Fusti tossici nel Tirreno, nessun colpevole. Legambiente: «Fatto intollerabile nei Paesi civili»

[18 marzo 2015]

Secondo il Tribunale di Livorno, nella notte del 17 dicembre 2011, quando nel mare a forza 10 l’Eurocargo Venezia perse 198 fusti pieni di sostanze tossiche – 71 dei quali giacciono ancora sui fondali del Tirreno al largo di Gorgona –, e questi finirono in mare insieme a due bilici, non è praticamente successo nulla: non c’è stato danno ambientale, se non un po’ di idrocarburi finiti in mare. Se il cargo era incredibilmente lì, durante una delle maggiori tempeste degli ultimi anni, sarebbe stata solo colpa del comandante che però non è punibile se non con una multa. Insomma, tutti assolti i tre imputati «perché il fatto non sussiste». Ma quel fatto ha comportato la mobilitazione di ingenti forze – e spese – per la bonifica di un fondale che non è ancora terminata e che, visto la risultanza del processo, sarà difficile che continui.

Se è vero che, grazie al potere auto-depurativo del mare e alla situazione delle correnti nell’area, i risultati delle analisi dell’Ispra e dell’Arpat sulla colonna d’acqua e sul pescato sono confortanti, è anche vero che  quella nave, che sfidava incredibilmente il mare in tempesta il  17 dicembre 2011, rischiando la collisione con un altro cargo, ha scaricato sul fondale del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, vicino a un’area marina e terrestre protetta dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, quasi 200 fusti tossici, più di un terzo dei quali non è stato trovato e probabilmente  non verrà mai recuperato. Questo, pur rispettando la sentenza, resta un fatto intollerabile in qualsiasi Paese civile.

«Sinceramente – dice Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana – non ci interessava la condanna dei soliti pesci piccoli, capitani, magazzinieri, autotrasportatori… perché il sistema che produce questi disastri non dipende certo da loro e non crediamo sia stata una loro decisione far navigare Eurocargo Venezia in mezzo a una tempesta con un carico pericoloso. Andrà valutato il dispositivo della sentenza, ma quel che appare chiaro dalla lettura dei giornali è che nessuno risarcirà i danni valutati in 22 milioni di euro. Bisogna approvare al più presto la legge sui delitti ambientali e poi renderla attuabile ed efficace, soprattutto per quanto riguarda fatti come questi».