Via libera ai gasdotti Tap e Itgi

Gazprom: calo di forniture di gas all’Ue e dei bisogni di energia fossile, ma la Grecia…

[3 giugno 2014]

Il gigante gasiero russo Gazprom ha annunciato oggi di aspettarsi per il 2014 un calo del 2% delle sue forniture di gas verso i Paesi dell’Europa Occidentale. Secondo il documento di Gazprom, nel 2014 il volume totale di gas russo fornito all’Europa potrebbe raggiungere i 158,4 miliardi di m3, contro il 161,5 miliardi di m3 en 2013.

Gazprom sottolinea che «Nel 2014, il prezzo medio del gas russo acquistato dai Paesi extra-Cei (Comunità degli Stati Indipendenti) dovrebbe fissarsi a 372 dollari per mille metri cubi (387 dollari l’anno scorso)». Invece le forniture destinate ai Paesi della Cei ed agli Stati baltici, nel 2014 passeranno da 59,4 a 56,4 miliardi di m3.

E’ chiaro che la guerra civile ucraina sta terremotando il mercato del gas verso l’Europa e che è in questo quadro complicato che va letta la decisione della Grecia di dare il via libera a 12 grandi opere energetiche per investimenti da 7,5 miliardi di euro, che il governo di Atene, impaurito dalla vittoria di Syriza alle elezioni europee, dice che creeranno più o meno 17.000 posti di lavoro. Non si tratta comunque di novità ma di Projects of Common Interest (Pci) dell’Ue da realizzare con procedura Fast track e che avevano subito battute di arresto sia per la congiuntura wenergetica internazionale che per l’opposizione delle comunità locali (anche in Italia) al passaggio ed all’approdo delle tubazioni in aree ritenute ambientalmente o socialmente delicate. Tra queste opere ci sono infatti anche la costruzione della contestata Trans Adriatic Pipeline (Tap) che dovrebbe trasportare in Europa il gas dall’Azerbaigian “£saltando” la Russia e passando da Georgia, Turchia, Grecia, Albania e Italia, poi c’è il gasdotto Itgi-Poseidon Italia-Grecia, che approda ad Otranto, ma le infrastrutture energetiche approvate prevedono anche il collegamento della rete elettrica della Grecia a Israele, attraverso Cipro, con un cavo sottomarino a 2.000 MW, una cosa che non piace molto ad arabi e turchi.

Ma il ministro dello sviluppo greco Costis Hatzidakis ha aspettato che passassero le elezioni locali ed europee ed ora può dire «Oggi abbiamo approvato una serie di opere nel settore energetico che hanno la precedenza per la Grecia e l’Unione europea. Tramite queste opere viene data una dinamica nuova alle procedure fast track e vengono evidenziate le possibilità della Grecia di investire nel settore».

Eppure, secondo il rapporto di Gazprom sulla sicurezza energetica dell’Europa, entro il 2030, la richiesta di energia dell’Ue calerà, anche se l’Ue diventerà sempre più dipendente dalle importazioni «Per compensare la riduzione della produzione interna di energia». Anche se «Nello stesso tempo ci si aspetta una riduzione importante della domanda di diverse specie di combustibili fossili».

In realtà il rapporto Gazprom sembra ignorare il boom delle energie rinnovabili e l’incremento dell’efficienza e del risparmio energetico nell’Ue e così dice che «Il bisogno dell’Unione europea di petrolio importato aumenterà entro il 2020 all’87% e al 90% entro il 2030, contro l’84% nel 2010. La dipendenza dalle importazioni di gas aumenterà entro il 2020 al 65% ed al 73% entro il 2030, contro il 62% nel 2010. La dipendenza delle importazioni di carbone passerà al 41% entro il 2020 ed al 49% entro il 2030, contro il 40% nel 2010».

Dati che dimostrano non solo l’inconsistenza dei progetti per il fracking del gas e le trivellazioni petrolifere offshore, sponsorizzate anche da qualche ministro italiano, ma che sono anche in contraddizione con quanto afferma Gazprom nel suo rapporto: «Entro il 2030, l’Unione europea d ridurrà i suoi bisogni di petrolio, gas e carbone rispettivamente del 14%, 10% et 38% in rapporto al 2010».