Riceviamo e pubblichiamo

2018: un anno contro la rassegnazione

Centenario della fine della Grande Guerra e settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

[8 gennaio 2018]

Il problema più grande è la rassegnazione. Ci hanno convinto che le cose non possono cambiare e tanto vale farsi gli affari propri. La cosa più grave è che hanno convinto anche i nostri giovani che oggi affollano le statistiche degli sfiduciati, dei disorientati e dei rassegnati. Rassegnati alla disoccupazione, rassegnati alle ingiustizie, allo sfruttamento, all’impoverimento, rassegnati alle disuguaglianze.
Lo vediamo continuamente: non ci tocca più nulla! Ogni giorno siamo bombardati da notizie che ci indignano e radicano in noi una sola convinzione: Il mondo è un disastro! Sempre peggio! Non ci si può più fidare di nessuno! E’ tutto inutile! Non cambia mai niente! Non c’è più nulla da fare! Tutti cercano solo i propri interessi! Fatti gli affari tuoi! Pensa a te stesso! Che te ne frega degli altri!
Il virus della rassegnazione è mortale. Prima ti paralizza. Poi ti uccide. Uccide la fiducia in te stesso, la tua capacità di metterti in gioco, le tue speranze, la tua sensibilità, la tua bellezza, la tua umanità, la tua vita.
Il virus della rassegnazione non gira mai da solo: porta con sé la sfiducia, la chiusura, l’indifferenza, il cinismo, l’ipocrisia, l’invidia, la rabbia, l’isolamento, la solitudine, la paura, la depressione, la tristezza. La sfiducia verso tutto e tutti, negli altri e nel mondo che ti diventano nemici. La chiusura in un mondo sempre più ristretto. L’indifferenza verso tutto quello che capita agli altri. Il cinismo che ti spinge a ricercare sempre il tuo presunto interesse. L’ipocrisia con cui cerchi di mascherare il tuo cinismo. L’invidia che provi nei confronti di chi sembra avercela fatta. La rabbia che scarichi addosso al primo capro espiatorio. L’isolamento e la solitudine in cui finisci abbandonando ogni spazio di autenticità. La paura che ti prende assieme al sospetto che ogni cosa possa esserti nemica. La depressione che ti toglie ogni entusiasmo ed energia. La tristezza che finisce per assalirti quando ti ritrovi da solo con te stesso.
Il virus della rassegnazione è infetto e contagioso. Nessuno è immune. L’esposizione prolungata produce guasti profondissimi non solo nelle persone colpite ma anche nei tessuti vitali della società: distrugge la solidarietà che è alla base del vivere assieme, uccide la partecipazione che è alla base della democrazia, svuota di senso la democrazia, alimenta l’illegalità, la connivenza e la corruzione. In altre parole, è capace di distruggere tutto ciò che di buono è stato costruito nella storia.
Contro questa minaccia dilagante, la Tavola della pace ha deciso di convocare una nuova Marcia PerugiAssisi. Si svolgerà domenica 7 ottobre 2018 e sarà il culmine di un nuovo lungo anno di attività tese a costruire una più ampia assunzione di responsabilità personale e collettiva.
Da troppo tempo siamo immersi in un clima di grandi incertezze e forte disorientamento, pesantemente segnato dalle invettive degli imprenditori dell’odio, dai predicatori della rassegnazione e dai killer della speranza. I grandi valori sembrano aver perso di senso, gli ideali vengono derisi e i grandi progetti abbandonati.
E’ paradossale! In un tempo segnato come mai da continui e rapidi cambiamenti, il cambiamento che è nei sogni di ogni essere umano sembra diventato impossibile. Felicità, benessere, serenità, giustizia, uguaglianza, pace, diritti umani sembrano essersi allontanati così tanto da apparire irraggiungibili e quindi inutili. Rincorrerli, ci viene detto, non serve a niente.
Eppure noi sappiamo che sono proprio questi “sogni” a muovere la storia verso una realtà migliore, che sono sempre state le persone a fare la storia e che il cambiamento che sogniamo non dipende solo dalle grandi decisioni ma anche da tutte le piccole, piccolissime, azioni fatte ogni giorno, da ciascuno, in ogni dove.
Per questo, anche se non è la prima volta, anche se la parola consumata dalla retorica è stata talvolta usata per coprire atti nefasti, dobbiamo riscoprire il principio di responsabilità e ricostruire la capacità di assumerci la responsabilità di tutto.
Ciascuno di noi è chiamato a decidere cosa fare. Rassegnarsi, arrendersi alla violenza e all’ingiustizia o fare i conti con la sfida della responsabilità. Lasciarsi schiacciare dal peggio che avanza o reagire moltiplicando le azioni positive che sono alla nostra portata.
La buona notizia è che molte persone non sono ancora state contagiate da questo virus e sono quotidianamente impegnate a dire pace mentre altri dicono odio, a fare pace mentre altri fanno la guerra, a fare società mentre altri istigano alla competizione, a vivere con attenzione e rispetto di tutto ciò che è animato e inanimato, a proteggere e prendersi cura dei più deboli, ad educarci alla pace e alla nonviolenza, a combattere la miseria, l’abbandono, le ingiustizie, le discriminazioni, le mafie, a costruire una nuova economia e nuove relazioni di comunità, a gestire con cura i beni comuni e la cosa pubblica, a trasformare i sogni in realtà.
Il problema è che la loro azione non viene mai abbastanza valorizzata né dai grandi media né dalla politica e quindi non viene riconosciuta per quello che è: una corrente positiva in grado di cambiare le cose che non vanno, di affrontare con saggezza e competenza i problemi che sembrano irrisolvibili, di scongiurare tragedie che sembrano inevitabili. Il bene è contagioso ma se non gli dai valore diventa invisibile.
Ad alcuni fa comodo che sia così. A noi fa male. Per questo vogliamo fare della prossima Marcia Perugi Assisi una grande esplosione di energie positive. Ci stai? La sfida è riunire le tantissime persone che cercano di “fare pace” tutti i giorni, con azioni personali e collettive, rendendole così più forti e contagiose.
A darci man forte c’è la storia, che nel 2018, assieme al centenario della fine della Grande Guerra e al grande tema della ricerca della pace, ci consegna il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani.
I diritti umani sono il nome nuovo della pace e la Dichiarazione Universale dei diritti umani è la Carta che, dopo una terribile serie di carneficine, ha messo l’umanità sulla via della pace. Per i cinici e rassegnati è solo un elenco di buone intenzioni. Per noi, e per la legge internazionale, è la bussola che ci aiuterà ad uscire dalla grave
crisi in cui siamo stati sospinti e a ritrovare la strada verso un futuro migliore per tutti.
Riprendiamo in mano questa bussola! Riscopriamone l’utilità e il valore! Impariamo ad usarla e rimettiamoci, da subito, in cammino sulla via della pace.
Ci sono molte cose da fare. Condividiamo la denuncia ma anche la ricerca delle soluzioni. Investiamo sui giovani. Disertiamo la competizione. Osiamo la fraternità. Facciamo crescere l’economia della fraternità. Educhiamoci alla pace. Fermiamo le guerre. Realizziamo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e gli Accordi di Parigi sul clima. Costruiamo una politica nuova, un’Italia e un’Europa solidale. Scegliamo la nonviolenza. Scopriamo insieme l’importanza e la bellezza della cura. Assumiamoci la responsabilità di proteggere. Difendiamo la società aperta… e poi, incontriamoci domenica 7 ottobre lungo la strada che da Perugia porta ad Assisi.
Che sia un buon anno per tutti!!!

di Flavio Lotti – Tavola della pace