Alla conferenza di Palermo per la Libia passa il piano Onu, col benestare di Russia e Haftar

Alla fine l'Italia riesce ad organizzare l’appuntamento, ma lo fa al prezzo di modificare le sue alleanze

[14 novembre 2018]

Alla fine il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica a capo dell’Esercito nazionale libico, è venuto alla Conferenza per la Libia che si è svolta il 12 e 13 novembre a Palermo. Col continuo tira e molla sulla sua presenza un messaggio chiaro l’ha inviato: lui è centrale per qualsiasi soluzione. Per questo motivo il Governo italiano si è impegnato per averlo alla Conferenza, anche se poi Haftar ha salutato tutti a metà mattina del 13, dopo aver preso parte ad un incontro col suo avversario libico Fayez al-Sarraj – capo del Governo di Accordo nazionale basato a Tripoli e appoggiato dall’Italia – al quale ha stretto la mano. Gesto questo che simboleggia il principale risultato della Conferenza, che si è conclusa però senza alcun documento scritto e approvato.

La Conferenza, a parte la stretta di mano analoga a quella di Parigi del luglio 2017, ha ribadito il piano dell’Onu per la Libia riformulato recentemente dall’inviato delle Nazioni Unite Ghassan Salamé. I cui punti chiave sono: sicurezza, riforme economiche, e unione politica. In altre parole: un esercito unico e professionale invece delle tante milizie, riunione delle due branche della Banca centrale e dell’Ente petrolifero (Noc) che garantisce le risorse finanziare a tutti, e infine elezioni per giungere a un nuovo unico governo per la Libia che saranno preparate dalla Conferenza nazionale libica da tenersi all’inizio del 2018.

La competizione Italia-Francia che sembrava centrale alla vigilia della Conferenza si è stemperata. La Francia, presente col ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, è apparsa collaborativa. Questo è avvenuto in conseguenza di uno spostamento della posizione politica dell’Italia, che si è trovata orfana dell’appoggio promesso dagli Usa e nel mezzo del conflitto arabo tra i simpatizzanti della Fratellanza musulmana, tra cui Turchia e Qatar, e a cui si appoggia al-Sarraj, e gli oppositori guidati dall’Egitto di al-Sisi e dalla Russia di Putin, e combattuta in Libia da Haftar.

L’Italia ha organizzato la Conferenza per mostrare il proprio ruolo nella questione libica dopo “l’investitura” di Trump a Conte come regolatore politico del Mediterraneo, a fine luglio 2018. Trump aveva tuttavia detto a Gentiloni nel 2017 «non vedo un ruolo per gli Usa in Libia». Quindi investitura sì, ma che poi l’Italia se la cavi da sola. E difatti la delegazione Usa alla Conferenza era ai minimi termini. Interessata solo a che in Libia non si sviluppi terrorismo di matrice islamica.

Il Governo italiano, lasciato solo, ha dovuto cercarsi un altro sponsor e questo non poteva che essere la Russia, che a Palermo era presente col suo primo ministro Dimitri Medvedev. Haftar è appoggiato da Egitto, Francia e Russia. L’Italia per il successo della Conferenza aveva bisogno della partecipazione di Haftar, e quindi in ultima analisi della Russia – unica a poterla garantire.

Quindi l’Italia ha sostituito, almeno per l’occasione, sponsor: dagli Usa alla Russia, che in questo caso hanno anche obiettivi comuni nell’opposizione alla Fratellanza musulmana e all’Isis. Inoltre la Russia è interessata a una base navale nel Mediterraneo e, attraverso Gazprom, alle risorse energetiche libiche.

Con la conferenza di Palermo l’Italia apre alla Russia la porta del Mediterraneo e cerca un accordo con Haftar, che appare il vincitore delle Conferenza. A questo prezzo ottiene una sorta di accordo temporaneo tra i due contendenti libici, con la garanzia per Haftar di avere il controllo sul futuro esercito libico e quindi sul processo politico che porterà alle elezioni. Senza dimenticare che Haftar è pure cittadino americano, che ha avuto probabili contatti con la Cia e quindi non sgradito agli Usa.

L’Italia cambia dunque strategia: non abbandona al-Sarraj, ma si pone equidistante tra i due contendenti, il che prefigura pure un accordo con la Francia per una spartizione delle risorse petrolifere. Almeno sulla carta rimane sconfitta la Fratellanza musulmana appoggiata da al-Sarraj, e per questo la delegazione turca guidata dal vicepresidente Fuat Oktay ha lasciato stizzita la conferenza di Palermo.

Alla fine l’Italia riesce ad organizzare la Conferenza, mostrando che è centrale nella gestione del Mediterraneo, ma lo fa al prezzo di modificare le sue alleanze in Libia. Le implicazioni di questa scelta si vedranno nel lungo periodo, sia in relazione alla gestione delle risorse energetiche libiche che alla politica sui migranti, che attualmente rappresentano un elemento di grande pressione nei rapporti con l’Italia.