Aiutiamoli a casa loro? Nel Sahel 6 milione di persone tra povertà e cambiamenti climatici

Gli shock climatici hanno provocato periodi siccità ricorrenti con impatti devastanti sulle popolazioni già vulnerabili della regione, alimentando i conflitti

[21 agosto 2018]

Il Sahel, la cui popolazione di 140 milioni dovrebbe raddoppiare entro il 2050, ha tra i più alti tassi di povertà al mondo. Questo, insieme ai cambiamenti climatici, eserciterà una crescente pressione su risorse naturali già scarse e probabilmente genererà più conflitti, in particolare tra i pastori e le famiglie coinvolte nella produzione agricola, e costringerà sempre più persone a migrare e abbandonare le zone rurali. Un’emergenza che non è futuribile ma riguarda l’oggi: quasi 6 milioni di persone nell’area soffrono la fame.

Per questo i responsabili dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e del Programma alimentare mondiale (Pam) si sono impegnati a rafforzare il sostegno agli sforzi regionali per affrontare la situazione critica della sicurezza alimentare e nutrizionale nel Sahel.

«Lavorando a stretto contatto, la Fao, l’Ifad e il Pam stanno facendo la differenza nelle vite e nei mezzi di sussistenza di parte della popolazione più vulnerabile del Niger – ha affermato José Graziano da Silva, direttore generale Fao – Cercheremo di rafforzarci reciprocamente e continuare a lavorare con i governi, i donatori e altri partner per incrementare il nostro intervento in tutto il Sahel e raggiungere Fame Zero».

In Niger, come in altre parti del Sahel, Fao, Ifad e Pam si stanno concentrando congiuntamente su come affrontare povertà, sottosviluppo, shock climatici e migrazioni – fattori che hanno tutti contribuito alla critica situazione umanitaria e di sicurezza della regione, che colpisce in particolare le donne e le giovani. In molte parti del Sahel gli shock climatici hanno provocato periodi siccità ricorrenti con impatti devastanti sulle popolazioni già vulnerabili della regione, in particolare quelle che dipendono dall’agricoltura e dall’allevamento di bestiame per il proprio sostentamento e sopravvivenza.

Poiché la stagione magra nel Sahel – che va da giugno ad agosto – sta per terminare, le ultime stime mostrano che quasi 6 milioni di persone soffrono di grave insicurezza alimentare in questo periodo

«Gli eventi legati al clima e al suo impatto sulla sicurezza alimentare della popolazione hanno un effetto a catena sulla stabilità complessiva della regione – spiega il presidente Ifad Gilbert F. Houngbo – L’Ifad è impegnata a collaborare con la Fao, il Pam e il governo del Niger per colmare il divario tra aiuti umanitari e assistenza allo sviluppo di lungo termine, in modo che gli agricoltori possano essere più resistenti alle crisi e possano accedere ad alimenti nutrienti e migliorare i propri redditi in modo sostenibile».