Aiuti al Congo, per l’Ue «sostenibilità irrealistica nella maggior parte dei casi»

«La buona governance è un valore europeo fondamentale nonché una componente essenziale della cooperazione allo sviluppo»

[1 ottobre 2013]

La Corte dei conti europea ha pubblicato oggi la relazione Il sostegno dell’Ue alla governance nella Repubblica democratica del Congo, molto critica sui risultati ottenuti dagli aiuti dell’Unione europea per promuovere «Settori chiave della governance nella Repubblica democratica del Congo (Rdc).

Il relatore Hans Gustav Wessberg ha sottolineato che «Il sostegno dell’Ue ha buone intenzioni e consegue qualche risultato, ma i progressi sono lenti, disomogenei e per lo più limitati. Meno della metà dei programmi esaminati ha conseguito, o ha buone probabilità di conseguire, un’elevata percentuale dei risultati attesi. La sostenibilità è una prospettiva irrealistica nella maggior parte dei casi».

L’’Unione europea è uno dei principali partner di sviluppo della Rdc, il più grande Paese africano che prima è stato devastato da quella che gli africani chiamano “la terza guerra mondiale” e poi dissanguato da una guerriglia endemica per le risorse ancora in corso nell’est del Paese “scandalosamente” ricco di minerali vitali per la green economy e l’elettronica di consumo come il coltan ed i metalli rari.

Nella Rdc, dopo la spietata dittatura di Mobutu, che cambiò il nome del Paese in Zaire, manca proprio quella buona governance e quel rispetto dei diritti umani dei quali l’Ue è fautrice. Infatti la Corte dei conti europea avverte la Commissione Ue che «Se intende continuare a sostenere la governance nella Rdc, essa dovrà notevolmente migliorare l’efficacia degli aiuti che concede. In questo senso, la Commissione deve essere più realista sia nella concezione dei programmi dell’Ue che sui risultati che questi permettono di conseguire. La Commissione dev’essere inoltre più esigente con le autorità congolesi nel monitorare il rispetto delle condizioni concordate e degli impegni presi».

Il rapporto evidenzia che «La Commissione incontra seri ostacoli nel tentativo di contribuire a una migliore governance nella Rdc: mancanza di volontà politica, dinamica dei programmi lasciata in prevalenza ai donatori, mancanza di una capacità di assorbimento. La Commissione, tuttavia, pur conoscendo bene le principali cause e conseguenze della fragilità statuale della Rdc, non ha tenuto sufficientemente conto di questo contesto nel progettare i programmi dell’Ue. I rischi non sono stati affrontati in maniera adeguata, gli obiettivi dei programmi sono spesso troppo ambiziosi, la condizionalità produce un effetto di incentivo debole e il dialogo politico non è stato sfruttato in tutto il suo potenziale e coordinato adeguatamente con gli Stati membri dell’Ue in tutti i settori».

In trasparenza si legge una forte critica agli aiuti (non solo europei) utilizzati non per ottenere davvero i risultati previsti ma per foraggiare la classe politica “amica” al potere in molti Paesi dove il confine tra democrazia e regime e tra governo ed abuso è molto labile.

La Corte ricorda che «La buona governance è un valore europeo fondamentale nonché una componente essenziale della cooperazione allo sviluppo fornita dall’Ue ai Paesi terzi. Dopo la ripresa della cooperazione strutturale con la Rdc, l’Ue ha concesso aiuti per circa 1,9 miliardi di euro tra il 2003 e il 2011, attestandosi tra i più importanti partner di sviluppo del Paese».

L’audit della Corte dei conti europea ha valutato l’efficacia del sostegno dell’Ue al processo elettorale, alla riforma dei settori della giustizia, della polizia e della gestione delle finanze pubbliche e al processo di decentramento e ne è venuto fuori che «Migliorare la governance nella Rdc richiederà tempi lunghi. Così come accade per altri partner di sviluppo».

La relazione conclude  che per  massimizzare le possibilità che i finanziamenti europei siano spesi bene, «L’Ue deve garantire che i finanziamenti siano saldamente associati all’accordo del Paese partner sulle condizioni, gli obiettivi e i rischi dei programmi e solidamente sostenuti da un dialogo politico efficace con il governo sulla definizione e l’attuazione di politiche e strategie di riforma adeguate».

Per questo la Corte raccomanda alla Commissione e al Servizio europeo per l’azione esterna (Sae) di «Riesaminare alcune componenti della strategia di cooperazione dell’Ue con la Rdc, valutare meglio i rischi che stanno alla base di un’efficace attuazione dei programmi, fissare obiettivi raggiungibili nel contesto nazionale e usare in modo più incisivo la condizionalità e il dialogo politico».

Sulla base delle sue constatazioni, la Corte formula una serie di raccomandazioni alla Commissione e il Sae: «Prestino maggiore attenzione a garantire un equilibrio ottimale degli aiuti tra tutte le province, in particolare le più povere; Combinino gli aiuti a livello centrale con programmi a livello provinciale che abbinino il decentramento politico e territoriale a strategie avanzate di gestione delle risorse naturali e al ripristino e allo sviluppo delle infrastrutture; Riesaminino il sostegno dell’Ue a una migliore gestione delle risorse naturali in base ad un’approfondita valutazione dei bisogni».

Inoltre, per quanto riguarda la Commissione Ue, la Corte spera che «Fissi misure per prevenire o attenuare i rischi e definire chiaramente la procedura da seguire al verificarsi di tali rischi; Sia prevista una certa flessibilità nella fase di attuazione dei programmi per consentire, ove necessario, una revisione tempestiva degli obiettivi; L’aiuto dell’Ue sarebbe più efficiente se la Commissione usasse in modo più incisivo la condizionalità e il dialogo politico. Dovrebbe pertanto: Fissare condizioni chiare, pertinenti, realistiche e corredate di un termine; Valutare periodicamente il rispetto delle condizioni concordate; Reagire in modo fermo, proporzionale e tempestivo in caso di un impegno insufficiente da parte del governo della Rdc, sospendendo o chiudendo il programma ove necessario».

U.M.