Stati generali contro il dissesto idrogeologico, i geologi: «Siamo dinanzi ad una svolta politica»

Graziano: «Finalmente oltre agli investimenti economici si parla anche di investimenti culturali per la prevenzione»

[11 novembre 2014]

Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi,  commentando il Piano Nazionale sul Dissesto Idrogeologico presentato oggi a Roma durante gli Stati Generali organizzati da Italiasicura, ha detto: «Siamo dinanzi ad una svolta politica. Finalmente oltre agli investimenti economici si parla anche di investimenti culturali per la prevenzione. In queste ore abbiamo incontrato direttamente il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha comunicato l’intenzione di rilanciare la legge sulla riduzione del consumo di suolo. Noi diciamo al Ministro che ci stiamo e siamo pronti a  condividere questo percorso», Dunque la reazione dei geologi è positiva: «“Bisogna ridare dignità ai progetti e di conseguenza alla classe professionale . I progetti di messa in sicurezza e di mitigazione dei rischi  – ha continuato Graziano – devono essere coerenti con gli obiettivi da raggiungere, ma oggi ad esempio i progetti preliminari, che sono importantissimi  nell’individuazione  delle cause e delle soluzioni, vengono  realizzati senza l’impiego di competenze specifiche compromettendo spesso l’efficacia dell’opera».

Intrattenendosi con i giornalisti a margine della Conferenza Graziano ha sottolineato: «Si potrebbe davvero dare vita ad una nuova era anche nel rilancio economico dell’Italia. Noi geologi sono ben 20 anni che denunciamo quanto poi sta accadendo», poi ha ribadito «l’importanza del controllo sul come vengono realizzate le opere , che rappresenta un aspetto non secondario .  Nel nostro Paese bisogna ridurre il rischio idraulico  e geomorfologico  migliorare la qualità delle acque, rinaturalizzare le sponde dei fiumi e curare la manutenzione del territorio.  Quanto sta accadendo in queste ore in Italia dimostra che le cause del dissesto idrogeologico non risiedono soltanto nei cambiamenti climatici   ma soprattutto nello stato di grave malattia in cui versa il territorio italiano, che in dispregio alla sua straordinaria bellezza, stiamo lasciando morire per incuria, senza neanche tentarne la cura».