv, Emmanuelle Cosse, spiega che «gli ecologisti prendono atto della volontà del Presidente della Repubblica di trarre le conclusioni dallo scrutinio municipale. Notano in particolare che il Presidente della Repubblica ha annunciato l’uscita dalla dipendenza del nostro Paese dal petrolio e dal tutto nucleare. Tuttavia, a questo stadio, non possiamo che sperare in un vero cambiamento. La non rimessa in discussione degli orientamenti di bilancio non ci sembrano di natura tale da permettere questa transizione energetica di grande ampiezza, nella quale speriamo».

I Verdi francesi annunciano un “appoggio esterno vigilante” al governo, praticamente trasformato in un monocolore socialista: «Gli ecologisti sosterranno senza dubbi il governo ogni volta che si impegnerà sulla strada del progresso e dell’ecologia , ma si opporranno alle rinunce e quando l’ecologia non sarà al “rendez-vous”».

Dopo il discorso alla nazione di Hollande, la Cosse aveva ricordato che «dal 2012 gli ecologisti hanno fatto la scelta di partecipare al cambiamento e al governo sulla base di un contratto di mandato preciso. Questa partecipazione ha permesso dei progressi su un certo numero di temi (soprattutto alloggi e sviluppo) ma anche di non cedere su alcune lotte emblematiche degli ecologisti (gas di scisto, Ogm , Nddl [l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes, ndr]…). Così, di fronte alle difficoltà di messa in opera degli impegni presi davanti ai francesi, gli ecologisti hanno operato per influenzare la politica del governo e chiesto un cambiamento deciso verso più ecologia e quindi giustizia sociale. Così, non apprezziamo il lavoro condotto da  Cécile Duflot e Pascal Canfin ma anche la loro coerenza politica, che si è espressa ancora oggi».

Per Eelv «le elezioni municipali hanno confermato la necessità di un ri-orientamento profondo della politica condotta. Ma, dopo il discorso del Presidente della Repubblica e gli orientamenti presentati,  constatiamo che non ha compreso il messaggio degli elettori. Il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro non hanno dato nessun segnale che indichi che vogliono mettere l’ecologia al centro delle politiche pubbliche. Europe Ecologie Les Verts chiede che il governo rimetta al centro del suo progetto gli impegni per i quali è stato eletto nel maggio 2012. In questo contesto democratico estremamente degradato, marcato dalla rottura del legame tra i francesi ed i loro rappresentanti e la crescita delle forze reazionarie, Europe Ecologie Les Verts auspica che la maggioranza approvi un nuovo patto di fiducia con i suoi elettori. Da oggi attendiamo un chiarimento da parte del Primo Ministro sull’orientamento del nuovo governo».

Si è aperta la competizione tra Eelv e Partito Socialista, consapevole che se la “sinistra di sinistra” ha retto ma non ha preso un voto dal crollo socialista (voti finiti invece alla destra gollista dell’UMP), gli altri vincitori delle municipali sono proprio i Verdi  che hanno conquistato  27  comuni con più di 1.000 abitanti. A cominciare da Grenoble, e che, con le sole liste autonome, hanno ottenuto l’11.8% a livello nazionale, che è un netto progresso sul dato del 2008.

Il PS teme lo spostamento a sinistra di Eelv, ed i Verdi pensano che le elezioni municipali «segnano una richiesta massiccia di un’altra politica. Ma sarebbe sbagliato pensare che si tratti di una richiesta di una politica di destra. L’astensione tra i simpatizzanti di sinistra e la ribellione delle persone della classe media e popolare deve richiedere al contrario una linea politica nettamente più sociale ed ecologista. Esiste una domanda di ecologia, una domanda di innovazione, una domanda di innovazione e d’immaginazione verso una politica che permetta  sia di alleggerire il peso sul bilancio delle famiglie che di proteggere il nostro pianeta. E’ necessario incarnare in politiche ambiziose un rinnovamento della politica sociale ed ambientale».

Insomma, i socialisti sono il vecchio e il nuovo progressismo è verde. Per questo Eelv sta fuori da un  governo che considera troppo a destra… spostandolo così più a destra. Secondo Le Nouvelle Observateur l’entourage de Manuel Valls ritiene questa decisione una «scelta strategica del partito ecologista», ma assicura che  il primo ministro continuerà a lavorare con Eelv, «forza politica della maggioranza».

Ieri, dopo l’annuncio dell’appoggio esterno degli ecologisti, Valls ha ricevuto una delegazione dell’Eelv e ha detto che intende includere comunque pienamente i Verdi nel processo decisionale, poi ambienti parlamentari socialisti hanno fatto filtrare particolari sulla la strategia di Manuel Valls per disinnescare la pericolosa concorrenza a sinistra di Eelv: «E’ pronto ad attuare una politica ecologista molto più ambiziosa di quella che abbiamo avuto da due anni» e Valls dovrebbe proporre un grande ministero ecologista, una dose di proporzionale e tre ministri». Ma il verdetto dell’ufficio esecutivo di Eelv non lascia dubbi: «Malgrado le proposte fatte da Manuel Valls, allo stato non ci sono le condizioni  perché Europe Ecologie Les Verts participi al governo. Noi saremo dei partner vigilanti  e presenti perché questa transizione si incarni in misure ampie». Ed è un appoggio non scontato e il sì al voto di fiducia  verrà deciso dal  Conseil Fédéral di Eelv che si riunirà il 5 e 6 aprile,  quando i Verdi già conosceranno la composizione e gli orientamenti del governo Valls sulla transizione energetica, la revisione del patto di responsabilità e degli orientamenti di bilancio.

Insomma, mentre l’iperattivo rinnovamento renziano in Italia sembra occuparsi di tutt’altro che dell’ambiente, in Francia l’ambiente è prepotentemente al centro della politica e dell’azione di governo.

Ma le sirene socialiste sembrano però aver trovato orecchie sensibili nella compagine parlamentare dell’Eelv: il deputato verde François-Michel Lambert ha definito «una follia» il voto dell’ufficio esecutivo del suo Partito  ed ha aggiunto: «C’è una frattura enorme tra i parlamentari e le istanze dei dirigenti del Partito. Sono furioso – ha detto al Nouvelle Observateur – 22 anni fa sono entrato nei Verdi per battagliare su questo tema: la questione del petrolio e dell’energia. E quando il primo ministro Manuel Valls dice a noi ecologisti: vi propongo il ministero incaricato di attuare la transizione energetica, diciamo di no! E’ una follia». Lambert  ha confermato che ieri pomeriggio  12 deputati Verdi su 15, e 9 senatori su 10 si sono pronunciati per rimanere al governo, «ma in questo Partito, i parlamentari non hanno posto nella direzione. Ed invece di questo, delle persone che hanno dei conti da regolare con il PS o vogliono fare i Mélenchon prendono le decisioni (..) Io voglio governare. Non è una vergogna governare».

In effetti, proprio il citato Jean-Luc Mélenchon, il capo del Front de gauche, aveva definito subito la nomina a premier di  Valls un errore di Hollande che «Non ha capito nulla del messaggio che gli è stato mandato dal popolo francese (…) Il Capo dello Stato è l’unico responsabile del disastro elettorale che ha colpito la sinistra. Conferma la sua alleanza preferenziale con la Medef (la Confindustria francese, ndr), piazzando al centro del futuro della politica del governo il patto di responsabilità. Nomina come Primo ministro il più grande comun divisore possibile della sinistra: Manuel Valls, ultra-minoritario nel movimento socialista, minoritario nella sinistra e, lo vedremo ben presto,  molto minoritario nel Paese. Non è la richiesta che era stata formulata ieri da quelli che avevano eletto François Hollande. Riassumendo in qualche modo: un disastro elettorale, il Capo dello Stato risponde con un suicidio politico. Per questo, per noi comincia una nuova era: quella della ricostruzione della sinistra al di fuori e contro il governo».

E tanto per far capire che aria tira nella “gauche de la gauche” per il governo Hollande/Valls, Mélenchon ha chiesto ai parlamentari di votare contro il patto di responsabilità e di «rifiutare la fiducia a chi non la merita», annunciando che il 12 aprile si terrà «La prima manifestazione dell’opposizione di sinistra contro il governo».