Gli Usa primo donatore mondiale, saranno ancora pilastro degli aiuti nell’era di Trump?

Aiuti italiani e internazionali in crescita. Ma sono ancora insufficienti

Il Rapporto Agire, guerra e accoglienza dei profughi: vacillano i principi umanitari.

[16 novembre 2016]

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Il rapporto “Risorse per la risposta alle emergenze umanitarie”, pubblicato oggi da Agire, un network di 9 ONG italiane, fotografa gli aiuti umanitari in Italia e nel mondo, evidenzia che «Nonostante nel 2015 si sia raggiunta la cifra record di aiuti umanitari di 28 miliardi di dollari (+12% rispetto al 2014), gli sforzi della comunità internazionale non sono sufficienti a coprire l’enormità dei bisogni delle popolazioni colpite da conflitti e catastrofi naturali, che restano per oltre il 45% senza risposta. L’Italia si posiziona al 17° posto nella classifica dei donatori globali, ma i 406 milioni di dollari complessivi stanziati nel 2015, anche se in aumento del 14% rispetto al 2014, risultano ancora insufficienti».

Il rapporto, redatto  in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, fornisce un’analisi complessiva dei numeri e delle crisi, illustra racconta il ruolo dei governi donatori e dei privati cittadini. Ne viene fuori che «28 miliardi di aiuti sono un record, ma costituiscono una spesa globale irrisoria se si pensa che ogni anno nel mondo si spreca cibo per un valore di 1.000 miliardi di dollari. Nel 2015 l’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento, raggiungendo picchi allarmanti. Il numero di persone sfollate a causa di conflitti e persecuzioni è cresciuto per il quinto anno consecutivo, raggiungendo i 65,3 milioni, mentre arrivano a 89,4 milioni le persone colpite dalle conseguenze di disastri naturali. Per far fronte a questa drammatica situazione i Governi hanno investito in assistenza umanitaria 21,8 miliardi di dollari e l’Aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi Ocse relativo alla spesa per l’ospitalità interna dei rifugiati (in-donor refugee hosting costs) è salito dai 6,6 miliardi di dollari del 2014 a 13,9 miliardi di dollari del 2015».

Gli Stati uniti d’America sono primi nella classifica degli aiuti umanitari con  circa un terzo dell’assistenza umanitaria pubblica globale (quasi 6,42 miliardi di dollari), «uno stanziamento imprescindibile per continuare a fornire aiuti che potrebbe essere messo in discussione dalla nuova Presidenza di Donald Trump, sostenitore di un minore impegno Usa nelle crisi estere, anche quelle umanitarie. A rendere ancora più incerto lo scenario futuro è la Brexit, con l’uscita dall’Unione europea del Regno Unito, tra i primi finanziatori in ambito Ue, che potrebbe far calare sensibilmente le risorse umanitarie europee che oggi raggiungono quasi 2 miliardi di dollari».

A colpire positivamente è invece  l’incremento dei cosiddetti  “nuovi donatori”, con in testa  Turchia, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita «Il cui contributo è più che triplicato dal 2013 al 2015, soprattutto grazie alla forte risposta dei paesi mediorientali alle recenti crisi che hanno colpito la regione». Infatti si tratta di , Peesi islamici sunniti cinvolti in vario modo nelle guerre siriana/irakena o nello Yemen.

Il rapporto della colazione Agire – alla quale aderiscono ActionAid, Amref, Cesvi, Coopi, Gvc, Oxfam, Sos Villaggi dei bambini Italia, Terre des hommes e Vis – evidenzia che «Un ruolo centrale e in crescita è anche  quello dei donatori privati (individui, fondazioni e aziende), il cui impegno economico aumenta del 12,7%, raggiungendo i 6,2 miliardi di dollari.  Un apporto essenziale per continuare ad assicurare interventi di risposta alle emergenze anche in Italia, dove le ONG nel 2015 hanno ricavato in media il 58% dei fondi complessivi a loro disposizione dal settore privato (individui, 5×1000, aziende e fondazioni). Il 32% deriva invece da contributi di organizzazioni internazionali (UE compresa) e solo il 6% da istituzioni pubbliche italiane».

Secondo Andrea de Guttry, direttore dell’Istituto diritto, politica e sviluppo della Scuola Superiore S. Anna di Pisa (Dirpolis) «Dal Rapporto emergono dati assai significativi su come il sistema Paese si stia mobilitando per far fronte alle  sempre più diversificate emergenze umanitarie. Le risorse pubbliche italiane destinate all’assistenza umanitaria sono in costante crescita, i fondi stanziati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sono quadruplicati dal 2012  e nel 2015 superando i 76 milioni di euro. Ma serve puntare ad  un ulteriore miglioramento dell’aiuto umanitario in termini di quantità delle risorse e di una più efficace programmazione. Urge anche  rafforzare l’impegno nel contesto delle cosiddette “crisi dimenticate”, richiamando l’attenzione della comunità internazionale su queste gravi e protratte crisi umanitarie per le quali il contributo complessivo d’assistenza è ancora insufficiente».

Nel 2015 l’assistenza umanitaria si è concentrata soprattutto sulla risposta a crisi prolungate, conseguenze dei conflitti armati in corso in Iraq, Sud Sudan, Siria e Yemen. che hanno generato un flusso inarrestabile di profughi.  Il rapporto spiega che «Nel 2015 gli stati europei hanno “ospitato” un totale di 2,95 milioni di rifugiati e di richiedenti asilo. Un numero bassissimo se si pensa che nella sola Turchia ne risiedono 2,75 milioni e oltre il 90% dei richiedenti asilo vive nei paesi più poveri del sud del mondo. Non c’è quindi nessuna emergenza in Europa, ma una crisi mondiale che come tale andrebbe affrontata».

La presidente di Agire,Shelly Sandall, è preoccupata: «Questi dati ci portano a riflettere sul senso e sulla possibilità di rispettare oggi i pilastri stessi dell’aiuto umanitario e della protezione. Le popolazioni civili, gli ospedali, le scuole, i luoghi di culto, sono diventati bersagli di una guerra ormai senza regole, che rende il lavoro di aiuto sempre più pericoloso e a volte impossibile e costringe milioni di persone a una fuga disperata verso paesi impreparati ad accoglierli».

Per questo alla presentazione del rapporto è seguita la Tavola Rotonda “Quali Principi Umanitari?”, a cui AGIRE ha  invitato Medici senza Frontiere, Amnensty International e Comunità di Sant’Egidio, per confrontarsi su come continuare a fornire assistenza nei luoghi di maggiore rischio, garantendo il rispetto dei diritti umani e d’asilo a chi cerca protezione in Europa. A portare la sua testimonianza da inviato “speciale”, il conduttore di Gazebo Diego Bianchi, alias Zoro. E’ stata anche presentata un’anteprima di The Journey to Humanity – Unlocked” , Photo&Data Exhibition  a cura di HiryaLab in collaborazione con CILD e Open Migration, un’appassionante indagine di data journalism che raccontata le migrazioni verso l’Europa attraverso fotografie e infografiche».