Aiutiamoli a casa loro: milioni di bambini rifugiati non vanno a scuola

Filippo Grandi: «Senza istruzione, il futuro di questi bambini e delle loro comunità sarà irrimediabilmente danneggiato»

[30 agosto 2018]

Secondo il rapporto “Turn the Tide: Refugee Education in Crisis” pubblicato dall’United Nations High Commissioner for Refugees (Unhcr) «quattro milioni di bambini rifugiati non frequentano la scuola, un aumento di mezzo milione in un solo anno».  “Turn the Tide: Refugee Education in Crisis” evidenzia come, «nonostante gli sforzi dei governi, dell’Unhcr e dei suoi partner, l’iscrizione dei bambini rifugiati a scuola non riesca a tenere il passo con la crescente popolazione di rifugiati. A fine 2017, si calcolavano oltre 25,4 milioni di rifugiati nel mondo, di cui 19,9 milioni sotto il mandato dell’Unhcr. Più della metà, il 52%, erano minori e tra questi 7,4 milioni erano in età scolare».

“Turn the Tide: Refugee Education in Crisis”, che si conclude con le osservazioni dell’Inviata Speciale dell’Unhcr Angelina Jolie, è il terzo rapporto annuale sull’istruzione dell’Unhcr. Il primo, “Missing Out”, è stato pubblicato in occasione del summit dell’Assemblea Generale dell’Onu per i rifugiati e i migranti tenutosi nel settembre 2016 e sollecitava i donatori a «fornire finanziamenti pluriennali e sicuri a sostegno dell’istruzione dei rifugiati». Il secondo, “Left Behind”, pubblicato nel 2017, ha evidenziato «il divario tra le opportunità di cui beneficiano i bambini rifugiati e i loro pari non rifugiati» e invitava a «considerare l’educazione come un elemento fondamentale per rispondere alle emergenze dei rifugiati».

In questo ultimo rapporto l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, sottolinea che «L’istruzione è un modo per aiutare i bambini a guarire, ma è anche la chiave per ricostruire il loro Paese. Senza istruzione, il futuro di questi bambini e delle loro comunità sarà irrimediabilmente danneggiato».

Le cifre di questo furto di futuro e di creazione di nuova povertà (e di nuovi migranti e profughi) sono impressionanti: «Solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, rispetto al 92% dei bambini nel mondo – dice l’Unhcr – Con l’età, il divario aumenta. Quasi due terzi dei bambini rifugiati che frequentano la scuola elementare non continuano gli studi. In totale, il 23% dei bambini rifugiati frequenta la scuola secondaria, rispetto all’84% dei bambini su scala globale. Per quanto riguarda l’istruzione superiore, la situazione è particolarmente critica: se nel mondo l’iscrizione scolastica a tale livello è pari al 37%, nel caso dei rifugiati la percentuale scende all’1%, una cifra che nel corso degli ultimi tre anni non è cambiata».

Grandi aggiunge: «La scuola è il primo posto in cui i bambini rifugiati trovano una qualche normalità dopo mesi, se non addirittura anni. Sulla base dei modelli attuali, se non vengono effettuati investimenti urgenti, altre centinaia di migliaia di bambini diventeranno parte di questi dati allarmanti».

L’Agenzia Onu per i rifugiati sottolinea che «Il rapporto mette in evidenza i progressi compiuti da coloro che hanno sottoscritto la Dichiarazione di New York per i Rifugiati e i Migranti, impegnandosi a garantire l’iscrizione a scuola di 500.000 bambini rifugiati senza istruzione nel 2017. Sollecita inoltre a far di più per consentire a tutti i rifugiati di beneficiare dell’istruzione di qualità che meritano. Il rapporto invita i Paesi che accolgono bambini rifugiati ad iscriverli nei sistemi scolastici nazionali, con programmi di studio adeguati, per tutta la scuola primaria e secondaria, affinché possano ottenere un titolo valido per proseguire gli studi universitari o per intraprendere un percorso di formazione professionale superiore».

Ma il rapporto sfata per l’ennesima volta la favola nera e amorale che tutto il peso dei profughi ricade sui Paesi sviluppati come l’Italia: «I Paesi nelle regioni in via di sviluppo ospitano il 92% dei rifugiati in età scolare a livello globale e necessitano di un maggiore sostegno finanziario da parte della comunità internazionale».

E, a proposito del frusto e non attuato slogan “aiutiamoli a casa loro” il rapporto Unhcr  invita a «instaurare partnership più solide con il settore privato, le organizzazioni umanitarie e per lo sviluppo e i governi per incrementare le soluzioni sostenibili per l’istruzione dei rifugiati».